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Mon, 22 Sep 2008 07:50:00

Talò: "Abbiamo seminato bene ma possiamo fare molto di più"


Il Console Generale di New York, Francesco Maria Talò


Intervista al Console Generale di New York, Francesco Maria Talò

di Silvana Mangione



A un anno dal suo insediamento come Console Generale d’Italia a New York, Silvana Mangione, dalla redazione di New York di Gente d’Italia - quotidiano delle americhe diretto da Mimmo Porpiglia - è tornata a trovare il Ministro Francesco Maria Talò, che aveva intervistato allora chiedendogli quali erano i principi e le priorità cui aveva intenzione di ispirare la sua attività. Ci dice di aver riletto quell’intervista e di aver constatato che le linee guida di allora sono state i punti sui quali si è sviluppato in modo più intenso il suo impegno.
 
"Volendo cercare di riassumere e tracciare un giudizio, sono molto soddisfatto del molto lavoro, dei risultati, ma soprattutto di aver seminato  molto. Parlavamo allora dell’aspetto “servizio” che è la prima e principale parola d’ordine che racchiude tutte le altre, e ci vede impegnati sul fronte delle nostre attività consolari istituzionali, partendo dall’organizzazione interna che si è confermata molto complessa. Le risorse sono quelle che sono, ma si ovvia con buona volontà grazie a collaboratori molto bravi. Fra poco potremo assumere una contrattista in più, nel quadro dello sforzo generale del MAE su tutta la rete consolare. Quando sono arrivato sono rimasto molto colpito – negativamente – dalle file di persone che arrivavano durante la notte e aspettavano per ore ed ore sotto il solo o sotto la pioggia. Abbiamo introdotto un sistema di appuntamenti affidato a una ditta esterna, in outsourcing, a costo zero per lo Stato e a costo minimo per gli utenti. perché il cliente che vuole servirsene paga con la telefonata. Questo ha consentito una drastica riduzione delle file soprattutto per quanto riguarda le richieste stagionali di visti. Nel 2007 sono state trattate 7.678 pratiche ed emessi 6.715 visti; dal 1 gennaio 2008 ad oggi 4.698 pratiche per 4.527 visti. Abbiamo introdotto la possibilità di pagare i servizi consolari con carta di credito: un’altra piccolissima, ma significativa, rivoluzione che, al passo con i tempi e con le abitudini degli americani, facilita molto l’amministrazione". 
 
E le richieste di riconoscimento di cittadinanza?
 
Abbiamo praticamente eliminato l’arretrato in materia di cittadinanza con un impegno particolare da parte dell’ufficio interessato. La cittadinanza rimane una delle materie più complesse. C’è molto interesse, l’ho visto nei colloqui che sto avendo in giro, soprattutto con chi aspira a ridiventare formalmente “connazionale”, riacquistando la cittadinanza perduta.  Dal punto di vista del lavoro interno stiamo cercando di razionalizzare gli orari e la distribuzione dei compiti. Vogliamo migliorare anche le condizioni di lavoro del personale, renderle più piacevoli, per quanto possibile in una struttura che pur essendo molto prestigiosa, non è nata come una sede moderna di uffici. Ho riscontrato in generale un ottimo spirito di collaborazione con il personale e con le organizzazioni sindacali. 
 
E il decentramento?
 
Ho visitato nel corso dell’anno tutti i Consolati onorari, che hanno una funzione di collegamento capillare, partendo dai più lontani: Buffalo e Rochester, ma anche Westchester, Long Island e, più recentemente, le Bermuda. Il titolare in Connecticut ha presentato le dimissioni e abbiamo subito ricevuto parecchie autocandidature. Da un lato è un aspetto positivo, vuol dire che c’è interesse, dall’altro ci impone di fare una scelta molto oculata, magari impiegandoci più tempo. Ho dato seguito all’impegno di portare il Consolato fuori dalle mura dell’ufficio, con particolare attenzione al contatto con la comunità, cercando di accettare tutte le occasioni di coinvolgimento, gli inviti da parte di tante associazioni, gli incontri, anche nelle parrocchie. Abbiamo ho già avuto riunioni più funzionali, a Ridgewood e a Stanford, dove ci sono bei centri italiani, per presentare i nostri servizi. Vogliamo continuare portando i nostri esperti la sera a incontrare la comunità nei luoghi in cui vive per illustrare le nostre attività e rispondere alle domande, evitando che tutti debbano recarsi a Park Avenue per qualsiasi cosa oppure debbano consultare il sito internet, che cerchiamo di migliorare. Non possiamo pretendere che tutti abbiano in casa gli strumenti necessari all’uso di internet e per quanto uno cerchi di essere chiaro non sempre quel tipo di comunicazione supplisce adeguatamente al contatto diretto, che rimane la strada migliore. 
 
