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Home / Italiani all' estero / Elena, giovane italiana arrestata in Guyana: “Non ce la faccio più, voglio tornare a casa”
Fri, 22 Aug 2008 07:50:00

Elena, giovane italiana arrestata in Guyana: “Non ce la faccio più, voglio tornare a casa”




Non è ancora finita la disavventura di Elena. Fra poco più d’un mese ci sarà il processo. Noi l’abbiamo contattata per sentire come sta: ha tanto bisogno dell’aiuto di tutti noi




Ve la ricordate Elena, la giovane italiana di 22 anni arrestata in Guyana, Sud America,  poi rilasciata, ma ancora bloccata lì e in attesa di giudizio? A settembre ci sarà il verdetto su tutta la vicenda.

Elena, lo ricordiamo, era stata arrestata perché in possesso di due grammi di cocaina: sì, 2 grammi. Ma è stata beccata con la droga in aereoporto, e questo in Guyana vuol dire traffico internazionale. Anche se sono solo due grammi di roba.

Non senza difficoltà, le istituzioni diplomatiche italiane di Caracas si sono attivate e sono riuscite a tirar fuori Elena dal carcere (http://www.italiachiamaitalia.net/news/137/ARTICLE/10221/2008-07-23.html ).

Italia chiama Italia aveva già sentito la giovane (http://www.italiachiamaitalia.net/news/137/ARTICLE/10262/2008-07-24.html ), e adesso l’abbiamo voluta ricontattare per chiederle come sta e come attende il giorno del processo.

Cara Elena, il giorno del verdetto si sta avvicinando, manca meno di un mese: come vivi queste settimane?

"Cerco di rimanere tranquilla e di pensare positivo, che tutto andra' bene", racconta Elena a Italia chiama Italia. "Ma a dire il vero ho anche tanta paura, perche' le possibilita' di tornare in quel carcere orribile, dove ogni diritto umano e' violato, sono molto alte. Purtroppo sono davanti a una magistrata, non una giuria, tra l'altro considerata spietata. Lei sola deve prendere una decisione sul mio caso, la mia vita e' nelle sue mani! Ho paura, perche' non sono contenta di come l'avvocato ha presentato il mio caso. Inoltre... sappiamo che lui mi e' stato consigliato dalla polizia antidroga che mi ha arrestata. In corte, quando l'agente che ha curato l'investigazione ha testimoniato, ha ammesso che hanno avuto la possibilita' di arrestare questo mio amico che mi ha procurato tutti questi problemi".

E allora perché non l’hanno fatto?

"Questo mio amico mi chiamava in continuazione sul cellulare durante le prime ore dell'arresto, e la polizia non voleva che rispondessi. Io ho detto :'Cosa??? Ma e' lui il colpevole e dovete arrestarlo!' Dopo innumerevoli chiamate da parte sua mi hanno fatto rispondere e mi hanno detto cosa dirgli al cellulare e abbiamo accordato un posto d'incontro.  Poi, non so perche', la polizia ha deciso di non andare li' ad arrestarlo. Non capisco tutt'oggi perche'. Quando in corte questo poliziotto ha detto che aveva l'opportunita' per arrestarlo ma non lo ha fatto, il mio avvocato gli ha chiesto perche', e lui ha risposto che aveva ordini da un suo superiore di lasciar perdere! Questo e' tutto, il mio avvocato non ha cercato di investigare il perche' di questo ordine assurdo. Cosi', dopo due giorni di "investigazioni" hanno arrestato me, dicendomi che sanno che sono innocente, ma visto che non hanno trovato lui, devono arrestare me, ma di prendere questo avvocato, che e' il migliore e fara' si che torno a casa "presto"!!!!! Si'..... 9 mesi in questo paese e ancora niente!!!! Anzi, vi e' sempre la possibilita' che mi sentezino a 3, 4, 5, o sei anni di prigione"!

Raccontaci i tuoi giorni in carcere…

"In prigione ho passato di tutto e mi si sono aperti gli occhi su cosa succede riguardo la droga in questi paesi. Alcune donne che servono anni di sentenza per droga mi hanno spiegato che molta gente innocente viene incarcerata, per far sì che questi "big Fish" pesci grandi della droga, possano continuare indisturbati con il loro sporco lavoro. Nel mio caso, mi hanno arrestata per traffico di narcotici in quantita' di 2 grammi, ma c'e' gente che viene arrestata per 2,3,5,10 o piu' chili. Nel mio caso, mi dicono, che molto probabilmente c'era qualcuno sullo stesso volo che aveva una quantita' grande di droga, e che la polizia ha ricevuto una telefonata, dicendo che io ero in possesso di droga, cosi' che la persona con tanta droga potesse lasciare l'aeroporto inosservata! Quando mi hanno chiamata all'altoparlante non avevo ancora passato il controllo passaporti, ero ancora fuori, se sapevo di avere droga, non me la sarei data a gambe appena sentito chiamare il mio nome"?
 
Capisco. Tua madre è sempre lì con te, ti sta vicina?

"Mia mamma ha portato con sè tutti i miei documenti di studi, di liceo e universita', lingue, per far vedere che non sono il tipo di persona che farebbe una cosa del genere. Non sono mai venuta in vita mia in sud america, era la prima volta. Ho due fratelli e una sorella adottati in kenya, e a volte aiuto li' all'orfanotrofio e in gennaio avrei dovuto cominciare un lavoro per una NGO in Burundi. Perche' fare una cosa del genere"?

Insomma, da ciò che racconti pare che ti abbiano già giudicato…

"In questo paese, come molti altri paesi del terzo mondo, si e' colpevoli finche' giudicati innocenti (guilty untill proven innocent) e la propria storia non viene considerata. Droga e' droga, quindi colpevole. Il mio avvocato dice che ho 95% di possibilita' che decida in mio favore, ma che garanzie ho? Se devo passare anni in quella prigione, dove sono stata picchiata per discriminazione razziale dalla polizia, dove si deve dormire per terra, rimanere rinchiusi in una stanza di 10x10 metri con un solo bagno orribile per piu' di 100 donne, senza mai vedere la luce del giorno eccetto una volta la settimana quando si possono lavare i vestiti, dove il mangiare e' immangiabile (con vermi), dove non ci sono cure mediche adeguate e non vi e' possibilita' di contatto con il mondo esterno e la famiglia, eccetto per due volte al mese una chiamata di 3 minuti, ascoltata dalle guardie della prigione, dove in caso di incendio (e la struttura e' tutta in legno) gli idranti dell'acqua sono fuori uso; e la lista potrebbe continuare all'infinito…."

Un inferno, lo sappiamo, abbiamo visto detenuti in quelle condizioni nelle carceri di Caraibi e Sud America…
 
"Io voglio tornare a casa! Non ce la faccio piu'! Non si puo' fare niente per farmi tornare al piu' presto sana e salva? Anche mia mamma e mio papa' non ce la fanno piu'! Mia mamma psicologicamente e' distrutta. Mio papa' non sa piu' cosa fare"!

C’è poi anche la questione dell’immigrazione illegale..
 
"La storia dell'immigrazione illegale non mi preoccupa, e' una pagliacciata, una messa in scena da parte della polizia per cercare di rimandarmi in prigione, per fortuna non sono tornati ad arrestarmi. Adesso che sono libera su cauzione ho la possibilita' di muovere le acque, di fare qualcosa, ma se giudicata colpevole, ogni diritto di contatto col mondo esterno non l'ho piu'. Tutto finisce, speranze e sogni compresi".


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