Il quotidiano online di tutti gli italiani






la tua e-mail per ricevere le notizie  più importanti
Tuo Nome :
Tua E-mail :
 
Dopo la batosta elettorale del PdL, si andrà al voto anticipato?
Sì, ne sono certo
No, si arriverà al 2013
Si vota entro l'anno prossimo
La politica mi ha stufato...
Home / Sport / Atlete lesbiche, Francesca Piccinini fa discutere lo sport al femminile
Thu, 22 Oct 2009 11:47:00

Atlete lesbiche, Francesca Piccinini fa discutere lo sport al femminile


Fai clic sulla foto per aprire la galleria d'immagini
Previous - Next


Alle Iene di Italia Uno un divertente botta e risposta che ha fatto dichiarare all’affascinante giocatrice come l’omosessualità esista anche nella pallavolo. FOTO





'Proposte indecenti' Mai. Esperienze omosessuali esplicite' Neanche. 'Sguardi indiscreti tra gli armadietti o sotto le docce' A volte. Anche negli spogliatoi delle società sportive comasche arriva l’eco dell’intervista rilasciata dalla pallavolista Francesca Piccinini al programma satirico “Le Iene”.

Un divertente botta e risposta che ha fatto dichiarare all’affascinante giocatrice come l’omosessualità esista anche nella pallavolo.

«Bella scoperta. Non stiamo parlando di qualcosa di proibito e sconosciuto che viene improvvisamente svelato al mondo. Come in ogni piccola realtà, anche nello sport e anche a Como c’è una normale componente omosessuale». Parola di Paola Roncareggi, capitano dell’Alba Albese, formazione comasca che prende parte al campionato di serie B2 di pallavolo femminile. Nessun imbarazzo dunque a trattare un argomento che non viene in alcun modo considerato scomodo. «È nella natura delle cose. Tutto dipende da come vengono affrontate certe situazioni - dice Paola - e soprattutto dalle voci che si creano all’interno degli spogliatoi». E per spiegare quanto detto emerge un ricordo.

«Posso a tal proposito citare un episodio risalente agli anni Novanta, periodo in cui giocavo a Cantù – continua la Roncareggi - Allora si diffuse la notizia che una nostra compagna di squadra fosse lesbica. E si crearono, in certe occasioni, situazioni imbarazzanti. Soprattutto quando ci si ritrovava, dopo gli allenamenti o dopo le partite, tutte insieme sotto le docce. Era inevitabile osservare se la diretta interessata lanciasse sguardi ambigui e inopportuni».

La conclusione è però molto semplice. «In base a come la penso e alla mia esperienza di spogliatoio – conclude la capitana dell’Alba – ciò che spesso crea spiacevoli fraintendimenti sono le chiacchiere incontrollate. Negli anni Novanta, sempre per rifarci all’esempio citato, forse c’era anche meno libertà di espressione su certi temi. Oggi non è, giustamente, più così e si dichiarano apertamente e senza problemi le proprie preferenze sessuali». Il fenomeno non è ovviamente prerogativa del volley. Anche negli altri sport è infatti presente la stessa realtà. Così è, ad esempio, anche sotto canestro.

«Ho diverse amiche lesbiche – racconta il play della squadra di basket nerostellata, Valentina Donvito, attualmente fuori per infortunio – Non esiste alcun problema. Ogni squadra - sia essa di basket, calcio o volley - ricrea al suo interno un piccolo microcosmo. Dove c’è ovviamente spazio per l’omosessualità tanto quanto per l’eterosessualità».

Parole che indagano analiticamente il fenomeno e che vanno anche oltre. «L’unico aspetto che a mio giudizio potrebbe essere in un certo senso negativo è la convivenza tra atlete di diverse età - continua Valentina – Mi spiego meglio. Se all’interno di uno spogliatoio ci sono atlete lesbiche magari trentenni e arriva una sedicenne alle prime armi è molto importante che si crei un rapporto franco e chiaro fin da subito. Questo perché, diversamente, una giovane appena entrata in un nuovo contesto potrebbe subire una simile situazione senza riuscire a contrastarla. Tutti devono essere liberi di effettuare una scelta. Perché altrimenti anche momenti magari goliardici possono divenire problematici o quantomeno imbarazzanti».

Partendo dunque dalla considerazione che l’argomento in questione non rappresenta in alcun modo un problema, la conclusione è chiara. «Ormai mi sembra che non si possa più cadere in confusione – aggiunge la Donvito – Innanzitutto perché il cosiddetto “outing” è una pratica diffusa. E in più perché sono caduti i tabù che spingevano i diretti interessati a nascondere eventuali preferenze sessuali alternative». (corrieredicomo)


Italia chiama Italia


















































© 2006 Italia chiama Italia. Tutti i diritti sono riservati.