Senatore, lei è appena tornato da uno dei viaggi in Canada. Voli a parte, quali sono le iniziative che sta portando avanti in questo periodo per gli italiani all’estero?
Ogni due settimane vado in visita al nostro collegio di Montreal. Il viaggio, però, non si ferma nella città del Québec ma si estende anche ad altri comuni, come Philadelphia e Toronto. I viaggi fanno parte del contatto con la gente, fatta da quelle stesse persone che ci hanno votato perché hanno creduto nel nostro programma e in quello che abbiamo promesso.
E le vostre promesse sono state mantenute?
Il lavoro di quest’anno è stato in salita a causa dei tagli in Finanziaria, decine di milioni di euro persi. Purtroppo le esigenze degli italiani all’estero sono state poco ascoltate perché c’erano poche risorse economiche con cui concretizzare le nostre istanze, ma sono sicuro che andando avanti recupereremo.
Quindi lei è fiducioso sulle prossime Finanziarie?
Mi auguro che nelle prossime finanziarie sia dedicato uno spazio più ampio al circuito degli italiani all’estero. Nel corso di questo primo anno di mandato, non ci è stato possibile realizzare completamente il programma a causa della situazione disastrosa che abbiamo trovato nel 2008. Abbiamo ereditato una situazione finanziaria dalla quale nessuno si è potuto esimere, tutti i ministeri hanno tagliato e, quindi, anche noi.
I tagli erano quindi inevitabili? Lei non si accoda al coro di proteste per l’operato del sottosegretario Mantica?
Mantica ha dovuto sottostare a decisioni necessarie per fronteggiare la congiuntura economica in cui ci troviamo. In Senato, siamo riusciti all’ultimo momento a riunire 8 milioni di euro da investire in cultura e lingua. Certo, non è quello che avremmo voluto fare, ma la realtà ci ha costretto a prendere misure diverse da quelle desiderate. In questo momento, noi eletti all’estero dovremmo lasciare da parte i colori e le appartenenze politiche e cercare di compiere quei passi in avanti che ci vengono richiesti dalla nostra gente, dalle comunità che ci hanno eletto. Potrei semplicemente dire “incontriamoci prima noi del Pdl, e poi pensiamo a quelli del Pd”, invece preferisco che ci sia una comunione di intenti tra tutte le forze elette.
A proposito di comunità italiane, quando visiterà quella del Centro America, dove la attendevano già quest’anno?
Nonostante abbia dato precedenza al Nord America, tra i miei impegni è previsto anche un viaggio in Centro America dove sono stato invitato più volte e dove, probabilmente, andrò con l’onorevole Berardi. Oltre che un piacere, visitare quei luoghi è un dovere.
Anche per il viaggio bisognerà aspettare il prossimo anno?
No, penso di andare prima di Natale. La prima tappa sarà la Repubblica Domenicana, perché lì si trova una comunità molto attiva e formata, inoltre, da italiani di recente immigrazione che si stanno ancora scontrando con i problemi più immediati.
Com’è la politica legata agli italiani all’estero, vista dai nostri connazionali in Canada? Che giudizio ne danno?
In Canada non c’è una comunità eccessivamente numerosa e, di conseguenza, non ci sono grandi richieste né necessità di grandi risorse. Gli italiani trasferitisi lì vogliono solo le attenzioni basilari che gli si devono dare per diritto, come il voto. In nessun paese civile e democratico si può negare, a una persona nata in uno Stato e in possesso della cittadinanza, di esercitare un proprio diritto solo perché ha scelto di vivere e lavorare in un altro Paese. Negare il diritto di voto è un atto lesivo di un diritto considerato da molti di noi scontato.
In questa panoramica, manca il coordinamento di un Pdl all’estero efficiente e attivo. Quando ci sarà un vero rilancio?
Noi eletti stiamo lavorando e tutto è più facile, ora che abbiamo una delega, un responsabile e quattro vice responsabili. Quello che manca, per adesso, è l’organizzazione e, soprattutto, la presenza sul territorio. Nelle nostre attività e impegni verso i collegi esteri siamo già attivi, adesso ci vuole anche l’appoggio e il coordinamento centrale da Roma.
Qual è il suo giudizio su Aldo Di Biagio come responsabile del Pdl nel mondo?
Con Di Biagio ci siamo sentiti una volta al telefono e ci siamo incontrati un’altra volta al Senato, ma sempre in via non ufficiale. Non posso ancora dare giudizi ma posso dire che, in futuro, dovremmo incontrarci più spesso tra eletti all’estero per concertarci e portare attività coordinate e concrete nei nostri collegi. Noi del Pdl dobbiamo essere più presenti sul territorio di quanto siamo ora.
Teme un allontanamento degli elettori come accade già in Italia, dove l’ultimo referendum non ha raggiunto il quorum…
Io non giudico nessuno, però penso che gli assenti abbiano sempre torto. Chi è andato a votare ha espresso un diritto e un dovere: io sono sempre a favore dell’andare a votare. Il voto va espresso ed è importante partecipare.
Il Pd parla di frenata del consenso verso il premier Silvio Berlusconi. Colpa delle inchieste e degli scandali?
Non credo che il gossip abbia influito. Sono in molti a cercare di infangare il nome del premier ma, leggendo i numeri di queste elezioni amministrative, emerge chiaramente che non ci sono riusciti. Dubito che la gente voti perché ha letto certe inchieste. Si tratta di cose troppo personali; nell’informazione si sta dando molto spazio a vicende che dovrebbero restare a casa e che non hanno nulla a che fare con la politica.
Lei ha parlato di informazione nazionale, ma quando si riprenderà, invece, a parlare di quella italiana all’estero?
Avevo presentato un emendamento sulla stampa italiana all’estero ma poi sono stato costretto a ritirarlo ancora una volta a causa delle risorse mancanti: non potevo pretendere che venissero dati soldi a un determinato settore mentre si tagliava in tutti gli altri. A breve, però, ritornerò alla carica con lo stesso emendamento, ancora attuale.
Barbara Laurenzi - Italia chiama Italia