Alla luce della "gambizzazione" di alcuni tredicenni napoletani e dell'annuncio dell'arresto di un attore che nel film Gomorra impersonava un boss della camorra, ripropongo il concetto espresso in una lettera che faceva seguito ad una precedente pubblicata su La Stampa del 12/5 e presa come spunto per un lungo fondo che Tullio Kezich fece sul Corriere della Sera, nella quale mi si imputava di voler disconoscere il valore del neo-neorelismo italiano.
I fatti di questi giorni rappresentano, purtroppo, quasi una materializzazione di quella sensazione di disagio che si percepì dopo la ri-costruzione "filmica" di Garrone del romanzo denuncia di Saviano.
"Le guardie volevano sapere se abbiamo visto,... ma se ne jessero" Così si vantano i bambini-camorristi: di essere d'onore,di non parlare con la polizia. Sono più duri e grintosi degli adulti, con la spregiudicatezza giovanile e la sicurezza di non essere ancora puniti come gli adulti... "A quelli come noi, certe cose possono succedere. Stammo 'miezo 'a via, nuje...". "Essere stati sparati" è stato un punto d'orgoglio affrontato senza paura, tanto da vantarsene con i compagni!
Il pericolo più grave di film come Gomorra, ribattei sostanzialmente, è che quelle stesse esasperazioni rappresentate, che hanno forte valore documentale e di denuncia se descritte su carta, essendo recepite dal singolo lettore asetticamente con propria valutazione (bisogna quantomeno saper leggere...), assumono completamente un altro significato se espresse con la mano del regista, del truccatore, dello scenografo, del coreografo e perfino del musicista che amplifica le vibrazioni corporee. Quelle scene manipolate da mani cinematografiche, anche se nel sincero tentativo di dare forza espressiva agli eventi, forniscono un messaggio che può assurdamente far elaborare una finalità diabolicamente opposta a quella che si prefiggeva il libro.
Quei personaggi terribilmente negativi, in pratica, assurgono a miti potenti, che, nella visione (specialmente)dei giovani locali, possono produrre effetti imitativi e proselitismo. Se un abile regista sottolinea maggiormante il carattere del "cattivo" con quegli effetti enfatici e realistici che il cinema odierno può offrire, col montaggio in sequenza rapida di sangue, nudità, oscenità, vernacolo, sonorità, invece di denunciare, finisce col drogare la platea, mitizzando maggiormente colui il quale, nel libro, rappresenta il male.
La critica negativa al film di Matteo Garrone fu esclusivamente cinematografica, avendo ottenuto un effetto esattamente contrario a quanto proposto dal libro di Saviano, il quale risulta essere il primo ad essere tradito dal film.
Mi perdonino Kezich e l'Annunziata, ma questo non ha proprio niente da fare col Neo-realismo,... Potremmo catalogare questo film, invece, nel filone del catastrofismo-social-guerresco.
Roberto Pepe - Italia chiama Italia