Thu, 25 Jun 2009 14:35:00 Consolati italiani all'estero, Mantica: "Razionalizzazione si può discutere: ma voglio proposte concrete"
 Alfredo Mantica, PdL (foto: Italia chiama Italia) |
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Mantica si è detto "colpito" del fatto che "nessuno mi ha chiesto di che stiamo parlando. Ve lo dico: di 122 ambasciate, 110 consolati, 89 IIC, 117 Uffici Ice, 140 Camere di Commercio e 24 Uffici Enit. Si tratta della rete all’estero più ampia di un Paese europeo. E questo è un dato di fatto".
ROMA - La chiusura dei consolati italiani all’estero avverrà in base ad un Piano di razionalizzazione che è triennale - che dunque non verrà applicato dall’oggi al domani - che non è "un dogma di fede" – e che quindi può essere rivisto – che è stato pensato e studiato alla Farnesina da persone che non sono "folli" ma ragionevoli, tanto da essere aperte a ricevere indicazioni costruttive e soprattutto concrete. A sostenerlo, "con franchezza", è stato ieri il sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica nella replica ai numerosi interventi di deputati e parlamentari delle Commissione Esteri di Camera e Senato, di fronte alle quali ieri pomeriggio è tornato a sedersi nell’ambito dell’audizione sulla chiusura dei consolati.
Per prima cosa, Mantica ha ringraziato Mirko Tremaglia per la sua presenza: "essere suo erede non è facile: primo, perché in tempi di vacche magre è sempre difficile gestire una realtà come questa. Secondo, perché, caro Mirko, sono convinto che il voto degli italiani all’estero deve farci riflettere sul ruolo degli eletti all’estero e, forse, in questo senso gradirei uno sforzo del Parlamento nel modificare alcune procedure. Per illustrare questo piano – ha spiegato – ho dovuto "inventare" una procedura perché secondo la tua legge avrei dovuto cominciare dal Cgie, ma oggi ci sono i parlamentari, quindi mi sembrava scorretto non cominciare da loro. Devo dire – ha detto chiudendo la parentesi "personale" – che il Cgie è stato comprensivo". Quindi, il sottosegretario ha aggiunto: "se le decisioni vi sembrano "strambe", "irrazionali" o "folli" è chiaro che diventa difficile discutere in sede parlamentare. Vi prego di credermi: può darsi che abbia sbagliato, ma non sono strambo, irrazionale o folle".
Entrando nel merito degli interventi seguiti alla sua relazione del 10 giugno, Mantica si è detto "colpito" del fatto che "nessuno mi ha chiesto di che stiamo parlando. Ve lo dico: di 122 ambasciate, 110 consolati, 89 IIC, 117 Uffici Ice, 140 Camere di Commercio e 24 Uffici Enit. Si tratta della rete all’estero più ampia di un Paese europeo. E questo è un dato di fatto". "Vorrei anche – ha aggiunto – che si prendesse atto che di anno in anno la capacità di spesa della Farnesina viene ridotta. E questo è un altro dato di fatto. Condivido ciò che ha detto barbi, ma come uomo di Governo devo agire in questa realtà. Anche noi al Mae pensiamo che il supporto economico non sia adatto al nostro ruolo. In sintesi, abbiamo la rete più ampia e il bilancio più risicato".
All’on. Fedi (Pd) che gli proponeva di "congelare" le decisioni del piano e avviare un "tavolo di concertazione", Mantica ha risposto che "al contrario delle prime due fasi di razionalizzazione avviate dal governo Prodi, questa non è stata decisa da nessuna imposizione di carattere economico (previsioni di Finanziaria - ndr) ed è la prima volta che il Piano è triennale, cioè non chiudiamo domani mattina".
Tra le chiusure più discusse, quella di Detroit: "questo Piano – ha spiegato Mantica – è nato 6-7 mesi fa, quando l’accordo Fiat-Chrysler ancora non era stato siglato. Vi informo che ieri (martedì - ndr) al Cgie ho ufficializzato che la chiusura di Detroit slitta al secondo semestre del 2011, fatto salvo che valuteremo quanto accadrà per tutto il 2010. Siamo disposti a cambiare opinione se questi 3000 operai italiani che secondo l’onorevole Berardi dovrebbero arrivare lì muteranno i dati in base ai quali noi abbiamo ragionato. Stessa cosa se la Fiat comprerà Opel: probabilmente rivedremo anche il piano per la Germania".
All’onorevole Porta che aveva citato questi ultimi come "gli ennesimi tagli" alle politiche degli italiani all’estero, il sottosegretario ha spiegato che "al Cgie il Governo ha ufficialmente comunicato che per lingua e cultura agli enti gestori abbiamo aumentato ancora lo stanziamento. Ho anche detto che il livello che raggiungeremo per questo 2009 sarà quello che mi impegno a mantenere per il 2010. Avrei potuto avere 1 milione di euro in più. Ho preferito avere una provvista per il 2009 che sia sufficiente a riprendere a settembre i corsi che dovevano chiudere così da garantire la stessa cosa per il 2010. Ho pure confermato che le sedute del Cgie sono salve e detto sull’assistenza non potevo dare la stessa garanzia, ma che mi impegnavo a fare in modo che lo stanziamento del 2009 sia mantenuto nel 2010. Non voglio ringraziamenti ma almeno datemi atto del fatto che quando discuto lo faccio su dati reali, non su affermazione generiche".
