Wed, 01 Jul 2009 19:51:00 Presentato "Fare Italia nel mondo". Fini: Bisogna offrire prospettive alle nuove generazioni
 Il presidente della Camera, Gianfranco Fini |
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Il dibattito è stato incentrato sui temi del Rapporto, che ha analizzato nel 2008 la situazione internazionale e il ruolo che l’Italia può assumere nel contesto globale.
“Non è sufficiente pensare all’oggi, ma bisogna offrire prospettive alle nuove generazioni”. Ecco perché è importante che l’Italia abbia “la capacità di individuare ‘terapie’ e avviarle velocemente”. In questo senso, “i think tank sono una innovazione della politica italiana ed elevano la qualità del dibattito”. Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenendo alla presentazione del Rapporto “Fare Italia nel mondo. Le sfide post-globali delle relazioni internazionali” elaborato dalla Fondazione Fare Futuro. A introdurre il Rapporto è stato Paolo Quercia, che ha curato l’opera e ha coordinato l’equipe di studiosi e ricercatori impegnati in un anno di lavoro.
Nel corso della presentazione – oltre a Fini e Quercia - sono intervenuti esponenti del mondo politico, della ricerca e dell’industria, fra cui il viceministro dello Sviluppo economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso, il vicepresidente del Senato Emma Bonino, il vicepresidente per l’internazionalizzazione di Confindustria Paolo Zegna, il presidente di Simest Giancarlo Lanna, il giornalista Oscar Giannino, il presidente della Fondazione Edison Marco Fortis e il direttore di Limes Lucio Caracciolo. Per Farefuturo hanno parlato il direttore Mario Ciampi, il direttore Relazioni internazionali Federico Eichberg e quello editoriale Angelo Mellone.
Il dibattito è stato incentrato sui temi del Rapporto, che ha analizzato nel 2008 la situazione internazionale e il ruolo che l’Italia può assumere nel contesto globale. Il Rapporto si presenta allo stesso tempo come uno sguardo approfondito alle varie aree di interesse per il Bel Paese, come una panoramica sullo stato della globalizzazione e sulle varie alleanze nelle quali l’Italia è coinvolta e come un’analisi degli strumenti di cui dispone la diplomazia italiana, con particolare attenzione a cooperazione allo sviluppo e missioni militari internazionali. Nel Rapporto si evidenzia come cambiano anche le categorie delle percezioni, se si pensa, come ha osservato Quercia, che “la Cina non è vicina a noi geograficamente, ma in forza della sua industria e della sua crescita economica”, che fa risentire i suoi effetti sul nostro paese. Ecco perché, ha sottolineato ancora Quercia, “la politica estera diventa uno strumento per assicurare anche benefici interni alla nazione”.
Il Rapporto, che fornisce anche “spunti decisionali” a chi deve prendere decisioni in politica internazionale, è improntato a una visione realista – di obiettivi, e non solo di strumenti - sia nelle relazioni con altri stati che negli interventi di cooperazione e militari. “L’approccio multilaterale – ha osservato Fini – è l’unico possibile”. Quanto alle “immigrazioni bibliche” di cui siamo testimoni in questi anni, il presidente della Camera ha ricordato che non saremmo a questo punto “se avessimo capito prima il problema della fame nel mondo” e avessimo ridotto “le sperequazioni fra nord e sud del mondo”. Secondo il presidente della Camera, inoltre, il Rapporto dimostra anche che le imprese italiana hanno fatto un buon lavoro nell’internazionalizzazione, “con buona pace – ha scritto nella prefazione - dei ‘declinisti’”.
Fini ha anche stigmatizzato “il dibattito a intermittenza” che si ha sui diritti umani, in particolare recentemente sul caso dell’Iran. Se uno stato ha forti legami commerciali, è stato il suo ragionamento, “allora si fa realpolitik”, al contrario se le esportazioni non sono consistenti, in quel caso si contesta chi reprime i dissidenti e non assicura le libertà civili. Per il presidente della Camera serve “un approccio globale a questioni complesse”. E questo spiega l’importanza dei centri di ricerca: “Occorre – ha concluso - un pensiero che possa tracciare le azioni”.
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