Siciliana di origini e romana di adozione, Paola Calorenne, responsabile nazionale dei Giovani dell’Italia dei Valori, ha varcato anche i confini elvetici partecipando a Zurigo, lo scorso venerdì 15 gennaio, all’incontro tra la comunità italiana residente in Svizzera, il leader dell’Idv Antonio Di Pietro e il deputato Antonio Razzi.
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A colloquio con ItaliachiamaItalia, la rappresentante ha spiegato che cosa vuol dire, oggi, fare politica per i più giovani. E ha annunciato una proposta per rendere il lavoro più dignitoso. A partire dallo stage.
Paola, quale impressione hai ricevuto dall’incontro tra il presidente del vostro partito, Antonio Di Pietro, e la comunità italiana residente in Svizzera? L’Italia dei valori è ormai radicata anche Oltralpe?
L’organizzazione dell’Italia dei Valori Svizzera riesce a catalizzare in maniera molto forte i connazionali residenti in questo Paese. Bisogna registrare, però, il fatto che il partito attira principalmente gli immigrati di prima generazione, arrivati qui da diversi anni per trovare lavoro e diventati ormai persone adulte, mentre i loro figli, in realtà, si dimostrano poco interessati.
È possibile costruire una rete di giovani dell’Idv in Svizzera?
Non solo possiamo, ma dobbiamo costruirla, perché ancora non c’è molta attenzione dei giovani nei confronti della politica italiana. Loro vivono in Svizzera e hanno problematiche diverse dalle nostre ma, allo stesso tempo, hanno diritto di voto nel nostro Paese. È importante, quindi, instaurare con loro uno scambio di idee e iniziative.
I giovani immigrati di seconda generazione hanno problemi quotidiani, legati al lavoro e alla vita sociale in Svizzera. Come può aiutarli l’Idv che, invece, agisce dall’Italia?
Il confronto con il Paese d’origine può aiutarli a capire come la mancanza di attenzione nei confronti dei diritti del lavoro può avere come conseguenza la perdita dei diritti di cui godono nei confini elvetici. In Svizzera il lavoratore è tutelato e, interessandosi alla realtà italiana, i giovani immigrati di seconda generazione potrebbero portare un esempio per aiutare i coetanei italiani a migliorare la loro realtà. Il confronto con l’Italia può aiutarli, inoltre, a migliorare anche la loro condizione. Essendo cresciuti tra due culture, hanno un termine di paragone che a noi manca.
Quella svizzera è la prima comunità italiana all’estero che incontri. Dopo aver ascoltato le storie dei nostri connazionali immigrati anni fa, come leggi i fatti di Rosarno e la gestione del fenomeno immigrazione in Italia?
Il confronto con i connazionali immigrati è stato molto interessante, mi hanno raccontato come gli italiani fossero etichettati come dei ‘pochi di buono’ e quanto le loro azioni assumessero sempre un significato di rilevanza negativa, anche se erano semplici lavoratori. È quello che accade con gli immigrati di oggi in Italia. Se noi ricordassimo quanto siamo stati emarginati non ci comporteremmo in questo modo, spesso si pensa che la difficoltà debba portare alla paura nei confronti del diverso, mentre deve portare all’integrazione. Nel nostro Paese abbiamo scarsa attenzione nei confronti del diverso, soprattutto quando è debole.
Se l’Idv fosse stata al governo, come avrebbe gestito il fenomeno migratorio?
I fatti di Rosarno sono avvenuti perché lo Stato si è disinteressato. Se ci fossero stati controlli da parte di ispettorati e sindacati, non ci sarebbe stata l’esasperazione che si è verificata. È necessaria l’attenzione dello Stato.
Voi venite accusati di essere giustizialisti e, a vostra volta, accusate di scarso senso della legalità gli esponenti del centrodestra, in particolare il premier Berlusconi e i parlamentari con processi in corso. L’assenza dello Stato a Rosarno è imputabile a una tradizione politica meno interessata alle questioni sociali o a delle singole persone prive di rispetto per la legalità?
Credo che ci sia una parte della destra che è per la legalità ed è per l’attenzione ai diritti sociali. Quello che abbiamo oggi, però, non è un governo di destra ma è un governo che non dimostra attenzione nei confronti dei cittadini, sia italiani che stranieri, e che ha a cuore solo alcune categorie. Non è un mistero che la Lega Nord ha fatto della battaglia allo straniero il suo punto di forza.
Dalla tua analisi emerge una diffuso disinteresse verso la politica da parte dei giovani. A che cosa è dovuto?
La differenza che c’è tra giovani svizzeri e italiani è che nel nostro Paese c’è il disincanto e in Svizzera c’è disinteresse. I giovani italiani non si avvicinano alla politica non perché sono disinteressati ma perché trovano dei ‘muri di gomma’. Non hanno rappresentanza in Parlamento e nelle amministrazioni locali. Tutte le categorie dovrebbero essere rappresentate a livello politico, ma i giovani non lo sono.
Che cosa vuol dire, oggi, rappresentare la categoria giovanile?
I problemi principali che hanno i giovani sono legati al lavoro e alle politiche abitative, però non vengono considerati. Non esiste un disegno per farli emergere, anzi. Esiste un interesse di chi detiene già il potere nell’ostacolare il ricambio generazionale.
Quali saranno le prossime azioni dei giovani dell’Italia dei valori?
Abbiamo in cantiere una riforma del processo penale e civile molto interessante, che snellirebbe numerosi processi ma non a danno dei cittadini. La riforma che abbiamo ideato coinvolge le metodologie di notifica degli atti giudiziari, attraverso le nuove tecnologie, e il patteggiamento: il fine è velocizzare i termini. In relazione alle politiche giovanili, e in collaborazione con l’Uds – Unione degli studenti -, abbiamo ideato un disegno di legge per equiparare lo stage all’attività lavorativa. Molti giovani vengono sfruttati per anni ma poi tutta la loro fatica non gli viene riconosciuta. La novità rilevante è che il ddl coinvolge anche gli studenti delle scuole superiori. Molti istituti tecnici, infatti, prevedono tirocini formativi come camerieri o operatori turistici che, però, poi non sono riconosciuti come attività lavorativa.
Barbara Laurenzi - Italia chiama Italia