Tornando al Piano, Mantica ha sottolineato che esso "non è un Vangelo, o un dogma: è un percorso, un programma che il governo ha presentato al Parlamento: ciò garantisce che nei prossimi due anni non saranno prese decisioni diverse da quelle in esso contenute. Il piano non è nato per "stramberia" ma sulla base di alcuni dati: del numero degli italiani residenti nelle varie aree (visti passaporti ecc), del rapporto funzionari-cittadini residenti, della situazione geo-politica. Facendo alcuni esempi, Mantica ha citato gli Stati Uniti "dove c’è il miglior rapporto funzionari-cittadini – 1 ogni 900 italiani", il consolato di Dubati, "che non ha rilevanza per gli italiani all’estero ma per noi significa 6 milioni di euro di interscambio. Quando parliamo di rete, parliamo anche di questo. In 22 Paesi la rete è strettamente collegata ai nostri connazionali, ma in altre parti no. Ci sono poi i consolati "vistifici" come quello di Mosca che ne fa 404 mila all’anno, o Kiev o Shangai. Alla fine, l’area complessiva più facilmente aggredibile è l’Europa. Capisco che la questione sembra riguardare gli italiani all’estero, ma non è così".
Come annunciato il 10 giugno, Mantica ha ribadito che "a metà ottobre chiederò la possibilità di un’audizione a Bruxelles, perché voglio presentarvi il consolato digitale. Ancora non ho date né modelli certi di attuazione, ma la razionalizzazione del piano è evidente: l’informatizzazione, direi più "sportello informatico" che "consolato digitale", significa portare sul territorio servizi collegati a consolati strutturati. E guardate che non lo stiamo facendo solo noi, ma anche altri Paesi Ue: si tratta di avere consolati attrezzati e intorno, nel territorio, 4 o 5 punti di servizio. Ho sempre fatto riferimento ad aree geografiche dove abbiamo consolati generali. In Europa c’è la struttura più storica della rete, ma c’è anche un’evoluzione in atto. Parlo di integrazione europea. Pensate alle ultime elezioni: abbiamo aperto seggi nei consolati e sono andati a votare meno di 60 mila votanti. Per me è un fatto positivo: significa che la maggior parte ha votato per i candidati dei Paesi di residenza".
Quanto ai tempi, Mantica ha ribadito che le prime azioni previste nell’ultimo trimestre di quest’anno sono "tutti declassamenti: 5 su 22". Quindi, ha aggiunto, "è sbagliato dire che chiudiamo 22 consolati. Ne chiudiamo 17, 5 sono declassamenti".
Quanto al "tavolo di concertazione" proposto da Fedi, Mantica si è detto "pronto al dialogo", posto che "ognuno ha il proprio ruolo: è l’esecutivo a decidere. Il piano, lo ripeto, è un percorso, non un vangelo, non esclude che si coordino tappe di confronto, ma mano che si va avanti. Ma già quando dico "ci vediamo ad ottobre", significa "facciamo verifica". Se volete possiamo stabilire un "rapporto di frequenza" per la verifica. Agli eletti all’estero dico: questo piano non è un dogma di fede: dubbi ne abbiamo anche noi. Ma per capire forniteci dati concreti. Io , da parte mia, posso dirvi, ad esempio, che per me l’unico consolato da chiudere negli Usa è quello di Newark, ma non si può perché lo abbiamo elevato a Consolato solo l’anno scorso e chiudendolo ora faremo una ben magra figura. Losanna o Ginevra? Alcuni mi dicono che Losanna è più centrale e che ci sono più aziende. Altri che a Ginevra ci sono le sedi degli organismi internazionali. Che si fa? Ragioniamo di cose concrete".
L’aiuto dagli enti locali di cui ha parlato il senatore Randazzo? "ben venga", ha risposto Mantica: "cerchiamo punti di appoggio per la presenza sul territorio". E poi: "i consoli onorari non li prendiamo in considerazione? Quasi tutti i Paesi Ue li stanno rivalutando: come possiamo "usarli"? Dovremmo parlarne per vedere se vale la pena. È comunque un’opportunità, quello di Siviglia, ad esempio, funziona benissimo".
Avviandosi alla conclusione, Mantica ha detto di aver "preso atto della reazione negativa al Piano su cui continueremo a lavorare. Fatelo anche voi, ma concretamente. Ad ottobre avremo altri elementi che lo integreranno. Poi affronteremo anche il problema delle ambasciate".
Dopo la presentazione di ottobre, Mantica ha detto di volere un’altra audizione. "Credo che questo sia il lavoro vero tra Governo e Parlamento: a me spetta il compito di presentare piani che, vi giuro, sono stati pensati e discussi dall’amministrazione degli esteri".
"So che l’on. Berardi ha scritto per primo una lettera al Ministro Frattini per scongiurare la chiusura di Detroit. Frattini risponderà così: 8 milioni e mezzo di euro risparmiati non sono "presi e messi in saccoccia", ma sono soldi che servono per migliorare la rete stessa, che verranno reinvestiti per questo. Io non vi ho mai che il risparmio è il primo obiettivo di questo piano che invece nasce dalla consapevolezza che non possiamo continuare a reggere una struttura in 140 Paesi del mondo. Non ce la facciamo più e ce ne dobbiamo rendere conto. O raddoppiamo gli stanziamenti del Mae o da qualche parte dobbiamo cominciare".
"Credetemi: la nostra azione è basata su dati obiettivi, su una valutazione fatta con gli ambasciatori, frutto di lavoro di un team all’interno del Ministero. Possiamo aver sbagliato ma – ha concluso – è una proposta su cui ci possiamo confrontare. Credo che sia il modo più corretto e trasparante di procedere". (aise)
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