Il quotidiano online di tutti gli italiani






la tua e-mail per ricevere le notizie  più importanti
Tuo Nome :
Tua E-mail :
 
Dopo la batosta elettorale del PdL, si andrà al voto anticipato?
Sì, ne sono certo
No, si arriverà al 2013
Si vota entro l'anno prossimo
La politica mi ha stufato...
Home / Italiani all' estero / X Convention Ciao Italia 2009: ecco di cosa dovremmo parlare - di Emanuele Esposito
Mon, 06 Apr 2009 10:00:00

X Convention Ciao Italia 2009: ecco di cosa dovremmo parlare - di Emanuele Esposito




"Troviamo una regione attenta a questi problemi, categorie produttive che hanno superato da tempo l'atavica passività che si riteneva propria del Meridione. Troviamo delle Università che vogliono colloquiare con le forze produttive e con il mondo degli italiani all'estero, troviamo un' imprenditoria che ha come obiettivo i paesi del Sud. Noi a questo appuntamento ci saremo. Aspettiamo anche molti altri che dovrebbero sentire la necessità di esserci"

di Emanuele Esposito



Si terrà in Puglia, dal 15 al 18 aprile a Bari e Lecce, la decima convention mondiale di Ciao Italia, l’associazione che rappresenta e aggrega i ristoranti autenticamente italiani nel mondo con oltre 3mila soci in 38 Paesi in tutti i continenti.Saranno due le location del convegno: a Bari (il 15/16/18 aprile hotel Sheraton), e a Lecce (17 aprile Chiostro dei Domenicani).

Ci sarà poi quella “virtuale”, attraverso Internet e una diretta web della manifestazione.

Saranno circa 200 i congressisti provenienti da tutto il mondo, seguiti da una forte presenza della stampa estera, decine di relatori italiani e internazionali.Tre le tematiche al centro dei lavori: formazione, distribuzione, cultura della ristorazione italiana nel mondo.Proponendo di riaprire la bottega-scuola della tradizione italiana - ogni ristorante può diventare una scuola e formare giovani ai diversi mestieri della ristorazione - Ciao Italia coinvolgerà anche l’università pugliesi, in particolare di Bari e Leccee, e gli istituti alberghieri del salento e del barese.

L'evento gode del patrocinio del ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, del ministero dello sviluppo economico, del consiglio regionale della puglia, della regione Ppuglia con l'assessorato al turismo e l'assessorato alle risorse alimentari. Tra gli altri patrocini quelli dei comuni, delle province, delle università, delle camere di commercio e dell'ENIT. Tra gli sponsor tecnici Aereoporti di puglia s.p.a., Buonitalia s.p.a., Coldiretti, Divella e Vivai di puglia.

Di peso le media-partnership che vedono in campo RAI Italia per l'audiance mondiale, Antenna Sud e Gazzetta del mezzogiorno per l'audiance locale e pugliese, Equilibri per l'editoria specializzata.

Il Presidente di Ciao Italia ha ufficializzato lo scorso 20 Marzo lo slogan: "Non chiedetevi che cosa l’Italia può fare per voi, chiedetevi cosa voi potete fare per l’Italia".

Io che parteciperò al congresso non sono d’accordo con questa frase, semplicemente perchè credo che noi Italiani all’estero abbiamo già fatto tanto, per l’Italia, senza ricevere nulla in cambio, ma soprattutto senza avere nemmeno un ministero che ci rappresenti, i consolati e le varie ambasciate assenti. Io lo slogan lo vedrei cosi:" L'Italia non deve chidersi cosa gli italiani debbano fare per lei, ma cosa lei può fare per gli italiani all'estero". 

Il X Congresso di Ciao Italia si è prefissato quattro problemi.

Primo problema Il riconoscimento del vero ristorante italiano. Tutti conoscono questo problema: la moda della cucina italiana che è esplosa in tutto il mondo ha portato ad una moltiplicazione dei ristoranti che sono soltanto un'imitazione del ristorante italiano. Molte volte è un'imitazione innocente di persone di buona volontà che vorrebbero fare ma non sanno fare. Ma spesso è un'imitazione furbastra e truffaldina, di una cucina rozzamente falsificata con imitazioni impresentabili di prodotti italiani. Questi ristoranti non solo truffano il cliente, ma sono anche concorrenti sleali perché offrono ad un prezzo infimo quello che, fatto con prodotti veri, finisce col costare molto di più. Per un decennio c'è stata l'Insegna del Ristorante Italiano creata dal Ministero dell'Agricoltura. Poi c'è stato un tentativo di certificazione, poi più nulla. Di fronte alle difficoltà che la crisi economica rovescerà sulle spalle dei Ristoranti, in questo campo si deve prendere almeno una decisione. Non voglio neppure entrare nel merito della decisione. Selezione per chiara fama? Certificazione? Selezione di una Authority indipendente? Sarebbe una polemica inutile. Facciamo una cosa qualsiasi, ma facciamola. E se le autorità competenti non la vogliono fare, troviamo il modo di farla con i mezzi nostri affidandola a persone oneste e capaci.

