Emanuele Lattanzi, collega e amico del gruppo virtuale dei cuochi italiani nel mondo, ha vissuto le ore più drammatiche della sua vita durante l’attacco terroristico di Mumbai (India).
Emanuele era in servizio presso il risorante italiano Vetro dell’Oberoi-trident, quando ha sentito spari provenire dall’interno della hall: in quel momento ha capito subito che c’era qualcosa di grave che stava accandendo,
e quando è uscito miracolosamente illeso si è accorto che il suo incubo non era finito lì. Infatti, nella sua camera d’albergo erano rimaste sua figlia Clarice, bimba di sei mesi, e la moglie Lea.
Durante tutte le trentasei ore Emanuele telefona alla moglie ogni dieci minuti per assicurarsi che non ci fossero problemi, fino a quando Lea lo informa che il latte per la bimba è finito e non ha più nulla da darle, e così - per Emanuele - l’incubo diventa una vera e propria minaccia. Decide di entrare sfidando tutto il mondo che gli girava intorno, senza paura: non era una questione di eroismo, lì si trattava della sua vita, dell’amore di quella bambiana e di sua moglie.
Non è stato solo il coraggio a spingerlo a fare ciò che ha fatto, come ha detto il ministro Frattini: la molla principale è stata la rabbia, perchè è impossibile accettare che un altro ti porti via un pezzo della tua vita. Quella di Emanuele era una sfida contro il male, contro l’odio che noi tutti abbiamo alimentato: non voglio fare polemica, non serve a nessuno, ma se queste cose accadono dobbiamo interrogarci più profondamente, non credo che la politica internazionale contro il terrorismo stia dando i suoi frutti.
Un uomo che lascia la propria terra per diffonder e insegnare la cultura gastronomica in giro per il mondo non può e non deve correre il rischio di vedere perdere i suoi cari o la sua stessa vita.
Fortunatamente tutto è finito all’alba delle 36 ore passate dentro quella camera d'albergo che - da nido d'amore - era diventata una cella; ho passato questi ìdue giorni insieme ad altri amici/colleghi a seguire questa vicenda assurda, e solo quando un nostro collega ci ha avvisati che Emanuele era salvo ho provato un forte sollievo.
C’è già chi ha presentato richiesta presso la GVCI, il gruppo di chef italiani, di nominarlo come chef dell’anno.
Vorrei ricordare che Emanuele Lattanzi è uno dei miglior chef italiani nel mondo, che ha portato il Vetro - il ristornate italiano dell’Oberoi - a ricevere il premio “seven stars and stripers”, un premio che valorizza il lavoro svolto sia dal servizio di sala che da quello di cucina. Ecco, Emanuele va apprezzato per l’eccelente lavoro che sta svolgendo in India, e non solo per il gesto che ha fatto, che comunque dimostra ancora una volta - se mai ce ne fosse bisogno - di che pasta siamo fatti noi italiani.
Emanuele Esposito - Italia chiama Italia