Insieme con la comunità – diciamo – tradizionale, New York attira anche molti esponenti della cosiddetta mobilità. Qual è il loro rapporto on il Consolato?
 
Una delle direzioni in cui abbiamo particolarmente diversificato l’impegno è proprio quella degli incontri con il terzo gruppo degli italiani a New York, quello degli italiani di più recente arrivo, che sono in genere anche più giovani. Mi fa molto piacere rilevare in questo una coincidenza con il MAE che sta lavorando per la Conferenza dei Giovani a dicembre. È molto importante che questo tipo di giovani sviluppi un rapporto con il Consolato. La scorsa settimana abbiamo incontrato un bellissimo gruppo di studenti provenienti da La Sapienza e da altre Università, che aderiscono al progetto H2CU di scambio con atenei newyorchesi e finalmente avranno anche una residenza universitaria. Con l’associazione dei Bocconiani o Nova, l’associazione italiana per il Master in Business Administration cerchiamo di portare avanti l’operazione dell’aggiornamento dell’immagine italiana nella nostra circoscrizione perché loro costituiscono la realtà aggiornata dell’Italia. Devono capire che possono trovare in noi degli interlocutori, ecco perché siamo stati molto contenti di ospitare il seminario di Nova sulla riforma del diritto societario, seguito dal seminario sulla riforma del diritto fallimentare, fatto con l’On. Vietti, che ne era relatore alla Camera. Strumenti volti a dare un’immagine aggiornata della nostra organizzazione legislativa, del nostro sistema giuridico, anche per incoraggiare gli investimenti americani in Italia che è un obiettivo molto importante.
 
Quali altre attività, diciamo “non tradizionali”, sta perseguendo il Consolato generale?  
 
Prima di tutto quelle che in America chiamano “Public Diplomacy”, i rapporti da sviluppare sempre di più, fondamentali, soprattutto in un’area come New York dove l’attività consolare non è quella tradizionale. I nostri tipi di proiezione esterna non si rivolgono solo alla base, ma devono istituzionalmente riguardare anche i vertici quindi gli incontri con il Sindaco Bloomberg, con il Governatore Corzine del New Jersey, la visita ad Albany con tutte le istituzioni compresa l’Assemblea dello Stato di New York. Ad Hartford, in Connecticut ho visto più volte il Vice Governatore Fedele.
 
 Sembra esserci anche grande armonia fra le rappresentanze istituzionali italiane.
 
 C’è sempre un forte impegno a favorire le sinergie e – devo dire – abbiamo trovato un’ottima predisposizione, da parte delle altre istituzioni italiane, a fare gioco di squadra. Mi riferisco naturalmente in primo luogo all’Istituto di Cultura con cui lavoriamo a strettissimo contatto. Va dato atto al Direttore, Renato Miracco, del potenziamento delle iniziative culturali ed anche dei notevoli miglioramenti strutturali per la funzionalità e l’estetica della sede. L’Istituto è parte di noi stessi, ma purtroppo non è sempre così scontato che la collaborazione all’interno di un unico organismo, naturalmente guidato dall’ambasciata con noi e l’Istituto come elementi operativi a New York, funzioni in modo così fluido. A ciò si aggiungono gli ottimi rapporti con l’ICE, con la Banca d’Italia, con l’Enit, e con altri interlocutori più esterni come ad esempio l’Italian American Committee on Education, ente gestore dei corsi di italiano, la Camera di Commercio, poi il CGIE, i Com.It.Es. le associazioni italiane e italoamericane e così via. 
 
