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Caro direttore, caro Ricky,
due articoli del nostro portale, hanno quest'oggi attirato la mia attenzione.
In primo luogo la bella disanima di Gambaro sui dati di vendita dei quotidiani, che come veniva giustamente ricordato, non corrispondono alla tiratura.
Liberazione e Secolo d’Italia vendono rispettivamente 8mila e 3mila copie giornaliere Quotidiani di partito: il conto è salato - di Marco Gambaro
Pensare che un carrozzone come il "Secolo d'Italia" con sole 3000 copie vendute possa ricevere sovvenzioni statali, fa veramente venire i brividi lungo la schiena.
Non parlo poi di un altro aspetto che spesso viene ignorato; la ripartizione tra testate delle pubblicità istituzionali e degli enti statali; anche qui si tratta di risorse pubbliche, gestite spesso con logica clientelare.
E poi ho letto della presa di posizione di Massimo Romagnoli a favore della stampa on-line (con una proposta di legge presentata durante la scorsa legislatura, ndr).
Informazione italiana nel mondo Informazione italiana all'estero e internet: la politica dia una mano concreta
Oggi l'informazione passa in maniera crescente dalla rete e sarebbe sbagliato non tenerne conto in materia di redistribuzione delle risorse pubbliche.
Sarebbe bene che i deputati eletti all'estero diano battaglia su questo tema.
Anche noi daremo senz'altro il nostro contributo, come del resto Italia chiama Italia ha già fatto in passato.
Un caro saluto,
Andrea Verde*, da Parigi
*candidato in Europa del PdL alle ultime elezioni politiche
Italia chiama Italia
