Lo stavamo aspettando per goderci un revival di rock, di ritmo, di musica agrodolce come nelle sue più belle canzoni. Ci siamo tenute libere da impegni, per non perdere il mito dei nostri anni migliori, come facciamo per Elvis, appena se ne presenta l'occasione.
Abbiamo pregustato le battute con gli ospiti, scelti con cura, a scandire il tempo, anche con le parole, ma soprattutto a suon di note.
Avremmo accettato anche i suoi silenzi, che abbiamo conosciuto e apprezzato in tempi non sospetti perchè parte del suo stile, e che ci siamo rassegnate a sopportare, da quando si è capito che derivano da pura smemoratezza e dall'incapacità di gestire l'improbabile ruolo di guru che gli è stato appioppato dagli ignoranti.
Perchè Celentano, anche nei momenti del maggiore successo discografico, era comunque il Re degli ignoranti, lo Youppy Dou e il Bingo Bongo e il Serafino della situazione; questa ardita trasformazione in personaggio di pensiero e di intelletto, ne fa un personaggio di sapore fantozziano, facile vittima di un gioco per niente pulito che rischia di ritorcersi contro di lui.
Una cosa è certa: io non cadro' mai più nella trappola di trasmissioni noiose e qualunquiste; non comprerò i suoi cd fabbricati industrialmente senza vera ispirazione; non assisterò impotente alla sua fine ingloriosa.
Caro Adriano, salvati, finchè sei in tempo! E' arrivato il momento della pensione; sei nato per cantare, non per predicare. I tuoi fans ti rimpiangeranno per le emozioni che hai saputo dare con la tua voce; non farti intrappolare da chi vuole sfruttare la tua immagine alla ricerca del consenso perduto. Ci va di mezzo la tua dignità.
La musica è finita.
Margherita Genovese - Italia chiama Italia