Un esempio di sinergia?
 
Le celebrazioni del 2 giugno, un esempio importante di collaborazione che per la prima volta ha incluso Regioni ed enti locali, che rappresentano un nodo, diciamo, critico, non in senso negativo, ma perché effettivamente complesso dell’interrelazione fra i diversi livelli di organizzazione pubblica. Cerchiamo sempre di agevolare le attività che le numerose delegazioni delle Regioni e degli enti locali effettuano. Li incoraggiamo a programmare con maggiore anticipo gli eventi, informarci e informare gli appositi organismi a Roma, lasciarsi aiutare, affinché le risorse vengano spese in modo più efficace. Un esempio di coordinamento efficiente, secondo me, sono state proprio le celebrazioni del 2 giugno 2008, che per la prima volta si sono sviluppate non in una giornata, ma in una settimana di iniziative. La tradizionale festa, che ne rappresenta il fulcro e quest’anno ha toccato il numero record di mille e trecento ospiti, non si è limitata al semplice ricevimento dove mangiare bene ed incontrarsi in una cornice degna ed elegante, ma ha anche proposto un’Italia aggiornata, che ha presentato le proprie eccellenze, costituite in questo caso da due realtà regionali, Toscana e Sicilia, prendendo lo spunto del centocinquantenario della nascita di Puccini e dei cinquant’anni dalla pubblicazione de “Il gattopardo”. Nel mese successivo il New York Times ha stampato in grande evidenza alcuni articoli che proponevano la destinazione turistica della Sicilia legata al Gattopardo. Se uno avesse voluto comprare quelle pagine sul NYT, sarebbero costate delle cifre molto superiori all’investimento effettuato dalla Regione, ottenendo un effetto certamente inferiore. Tra le varie altre cose innovative, c’è il sostegno alle imprese italiane, per esempio alla Piaggio, sintetizzato visivamente con il mio arrivo con mia moglie il 2 giugno da Cipriani sulla Vespa, arrivo di cui sono stati testimoni giornali e televisioni. C’è un grande sviluppo del due ruote a New York e lo stiamo sostenendo anche con una discreta azione di lobbying fatta in coordinamento con la Piaggio.   
 
Altri esempi?
 
I colloqui newyorchesi di cultura scientifica italiana. Il primo, organizzato grazie alla collaborazione dell’ufficio scientifico dell’Ambasciata e della Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa, si è svolto proprio nella settimana del 2 giugno ed ha presentato una particolare eccellenza italiana nella microchirurgia, con strumentazioni tecnologiche innovative. Vogliamo farne altri. Un altra filiera importante di rapporti, in una città come New York, è stata ovviamente quella con il mondo ebraico. Senza precedenti è stata la settimana di eventi coordinati intorno alla Giornata della Memoria, ai primi di febbraio di quest’anno, con un programma che ha coinvolto varie istituzioni a partire dal Consolato, che ha realizzato un evento assolutamente senza precedenti nella Città. Nessun altro paese ha fatto una cosa del genere, cioè scendere per strada, davanti al Consolato, all’aperto, al freddo, e far leggere per l’intera giornata i nomi delle vittime italiane dell’Olocausto a personaggi come il Presidente dell’Assemblea generale dell’ONU, il nostro rappresentante permanente alle Nazioni Unite e poi gli esponenti di tutte le fasce del mondo italiano e italoamericano, i ragazzi della scuola d’Italia, i ragazzi della sinagoga col rabbino Schneider. Abbiamo avuto molti altri contatti sia a livello di vertice, sia con la comunità anche grazie al rapporto con il Centro Primo Levi. Siamo stati fra i pochissimi stranieri a celebrare i sessant’anni di Israele, con un’iniziativa fatta in Consolato cui ha partecipato il Console Generale d’Israele, che è stato molto contento di questa testimonianza dei rapporti che esistono fra Italia e Israele e a New York hanno un significato particolare. Stiamo iniziando ad aprire il Consolato anche ad imprese italiane. Le organizzazioni che vogliono usare il nostro spazio possono farlo, con un corrispettivo che costituisce una forma inedita di reperimento di risorse, consentita dalle nuove norme del MAE e destinata a migliorare le strutture che poi offriamo al pubblico.  
 
