Leggi anche L'EDITORIALE Italiani all'estero, tutti contro Mantica. Ma per i 18 sarà un boomerang - di Ricky Filosa
Il mio articolo di un paio di settimane fa, con il quale sostenevo l’inutilità’ del CGIE, ha fatto infuriare Riccardo Pinna del Sud Africa, uno dei “magnifici” 94. Con un paio di e-mail ha scaricato su di me tutta la sua rabbia. Prima accusandomi di questo e di quello, dimostrando di non conoscere affatto la mia storia personale e politica, poi e’ arrivato persino a minacciarmi. E se gli accadesse come a quello che andò per suonare e ritornò suonato?
A parte le “ragazzate”, il signor Francesco Porati, anche lui del Sud Africa, con una sua e-mail ha voluto testimoniare che Pinna, che conosce da molti anni, e’ una bravissima persona, un lavoratore, un buon padre di famiglia e ha sempre svolta un’intensa attività sociale a favore degli italiani in Sud Africa. Nulla di nuovo dunque sotto il sole: “Senatores boni viri, senatum mala bestia” (ogni singolo senatore e’ una brava persona, ma il senato e’ disastrosamente disonesto) dicevano gli antichi romani.
Sono piu’ che convinto che Pinna sia una brava ed onesta persona, come lo sono senz’altro gli altri “magnifici” del CGIE (tranne alcune autentiche “fetecchie”), ma rimango sempre piu’ convinto che il CGIE, oltre ad aver “sprecato” ingenti somme, non e’ mai servito a nulla. Quello che piu’ conta e’ che non sono il solo a sostenerlo.
“Ho trovato sempre il lavoro del CGIE del tutto inesistente per quanto riguarda la nostra comunità. Anzi le dirò che per quanto riguarda il nostro Stato, il New South Wales, non essendo rappresentato nel gruppo australiano, abbiamo chiesto ad uno dei loro rappresentanti di venire a Sydney per una riunione per dare un rapporto sul loro lavoro. Ci e’ stato risposto che non ci sono fondi disponibili per tale attività e perciò questa persona non e’ mai venuta a Sydney. E’ veramente una vergogna ed e’ importante che queste strutture inutili vengano eliminate.” Parzialmente questo e’ quanto ha testimoniato con una e-mail l’On. Franca Arena.
Ma ne sono convinte anche tutte, indistintamente, le persone che hanno partecipato (via e-mail) al dibattito tra me e Pinna.
Tra i “rarissimi” che invece sostengono che il CGIE abbia fatto cose positive, c’e’ Gianluigi Ferretti, direttore del giornale on-line “L’Italiano”. Anche lui e’ uno dei “magnifici” 94, ma di “nomina governativa”. Ferretti ci ha voluto informare anche di essere un “esperto” in emigrazione da oltre 40 anni, ma ha sempre permanentemente risieduto in Italia.
Una simile storiella ce la raccontò Barbara Contini quando, in “tour elettorale” in Australia, ci fece sapere di essere una “emigrata” come noi! Una cosa e’ certa. Visto che noi “emigrati” siamo persone cortesi, pazienti e generose rischiamo sempre di passare per fessi ed e’ così, infatti, che ci trattano.
In un’altra e-mail Ferretti scrive che: “Sono disposto a spiegarlo io subito (ndr: quello che il CGIE avrebbe fatto) dopo che qualcuno avrà spiegato che cosa sta facendo un Sottosegretario per gli italiani all'estero e cosa stanno facendo i 18 parlamentari per gli italiani all'estero e cosa fa la Corte costituzionale, il Cnel. Va bene che non ci vuole una prova di intelligenza per accedere ad internet, ma, suvvia, un po' di serietà!”.
Ferretti vuole salvarsi buttando la palla in angolo: non ci dirà mai niente del CGIE. Non per la reticenza di quelli da lui menzionati, ma esclusivamente perché il CGIE, oltre a far viaggiare gratis in tutto il mondo i 94 “magnifici”, non ha mai combinato un bel niente per gli italiani nel mondo.
IL CGIE A ITALIA WORLD E questo, con inequivocabile chiarezza, e’ stato confermato durante la trasmissione “Italiaword” su “RaiItalia” di sabato 27 giugno (in Australia) imperniata sulla ristrutturazione della rete consolare e, soprattutto, sulla riforma dei COMITES e del CGIE.
