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Mazzarri, De Laurentis e la Champions - di Italo Cucci
Wed, 25 May 2011 11:20:00 Mazzarri, De Laurentis e la Champions - di Italo Cucci
'Nell’immensa palestra del Centro culturale dedicato a Christ The King abbiamo realizzato la curva più tifosa del mondo...'
di Italo Cucci
L’Udinese ha colto l’ultimo traguardo del torneo, un bel posto in Champions, e vola col pensiero in Europa sperando di poter realizzare il suo sogno e comunque una stagione di coppa migliore, insieme al Milan, all’Inter, al Napoli. Anch’io sto volando. Questa nota è appena fuggita dal mio Mac, io fuggo da New York, inseguito dai desolanti tiggì dedicati a Strauss-Khan e da un interrogativo non angoscioso ma altrettanto martellante: “Diretto’, che farà Mazzarri?”.
Me l’hanno ripetuto mille volte, domenica pomeriggio, mentre mandavamo in onda dai Queens l’ultima puntata (stagionale) della Giostra dei Gol di Rai International, portata a New York per essere vicini almeno a una buona parte delle decine di milioni di connazionali che ci seguono in tutti i continenti, Europa esclusa. E nell’immensa palestra del Centro culturale dedicato a Christ The King abbiamo realizzato la curva più tifosa del mondo, composta di esultanti tifosi del Milan scudettato, di polemici sostenitori dell’Inter “ancora mondiale” e di appassionati deliranti innamorati del Napoli “da Champions”, realtà pressoché inedita salutata con entusiasmo anche nelle ultime battute del campionato con la bella esibizione di danni – parziali – di una Juventus alla deriva.
Il primo colpo estivo della Vecchia Signora è a Torino per le visite mediche di rito presso la clinica Fornaca. L'annuncio mercoledì o giovedì. | C’era posto per tutti, per i tanti juventini sparsi e non raggruppati, quasi dimostrazione fisica del disagio che affligge squadra e club, e anche per i numerosi palermitani in fermento per la prossima finale di Coppa Italia. Ma i napoletani, che festa. E al tempo stesso – come dicevo – quanta ansia di conoscere il futuro. E quanti convinti ch’io lo conosca. Come quei napoletani che l’altro lunedì erano a Chieti per la consegna a Mazzarri del Premio Prisco e mi hanno visto parlar fitto con lui lontani da orecchi indiscreti. Nessun mistero: premiandolo, ho detto che – così stando le cose, o sic rebus stanti bus come meglio direbbe Lotito – l’amore fra Mazzarri e De Laurentiis è finito. E avevo già rivelato sul “Roma”, poche ore prima, che il sor Aurelio aveva già chiesto a Reja di tornar a Napoli. Allora agli amici napolamericani ho detto che tutto può succedere, fra i due eccellenti promotori della rinascita del Napoli, ma l’amore è sentimentalmente finito: e alle prime difficoltà, in corso di campionato, finirebbe per sempre praticamente.
E’ stato un grave errore non incontrarsi subito, non dirsi tutto subito, lasciare che s’insinuasse, in un rapporto peraltro già un po’ sfilacciato, il veleno del denaro: Mazzarri vuole una squadra più forte, dunque una spesa importante, per De Laurentiis è importante spendere venti/trenta milioni. Questo scazzo infelice è stato già raccolto da alcuni giornali che, naturalmente, scaricano ogni responsabilità sul più debole dei due, sull’allenatore; e quando si sente Mazzarri dire “sono un dipendente, aspetto che il presidente mi chiami per decidere”, ecco che lo si taccia di viltà, si parla di marcia indietro “perché la Juve e la Roma non l’hanno voluto”. In verità, Mazzarri non ha voluto lui, la Juve, forse più spaventato dal futuro bianconero di quanto non l’atterrisca il futuro del Napoli in Coppa dei Campioni senza rinforzi adeguati. E credo che quel... riconoscimento al presidente possa nascere da un improvviso... ravvedimento di De Laurentiis, oggi disposto a metter mano a una campagna di rafforzamento degna della passione azzurra, del pubblico più generoso d’Italia e dell’allenatore che quest’anno ha meglio lavorato, insieme a Allegri e Guidolin. Questo ho detto agli amici americani, questo credo sia il momento del Napoli: alla gioia della qualificazione in Champions s’è purtroppo sovrapposta la “gelata” fra tecnico e presidente e tutto questo rende rischioso il futuro della squadra, anche in caso di adeguato rafforzamento. Peccato. E in ogni caso – l’ho detto anche a Walter “Vulvano” Mazzarri – il Napoli viene prima di tutti. Cerchino di farlo più bello e più forte che pria, ma non alla Petrolini, per far ridere il popolo, ma davvero: almeno con una punta in più, un centrocampista in più, un difensore in più, tutti e tre di grande valore, campioni come Inler, come Gilardino, come Cassano, come Zarate, oddio, volete altri nomi? Come Diamanti. Come Thiago Silva, il difensore che fa vincere uno scudetto più di Ibra, di Pato, di Robinho. Incedibile, naturalmente. Come il baby rivelazione Grandolfo del Bari, che ha umiliato il Bologna e che mastro Mazzarri saprebbe trasformare in Golden Boy. Faccio per dire. E aggiungo: è possibile che chi sta intorno al Napoli non sia capace di portare a casa qualcuno meglio di Sosa e Ruiz e Yebda? In serata la bella notizia, per il Napoli logicamente, Mazzarri resta. Auguri...
Italo Cucci - Gente d'Italia/Italia chiama Italia
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