Il 2008 è stato anche un anno di visite importanti a New York
 
New York è sempre così, tantissime visite, ma quest’anno ne abbiamo avuta una di particolare rilievo, che non è così frequente, quella del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha avuto il suo momento di incontro principale con la comunità all’Italian Academy della Columbia University, un modo di sottolineare il legame che esiste anche istituzionalmente fra la figura del Capo dello Stato e questa istituzione culturale che noi vogliamo sempre più coinvolta nelle nostre attività. Ci sono state anche le missioni ufficiali nella città: sono venuti i Presidenti del Consiglio, sono venuti i Ministri degli Esteri e molti altri rappresentanti eletti a livello nazionale, regionale e locale.
 
La menzione dell’Italian Academy ci porta a parlare della lingua italiana. Qual è la situazione?
 
Ne avevo parlato un anno fa come una priorità assoluta, non immaginavo che si presentasse il rischio che l’Advanced Placement Program di italiano, uno degli aspetti principali della promozione della nostra lingua, venga cancellato. In ogni mio intervento, ovunque mi trovo, cito il tema della lingua italiana e della necessità di dare forza a questo programma che consente ai liceali di sostenere un esame di italiano e tesaurizzare credits gratuiti per il College. Vedo che stanno iniziando a mobilitarsi tutti, italiani, italo–americani, americani–italiani e sono fiducioso che salveremo l’AP italiano.

Il mio appello ha una duplice valenza: una riguarda l’importanza di sostenere la diffusione di questo esame, farlo con i parenti, con gli amici, nei diversi ambiti professionali, fare in modo che ci siano più classi di italiano, più classi di AP, più studenti che fanno l’esame. Dall’altro lato c’è l’aspetto molto concreto del sostegno finanziario, richiesto dal College Board che amministra l’esame. È in corso un’attività di raccolta di fondi che va sostenuta. Se ne sta occupando in questo momento soprattutto una nuova fondazione che si chiama: Italian Language Foundation, italianlanguagefoundation.com. Chi può contribuisca, secondo le proprie capacità, perché questa è una scommessa importante per tutti. Parlando di lingua, naturalmente, l’altro protagonista è lo IACE, l’Italian American Committee on Education, con i suoi corsi che si rivolgono soprattutto alle classi “K to 8”, dalla scuola materna alla terza media. Lì c’è un impegno costante del Consolato, soprattutto della Direzione didattica, nel sostenere le attività dello IACE e far sì che siano raccordate con tante altre nostre iniziative. Per esempio è stata molto bella quella degli alunni che hanno fatto interviste giornalistiche ai rappresentanti di istituzioni italiane. O quella del concorso sul tema della Piazza: gli studenti che hanno presentato gli elaborati migliori sono andati in Italia. Stiamo lanciando un rapporto sempre più stretto tra lo IACE e l’Istituto di Cultura, perché siamo convinti che parlare di lingua senza parlare di cultura significa fare un discorso monco, e su questo siamo molto, molto impegnati. Naturalmente bisogna sempre fare i conti con le risorse e a volte con le difficoltà di ordine burocratico, che speriamo di superare. 
 
In questo e in tutti gli altri aspetti delle attività di un Consolato generale come quello di New York, può essere molto importante l’informazione.
 
Nella nostra attività di contatto col mondo, oltre alla stampa tradizionale e al rafforzamento del nostro sito, abbiamo assistito alla nascita di i-Italy.org, una piazza virtuale, frutto di un progetto che direi, una volta tanto, buono. Ecco un esempio di come si possano realizzare con finanziamenti pubblici dei programmi che non danno adito a perplessità, come invece è successo altre volte In questo caso, avendo messo insieme La Sapienza, i fondi del Ministero del Lavoro e un gruppo valido di ricercatori e giornalisti è stato creato un sito che mi pare vivace, interessante, che raggruppa vari aspetti della comunità e al cui interno abbiamo convogliato alcune esigenze molto sentite: prima fra tutte, farne la casa dove abbiamo potuto sistemare una rete di informazioni sugli eventi italiani a New York. Nella sezione “Italy in New York” è possibile avere l’idea di che cosa avviene ogni giorno di interesse italiano, in un modo leggibile, comprensibile, chiaro e speriamo aggiornato. Più recentemente il sito ha avviato un foro di dialogo, un blog istituzionale, aperto con un mio intervento. 
 