Per discutere dell’argomento, erano presenti molti dei parlamentari eletti all’estero, tra cui Nino Randazzo e Marco Fedi. Mentre Randazzo si e’ espresso confusamente, dal dialetticamente sciolto, ma con il solito ermetico politichese, Fedi ha chiesto di aprire un “tavolo”: la sua mania fissa! Il che vuol dire chiacchierare all’infinito di teorie astruse per non concludere mai nulla: esattamente come e’ sempre avvenuto nel CGIE. Se non lo farà Ferretti ad elencarci i pregi del CGIE, lo faccia Fedi che ne ha fatto parte sin da primo istante della sua fondazione. Anche Randazzo, per essere ancora uno dei “magnifici” 94, dovrebbe dirci che caspita ha combinato in vent’anni il CGIE. Macché, “democraticamente” non ce lo dirà mai nessuno, neppure il segretario generale Elio Carozza.
Il CGIE e’ “cosa loro”! Gli italiani nel mondo non debbono ficcarci il naso, chi chiede “trasparenza” e’ considerato un “provocatore”. Piero Badaloni, che ha condotto la trasmissione di “Italiaword”, si e’ ben guardato d’iniziare il programma chiedendo ai presenti le seguenti domande: “Quanti italiani nel mondo sono al corrente dell’esistenza del CGIE e dei COMITES? E chi ne e’ al corrente, sa cosa fanno?”. Se ne e’ astenuto cosciente che avrebbe messo in grande imbarazzo i suoi ospiti.
Non e’ che potevano rispondere che il 99% degli italiani nel mondo non sa dell’esistenza dei due organismi e che il restante 1%, che ne e’ al corrente, considerati i vent’anni di fallimenti con conseguente spreco di denaro, è arciconvinto che debbano essere aboliti.
Durante il dibattito, sia dai presenti nello studio e sia dagli intervistati via telefono, si e’ accreditata la convinzione di sopprimere senz’altro il CGIE e di riformare i COMITES. E’ da tempo che lo sostengo insieme a moltissimi altri. I COMITES, cosi’ come sono, dovrebbero essere aboliti. Opportunamente riformati potrebbero essere molto utili alla comunità italiana nel mondo. Dovranno pero’ essere composti esclusivamente da membri che siano degli stimati professionisti, conosciuti sia dalla comunità italiana e sia dalla comunità del Paese dove vivono e che non dovranno superare l’età’ dei 50/55 anni.
Nell’ascoltare gli eletti all’estero presenti, e’ apparso piu’ che evidente che nessuno e’ all’altezza di rappresentarci degnamente ed efficacemente. Purtroppo non saranno mai in grado di risolvere nessuno dei problemi degli italiani nel mondo. Durante il dibattito si e’ compreso che anche loro stessi si sono accorti della loro inutilità ed hanno espresso il timore che la riforma parlamentare cancellerà i 18 eletti all’estero.
GIORNALISTI 'TERRORISTI' La trasmissione ci ha mostrato che vi e’ antagonismo politico tra i 18 parlamentari esteri invece di essere tutti uniti. Si e’ evitato pero’ di parlare degli ultimi avvenimenti scandalistici accaduti in Italia. Altrimenti sarebbe risultato evidente che la sinistra italiana non si preoccupa di danneggiare l'Italia tutta pur di colpire l'avversario politico, contribuendo a fornirne un'immagine grottesca e contraffatta nei paesi esteri, con gravi danni politici ed economici. E’ stupido che l’opposizione dia l’opportunità’ allo spocchioso “Financial Time” ed ai britannici di continuare a guardarci dall’alto in basso, considerandoci una sottospecie umana ed il Paese delle banane: i “soliti italiani mandolino e spaghetti”. Eppure l’Inghilterra e’ una nazione che sempre e’ stata devastata da scandali a sfondo sessuale, corruzione e malversazione. La colpa e’ anche del provincialismo degli italiani che danno troppa importanza alla stampa straniera. Una volta il nostro Paese era totalmente ininfluente, da quando la musica e’ cambiata questo dà fastidio. Vorrebbero che l’Italia rimanesse un paese a sovranità limitata e che qualcuno possa imporci un esecutivo di suo gradimento e dimissionarne un’altro a loro sgradito.
Quando il “Financial Time” vaneggia di un Berlusconi prossimo alle dimissioni e di un Gianni Letta che lo sta abbandonando, allora capiamo che l’articolo gli è stato preparato da un giornalista de “La Repubblica”, magari dopo aver alzato il gomito e di parecchio. Ora l’obiettivo della stampa “terrorista” italiana è di far sì che il G8 non rilanci l’immagine di Berlusconi ma si trasformi in una sua grande sconfitta, fatta di defezioni dei partecipanti e di scarsi risultati.
Per fortuna che il loro slogan una volta era: “Salviamo l’Italia”.
Giampiero Pallotta* - Italia chiama Italia
*fondatore de "Il Popolo degli Italiani nel Mondo Inc.".