Secondo problema Da anni i ristoranti dicono che hanno bisogno di scuola. Nelle nuove generazioni non c'è più la grande riserva di coloro che si dedicavano alla cucina, lavoro nobile ma faticoso. Ed un maggior numero di stranieri diventano professionisti della cucina italiana. Persino le scuole italiane per amore di guadagno si dedicano più ad insegnare ai giapponesi che non ai giovani italiani. La nostra proposta è rivoluzionaria: riaprire la bottega-scuola della tradizione italiana. Ogni ristorante può diventare una scuola e formare dei giovani ai diversi mestieri che si apprendono in questo esercizio. Fornite questi giovani di una borsa di studio e noi ci impegnamo non solo a formarli nei mestieri del ristorante, ma ci impegnamo anche a dar loro una formazione generale di educazione civica ed una formazione specifica sulla lingua, le leggi, i costumi, le attività del paese che ci ospita, preparando così quadri capaci di istaurare rapporti culturali, sociali ed economici tra l'Italia e gli altri paesi. Quanti ristoratori sono diventati importatori, albergatori, imprenditori, tesoro inestimabile per l'economia italiana?

Terzo problema Le categorie politiche del nostro paese si stanno proponendo una grande modernizzazione: la filiera più corta. Ci sono troppi passaggi tra la produzione e il mercato; questi passaggi costano troppo e sono la palla di piombo al piede della nostra economia ed una pallottola di piombo al petto dei nostri consumatori che pagano il prodotto tre, quattro, e talvolta dieci volte il prezzo che riceve il produttore. Questo problema si prolunga nei confronti del mercato estero. Non c'è una rete di distribuzione italiana. Le multinazionali comprano aziende produttrici e brands italiani. Gli importatori si fanno pregare, sono sempre più esosi e quando non sono italiani non sono neppure in grado di presentare la qualità del prodotto. Abbiamo invitato le Associazioni dei produttori, le Camere del Commercio a studiare con noi il problema di come il prodotto genuino è garantito, di qualità comprovata, possa avere una rete più veloce di quella attuale e più comprensiva della diversità delle qualità. Anche le Regioni hanno un compito: quello di promuovere piattaforme specializzate nei loro prodotti di qualità. Questa è una strada da sperimentare, un'impresa nella quale si potrebbero incontrare Regioni promotrici, produttori interessati e reti di ristoratori coinvolti. Sarebbe un meccanismo strategico che non avrebbe niente di simile al mondo. E sarebbe la strada principale perché le varie componenti della "qualità in tavola" sperimentassero come diventare sistema.

Quarto problema La cultura. Ci sono alcuni ostacoli o pregiudizi antichi da superare. Il primo è il pregiudizio secondo il quale la cucina sarebbe un'arte minore. La cucina non è solo manipolazione dei prodotti, è anche ospitalità, sacralità, colloquio e costruzione della pace e questo attiene alla cultura italiana. Non sarebbe male che gli Istituti di Cultura Italiana si occupassero dei ristoranti italiani superando il pregiudizio secondo il quale la competenza spetta al Ministero dell'Agricoltura. La competenza tecnica della produzione è sicuramente di questo Ministero ma il fenomeno che attiene alla diffusione della cucina italiana nel mondo è di competenza del Ministero degli Esteri. Ma non creiamo il problema della competenza che diventerebbe subito letale nella mentalità burocratica italiana. Entriamo nella sostanza del problema: il mondo ci chiede prodotti fatti in maniera naturale, veri perché legati ad un territorio, diversi perché appartenenti a storie diverse e noi siamo in grado di darglieli, se superiamo le vecchie cattive abitudini. Si parla ancora di dieta mediterranea quando non esiste né un prodotto, né una produzione, né una cucina comune a tutto il mediterraneo. Esiste invece una cultura italiana della qualità dei prodotti riconosciuti, della capacità di produrre in maniera naturale secondo un'etica nutrizionale. Il prossimo futuro riconoscerà l'educazione nutrizionale come problema fondamentale e l'Italia avrà molte cose da insegnare a molti, in questo settore. Ma soltanto se daremo a questo progetto culturale l'importanza che ha e vi dedicheremo attenzione e risorse.

Di queste cose dobbiamo discutere e parlare a Bari. Troviamo una regione attenta a questi problemi, categorie produttive che hanno superato da tempo l'atavica passività che si riteneva propria del Meridione. Troviamo delle Università che vogliono colloquiare con le forze produttive e con il mondo degli italiani all'estero, troviamo un' imprenditoria che ha come obiettivo i paesi del Sud. Noi a questo appuntamento ci saremo. Aspettiamo anche molti altri che dovrebbero sentire la necessità di esserci.

Da parte mia posso solo augurarmi che la metà di queste cose si avverino, ma ho forti dubbi, in particolar modo in un periodo di crisi come questa, anche se dobbiamo dire che se l’export alimentare italiano regge ancora il confronto è grazie sopraytutto al grande lavoro degli italini all’estero.

Emanuele Esposito - Italia chiama Italia


















































© 2006 Italia chiama Italia. Tutti i diritti sono riservati.