Armani è uno dei pochi (quanto ci manca Gianni Versace!) che riesce ancora a coniugare versatilità ed eleganza, mescolando nella giusta dose ingredienti di base, come il classico ma anche l'avanguardia, e privilegiando comunque la femminilità.
Gli abiti mettono in mostra le gambe, insieme alle belle scarpe decolletè dai tacchi a spillo; i colori forti sono attenuati dall'accostamento del nero, l'unico vezzo sofisticato è la veletta di sapore romantico, che riusciamo ad apprezzare, o il copricapo che nasconde gli occhi, che strizza l'occhio a una certa aggressività sensuale.
L'altra sfilata che appaga lo sguardo è quella della donna Gucci, altrettanto attenta a sfoggiare abiti che si distinguono per perfezione del taglio e raffinatezza dei tessuti, e sapientemente equilibrata tra le scollature osè e l' intramontata classe della maison.
Il mady in Italy ha ancora da insegnare, e deve saperne qualcosa anche quella superba Anna Wintour di Vogue che, dopo tante paturnie, alla fine non disdegna di presentarsi in tempo alle sfilate: osserva, analizza, e magari impara qualcosa che la ricca e pacchiana industria della moda americana non è riuscita ancora a metabolizzare: che si può essere "alla moda" , ma per essere chic ci vuol altro che il potere del denaro o delle idee bislacche.
Laura Neri - Italia chiama Italia