Il 2008 è stato anche anno di consultazioni politiche…
 
Le elezioni sono state un momento imprevisto, perché sono state indette prima della scadenza naturale e le abbiamo affrontate con grande impegno. Il Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, che era in visita privata a New York, è passato al Consolato, accompagnato dall’Ambasciatore Castellaneta, nei giorni precedenti le elezioni. È stata l’unica sede estera che ha visitato. Ha constatato con grande interesse la buona organizzazione, ha potuto comprendere meglio dal di dentro quali sono i problemi. Per il successo delle operazioni elettorali è stato fondamentale il coordinamento triangolare Ministero degli Esteri, Ambasciata e rete consolare negli Stati Uniti, con gli incontri che abbiamo fatto a Washington, le conferenze telefoniche tra Washington e Roma e tra la rete consolare e Washington, gli incontri con i rappresentanti di Com.It.Es. e CGIE. Abbiamo raggiunto vari obiettivi. Intanto una grande capacità di dialogo e quindi di trasparenza, con tutte le parti coinvolte, poi, dal punto di vista del risultato concreto, grazie a un grosso sforzo organizzativo, due cose importanti: prima di tutto un aumento, sia pure limitato, dei votanti, che mi pare sia in controtendenza; in secondo luogo, e questo è ancora più importante, una notevolissima diminuzione delle schede restituite perché gli indirizzi erano erronei, o i destinatari non erano esistenti.
 
C’è dunque stato un grosso lavoro di pulitura degli elenchi elettorali.
 
Abbiamo fatto un lavoro di pulitura degli elenchi non soltanto negli anni precedenti, ma anche nel periodo elettorale, perché tanti problemi si sono ripresentati e si sono dovuti affrontare e risolvere in tempi molto brevi con un impegno che praticamente ha coinvolto, tutti i giorni, la piccolissima, ma efficiente struttura creata ad hoc, che ha lavorato tutti i fine settimana, per un mese e mezzo prima delle elezioni, incluso il fine settimana di Pasqua. Hanno lavorato ogni giorno aggiungendo persone che mancavano, eliminando quelli che non dovevano esserci, correggendo gli indirizzi. Alla fine abbiamo limitato il numero dei plichi restituiti per mancato raggiungimento del destinatario a 1.900 resi su 52.765 inviati, una percentuale fisiologica di poco più del 3%. Questi sono dei risultati interessanti dei quali siamo molto soddisfatti. Inoltre non c’è stato nessun seguito, nessuna polemica. Tutto si è svolto molto serenamente.   
 
Quali sono i progetti per il futuro?
 
  Nei prossimi mesi vorremmo fare due grandi eventi. Uno dovrebbe riguardare i cento anni del terremoto di Messina, al quale vorremmo dedicare un seminario per presentare l’eccellenza italiana nella protezione civile, perché pochi sanno, e ancor meno sospettano, che un paese come l’Italia possa essere eccellente nella complessa materia della logistica. L’altra cosa, alla quale stiamo lavorando, è un omaggio a Luigi Barzini Junior nei cento anni dalla sua nascita, per ricordare un personaggio e riflettere sul ruolo dei corrispondenti e della stampa nella percezione dell’immagine di un Paese.
 
Conclusioni?
 
Ho parlato a lungo dei risultati che abbiamo avuto. Possono sembrare parecchi, ma in realtà sono pochi, dovremmo fare molto di più. Penso e spero che quanto ho seminato sia più di quanto ho raccolto e che la raccolta ulteriore avverrà nei prossimi anni. Penso che a questo punto nel 2009 forse bisognerebbe concentrarsi sul farli crescere questi semi, invece di rischiare di disperdersi nel mettere continuamente in movimento nuove iniziative.
 

Silvana Mangione - Gente d'Italia/Italia chiama Italia


















































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