Fri, 10 Oct 2008 08:10:00 Contributi alle testate online: certificare la diffusione di un sito web, si può
Chi fa informazione sul web lavora come e più di chi usa la carta. Perchè quindi non sostenere anche le testate online? Lo Stato ha bisogno di dati certi? Ci sono imprese che si occupano di certificare la diffusione di siti e portali, e sono anche capaci di scoprire eventuali bluff
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Su Italia chiama Italia ne abbiamo parlato tante volte: l'informazione online è ormai il presente, non più il futuro. Con i giornali cartacei - al nostro direttore piace dirlo spesso - dopo le 10 del mattino ci si avvolge il pesce al mercato. La carta è vecchia, e sarà sempre più un'informazione di nicchia. Le news online sono vive, respirano: informare in tempo reale i lettori è la chiave. Non solo: in un articolo pubblicato un paio di settimane fa (Il futuro della stampa italiana nel mondo? E' il web - di Ricky Filosa), spiegavamo bene che informazione multimediale vuol dire non solo tempo reale, ma anche fotografie senza limiti di spazio, audio e video, interattività con i lettori. E se per gli italiani d'Italia il web è l'ultima frontiera, lo è ancora di più per gli italiani residenti all'estero, che - anche per necessità - hanno dovuto imparare a conoscerlo, ad usare il pc e a scoprire i vantaggi della rete. E proprio grazie alla rete e alle testate online, i nostri connazionali riescono a mantenersi informati, a seguire la politica, la cronaca, l'attualità italiana, ma soprattutto il lavoro dei loro rappresentanti in parlamento; i 18 eletti all'estero, grazie alle testate "dedicate" e al web, riescono a restare in contatto con le proprie comunità, con i propri elettori. Come gestirsi, altrimenti, all'interno di una ripartizione elettorale come Euopa o America Latina, o - ancora peggio - quella che comprende Asia, Africa e Oceania? Ci viene da ridere... Ma andiamo avanti. Venerdì scorso su questo portale, la provocazione di Ermanno Filosa, nostro prezioso collaboratore: senza internet, senza l'informazione online, la circoscrizione estero non avrebbe senso. Una riflessione pungente, ma reale. C'è tanta verità in ciò che scrive Filosa. Fatta questa breve premessa, vogliamo sottolineare che - nonostante, appunto, l'importanza fondamentale dell'informazione online - lo stato italiano non prevede ancora nessun contributo a chi fa informazione sul web: sono previsti invece contributi per le testate cartacee, che - talvolta, e sempre senza fare di tutta l'erba un fascio - nascondono veri e propri imbrogli. Questo, però, è un altro discorso.... Niente sostegno quindi per i quotidiani online, i portali d'informazione, i siti internet che si occupano soprattutto di italiani nel mondo. E i nostri eletti nel mondo non ci provano nemmeno. A parte qualche comunicato, in parlamento non è ancora arrivata una chiara e univoca proposta di legge che possa porre fine a questa che è una vera e propria mancanza di rispetto, perchè chi lavora online lo fa come e forse più di chi lavora su carta. Nella scorsa legislatura, l'unico a provarci era stato Massimo Romagnoli: l'ex deputato forzista aveva previsto contributi per le testate online. Non solo: nella proposta di Romagnoli, il compito di assegnare tali contributi veniva tolto alla presidenza del Consiglio, e dato a un comitato trasversale, composto da membri di maggioranza e di opposizione, e alla commissione Cultura di Camera e Senato. Alla presidenza del Consiglio, spiegava allora Romagnoli, c'è troppa gente che pensa all'Italia. "Ora ci sono 18 eletti all'estero a Roma", sottolineava durante lo scorso governo l'azzurro, "e noi dobbiamo difendere gli interessi dei nostri connazionali". Da commuoversi. Veramente. Soprattutto perchè in questa legislatura tutti hanno un po' perso quel "romanticismo" verso gli italiani all'estero che si sentiva e respirava nella legislatura precedente. Insomma, certamente tutto si può migliorare, ma a noi piaceva il disegno di Massimo Romagnoli. Qualcuno sostiene che sia difficile sapere le effettive visite di un sitio: per questo, se non si può misurare nulla, con quale criterio assegnare