Qualche volta il calcio sa offrire dei paradossi così imprevedibili che,pensandoci bene,ne costituiscono la sua essenza e la sua grandezza.- scrive Enrico Varriale editorialista di Gente d’Italia quotidiano delle americhe diretto da Mimmo Porpiglia - E' il caso dell'ultimo turno di Champions League nel quale i risultati hanno sconvolto tutte le previsioni.Le squadre spagnole,dominatrici della scena europea negli ultimi anni,e prepotenti protagoniste sul mercato con acquisti clamorosi, sono uscite con le ossa rotte viste le tre pesanti sconfitte patite da Barcellona,Real Madrid e Atletico Madrid.Per quel che riguarda le squadre italiane, in un turno positivo al di là del pronostico più ottimista,ha sofferto solo l'Inter,cioè la squadra che sta dominando in lungo e in largo da 4 anni il nostro campionato.
Se ci limitassimo ad un analisi superficiale si potrebbe concludere che,visto l'equilibrio dei valoti in campo,soprattutto in Europa dove ogni squadra ha un paio di elementi di spicco da mettere in vetrina,non ci sono più risultati scontati neanche quando i campioni del Barcellona affrontano in casa i carneadi del Rubin Kazan.In realtà,al di là di qualche episodio contingente,la lezione che arriva dalla Champions è piuttosto chiara a volerla leggere senza pregiudizi:proprio quando il livello si alza non bastano più le giocate dei singoli fuoriclasse,ma occorre organizzazione di gioco,sagacia tattica e preparazione fisica.Insomma lo spartito conta più dei singoli interpreti per ottenere una musica accattivante e soprattutto vincente.
Guardiamo, per spiegare praticamente questa tesi, il rendimento offerto da Inter e Fiorentina. I neroazzurri di Mourinho,reduci dal clamoroso 5 a 0 inflitto al Genoa a Marassi sembravano in un momento eccezionale.Invece in Europa,al cospetto di una squadra solida ma non irresistibile come la Dinamo Kiev sono emersi tutti i limiti di una compagine che dopo due anni di cura dello Special one non ha ancora un gioco capace di imporsi ad avversari chiusi e ben organizzati tatticamente.Quel che basta in Italia ai neroazzurri, cioè la giocata del singolo fuoriclasse tra i tanti che compongono la rosa che Moratti ha messo a disposizione del portoghese,a volte non è sufficiente in Europa dove il livello si alza,ed occorre che a giocar bene sia tutta la squadra.
Discorso opposto per la Fiorentina.Contestati da tifosi più miopi che incompetenti,per una campagna acquisti senza colpi clamorosi,in riva all'Arno non si sono scoraggiati,insistendo su un progetto che classifiche alla mano,ha portato negli ultimi 5 anni la squadra dei Della Valle nei primi quattro posti della classifica senza dover ricorrere ad acquisti da centinaia di milioni e rispettando un tetto degli ingaggi del tutto sostenibile.Oltre all'innegabile bravura di Corvino,appaiono solari i meriti di Prandelli capace di dare alla squadra un gioco solido ed efficace non solo in Italia ma anche al cospetto delle grandi del calcio europeo.Ai viola sul palcoscenico continentale mancava un pizzico di esperienza e di convinzione nei propri mezzi.In questo senso la partita della svolta potrebbe essere stata quella con il Liverpool,letteralmente annichilito a Firenze da un gruppo che appare destinato a recitare una stagione di assoluto protagonismo non solo in campionato.
Ma quanto il gioco sia più importante dei giocatori,lo si è visto,a mio giudizio,anche nella partita tra Real Madrid e Milan,due formazioni costruite più guardando al fascino degli interpreti che alla loro reale funzionalità al progetto tattico.Ebbene nella serata del Bernabeu,costellata da errori e colpi di scena oltre che dalle prodezze individuali di un fuoriclasse come Pato,ha vinto l'allenatore che più ha creduto all'idea di squadra pur fino a quel momento solo abbozzata dai rossoneri.Leonardo ha superato il suo primo vero esame da tecnico scegliendo di rischiare,giocando a Madrid con tre punte senza grandi obblighi di copertura col chiaro intento di colpire le "merengues" nel loro punto debole cioè una difesa di burro.I galacticos di Florentino Perez hanno fatto una ben magra figura,così come il loro allenatore Pellegrini.Puoi avere in formazione Kakà,Benzema,Raul e compagnia cantante ma se non hai un'idea di gioco credibile e se soprattutto trascuri completamente la fase difensiva,la possibilità della disfatta clamorosa è sempre dietro l'angolo e quella inflitta dai rossoneri potrebbe non essere l'ultima per chi ha creduto che bastasse investire centinaia di milioni di euro per avere subito una squadra vincente.
In questo senso un discorso a parte merita la Juventus.Contro il Maccabi gli uomini di Ferrara sono riusciti a centrare l'indispensabile vittoria che migliora la classifica di un girone comunque tutt'altro che deciso.Ma non sono state minimamente fugate le perplessità sul gioco e sul progetto tattico dei bianconeri che continuano a fare troppa fatica nel costruire una manovra fluida e nel concretizzare in zona goal quanto prodotto dalla squadra.Non a caso contro gli israeliani l'importantissima rete che ha dato i tre punti è stata firmata da un difensore,Chiellini,mentre pur cambiando il modulo offensivo i vari Amauri,Iaquinta e Trezeguet stanno faticando non poco a garantire quel rendimento che il loro palmares di goleador di razza dovrebbe dare alla causa juventina.In realtà la situazione è quella di una certa confusione tattica con una serie di equivoci legati alla posizione di Diego,a quella di Felipe Melo e alla loro coesistenza con un altro centrocampista di qualità come Camoranesi, che per Ferrara stanno diventando un vero rompicapo.Ciro,ragazzo serio e professionista esemplare,non ha ovviamente l'esperienza di allenatore a questi livelli,ma a questo punto non può continuare nell'incertezza tattica.Scegliere il modulo ad una punta che garantisce un centrocampo più compatto e minore distanza tra i reparti e ovviamente decisione che comporta qualche conseguenza nello spogliatoio,perché si restringono gli spazi per il parco attaccanti nutritissimo e con interpreti di grande personalità.Sono però questi gli esami di maturità che deve dimostare di saper superare un allenatore.Gestire le inevitabili tensioni con gli esclusi,ma soprattutto credere in un progetto tattico ed insistere su di esso malgrado tutto.Chi ci riesce,come dimostra Cesare Prandelli costruisce squadre capaci di divertire vincendo e giocando bene sia In Italia che in Europa pur non avendo alle spalle un presidente come Florentino Perez,che colleziona "figurine" da centinaia di milioni di euro per poi patire "figuracce" come quella vissuta l'altra sera al Santiago Bernabeu.
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