La genetica viene incontro per aiutarci a risolvere i problemi ambientali ed energetici del pianeta. I fondamenti principali del processo sono semplici; catturare CO2 in modo che, grazie all'aiuto di acqua e sole, si possa produrre combustibile liquido che possa essere pompato.
Organismi monocellulari dalle dimensioni microscopiche di un miliardesimo, le dimensioni approssimative di una formica. Un lievito industriale “personalizzato” di Dna del microrganismo. Solamente 10 o 5 anni orsono, tutto questo poteva essere considerato materiale per un libro o un film di fantascienza. Invece adesso, grazie alle scoperte dei ricercatori della Università di Austin in Texas, è parte fondamentale di un processo di produzione di biocombustibili a costo accessibile.
Ogni combustibile richiede una materia prima, quella dei biocombustibili di quarta generazione proviene dalla fermentazione di zuccheri trasformati da batteri geneticamente modificati. I batteri modificati sono in grado di creare un prodotto ad alta densità energetica, praticamente pronto all'uso. In macchinari di fermentazione simili a silos di acciaio, oggi, vengono effettuate le prove, le ricerche e si sviluppano i prototipi, che attualmente sono già in grado di produrre oltre 1.000 litri di etanolo. Giova ricordare che vengono utilizzati silos “analoghi” per produrre vino e birra.
Le previsioni e le ricerche puntano ad avere prototipi produttivi su larga scala operativi entro il 2010, in maniera da poter essere pronti ad una commercializzazione su larga scala, per l'anno seguente.
I biocombustibili di quarta generazione, non nascondono ostacoli di sostenibilità, avendo come fonte principale la CO2, che attraverso altre soluzioni dovrebbe essere nascosta nel terreno, saranno pertanto combustibili sostenibili. Altro grosso vantaggio di questi nuovi combustibili sarà la riduzione dell'inquinamento dovuto alla distribuzione. Non esistono, con i biocombustibili di IVa generazione, giacimenti da cui estrarre il combustibile per poi trasportarlo attraverso navi o gomma su tutto il territorio. Potranno essere aperte migliaia di "raffinerie" piccole, medie e grandi, in differenti zone, abbattendo quindi drasticamente questa forma d'inquinamento e si elimineranno molti dei problemi legati alla distribuzione.
Facile, in questo caso, ricordare quello che sta accadendo in Brasile, dove le centrali di etanolo sono sorte in prossimità delle culture per eliminare gli alti costi di trasporto ed avere la possibilità di fertilizzare, con i rifiuti e gli scarti di produzione, il prossimo raccolto. Le soluzioni possibili sono e saranno molteplici, diverse da Paese a Paese, sulla base del funzionamento di ogni singola economia locale.
Marco Fattorini – Italia chiama Italia
Fonti e link di approfondimento:
Argonne National Laboratory http://www.anl.gov/
COSAN S/A http://www.cosan.com.br/en/
Crystalsev http://venturebeat.com/2008/04/24/amyris-joins-forces-with-crystalsev-to-produce-sugary-fuels/
http://www.utexas.edu/news/2008/04/23/biofuel_microbe/
The University of Texas at Austin http://www.biosci.utexas.edu/mgm/
http://www.utexas.edu/news/2008/04/23/biofuel_microbe/
Link del Decreto 23 aprile 2008, n.100, apparso sulla Gazzetta Ufficiale il 6 Giugno, Regolamento ove vengono definite le percentuali di biocombustibili e biocarburanti pari al 2% per il 2008, al 3% per il 2009 e dovrà raggiungere il 5,75% nel 2010. Fissando un obiettivo minimo del 10% di quota di mercato per i biocarburanti entro il 2020.
http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2008-06-06&task=dettaglio&numgu=131&redaz=008G0120&tmstp=1214288180575