contributi? A pioggia? No, sarebbe - giustamente - sbagliato. E allora niente sostegno alle testate web, che non possono dimostrare la loro diffusione. Ecco, chi pensa così, è un ignorante. Chi crede che non si possa verificare e dimostrare la diffusione di una testata online, è un ignorante perche ignora, non conosce la realtà dei fatti. Ma questo è comprensibile, visto che la stragrande maggioranza dei nostri rappresentanti e di chi occupa posti chiave nelle istituzioni, hanno i capelli bianchi e marcate rughe sul volto. Anche se non è solo una questione anagrafica - Cossiga, non certo "giovane", si vanta di essere un uomo "super-tecnologico" - internet non è compreso fino in fondo da quelli che hanno superato gli "anta": non conoscono il mezzo, come fanno a comprenderlo fino in fondo? Cerchiamo quindi di chiarire a tutti un po' le idee: - non si può verificare e dimostrare la diffusione di un sito web? FALSO. Esistono diversi modi per dimostrare quanto un sito web è letto e conosciuto. Altrimenti, su quali criteri si baserebbero le tariffe dei diversi banner commerciali su siti e portali online? Più il sito è visitato, più costano i banner e gli spazi pubblicitari sulle sue pagine, e quindi gli inserzionisti devono pagare di più. Ma gli inserzionisti vogliono anche sapere l'effettiva diffusione del sito, e vogliono conoscere i dati reali. E allora entrano in gioco gli "analytics" e le certificazioni. - si possono certificare le visite e le pagine lette di siti e portali online. VERO. Non siamo all'età della pietra, cari signori, ma nel 2008. Siamo entrati nel terzo millennio da ben otto anni ormai. Esistono - e come! - diversi modi per conoscere e dimostrare la diffusione di un sito web. Ci sono i "counters", i "contatori", che sono sistemi che forniscono alcune importanti e fondamentali statistiche riguardo il sito. Alcuni contatori sono gratuiti, altri costano. Ma non tutti i contatori sono ritenuti validi dagli interzionisti che vogliono sapere dove stanno investendo i loro soldi. Fra quelli gratuiti, consigliamo "Google Analytics", conosciuto sistema di statistiche, ritenuto molto valido e spesso accettato dalle imprese come "certificazione". Se però volete avere il massimo, e se volete agire con totale trasparenza, allora dovete chiedere a una terza parte di certificare la diffusione del vostro sito. Esistono infatti società che si occupano di certificare le visite, le pagine lette e tanti altri dati riguardanti il portale che volete fare analizzare. Queste imprese, utilizzano criteri molto precisi, tecnologie avanzate, anche in grado di scoprire se il proprietario del sito sta "bluffando", facendo in modo di aumentare le proprie visite in maniera non corretta, usando pagine "splash", link o tag nascosti, o altro tipo di sistemi. Le certificazioni di queste società sono risconosciute da tutti gli inserzionisti, da tutte le entità che decidono in qualche modo di rivolgersi alla pubblicità sul web. Ecco quindi svelato l'arcano: certificare la diffusione di un sito internet, si può. E le certificazioni sono serie, non manipolabili, fornite da una terza parte. Lo stato italiano, perciò, potrebbe chiedere agli eventuali editori che lavorano con la rete, di fornire questi tipi di certificazioni per dimostrare che, insomma, i lettori sul proprio sito non sono 4 gatti, e che quindi vale la pena ed è giusto supportarlo ed aiutarlo, così come si aiuta chi fa informazione su carta. E' così difficile, è così improbabile, pensare che un giorno l'Italia riconosca l'importanza fondamentale delle testate online? A noi sembra così chiaro, evidente, il fatto che ormai la notizia viaggi sul web. In questo articolo Italia chiama Italia ha cercato di spiegare perchè i quotidiani online vanno appoggiati: abbiamo spiegato che certificare e dimostrare la diffusione di un sito web, si può. L'augurio è sempre lo stesso: speriamo che vengano valorizzate le testate online, insieme a coloro che ci lavorano, e che il governo capisca fino in fondo che senza internet l'informazione sarebbe molto più lenta, e probabilmente anche più noiosa e fredda.
Italia chiama Italia

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