Onorevole, lei ha partecipato alle diverse manifestazioni davanti il consolato generale di Losanna per impedirne la chiusura. Finora avete ottenuto dei risultati?
L’attenzione sulla chiusura rimane alta per ragioni oggettive. Quello di Losanna è un consolato generale con 100mila cittadini italiani. È evidente che chiuderlo genera malcontento. Chiudendolo vengono meno numerosi servizi relativi alle attività scolastiche, all’anagrafe, all’amministrazione.
Quindi la decisione di chiudere il consolato di Losanna avrà dei risvolti di carattere organizzativo e concreto?
È un problema enorme e concreto, per questo molti italiani si sono mobilitati. Ci sono interessi non solo di rappresentanza: Losanna ospita molti ricercatori italiani e, anche se ci viene risposto che Ginevra è a 70 chilometri da Losanna, c’è un’importante dimensione che viene dimenticata. Il consolato di Losanna, infatti, ha una giurisdizione molto estesa che va dal confine con il Piemonte fino a oltre il cantone di Friburgo.
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LA SVIZZERA E I CONSOLATI
Certo, ogni cittadino vorrebbe il Consolato sotto casa propria. Non sono parole nostre, ma del Console di Zurigo, intervistato da ItaliachiamaItalia.
Il Console parla di rete consolare, ma non solo Italiani all'estero, Il Console di Zurigo a ItaliachiamaItalia: "Consolati? Non è chiusura, ma razionalizzazione" - di Francesca Toscano
In Svizzera, due Consolati nell'arco di 70 chilometri. E c'è chi ha il coraggio di lamentarsi.
E' una presa per i fondelli verso tutti quegli italiani nel mondo che vivono in zone molto più vaste della Svizzera; in zone dove, per recarsi in Consolato, talvolta devono persino prendere l'aereo e perdere due giorni di lavoro.
Riflettiamo. |
Quali altre iniziative avete in programma?
È in corso in questi giorni una nuova petizione per la raccolta delle firme e ci tengo ad evidenziare che le stesse autorità cantonali svizzere si sono mosse per sollecitare le autorità italiane affinché sia scongiurata la chiusura. Ci saranno altre manifestazione di protesta, già da domani (oggi per chi legge, ndr) sarò in Svizzera.
Intervenendo al XII congresso nazionale della Uil scuola, le ha dichiarato che è “necessaria una programmazione pluriennale delle risorse per le scuole all’estero”. Per quale motivo una programmazione pluriennale dovrebbe risolvere un taglio che, invece, è dovuto a una mancanza di soldi?
Così come è congeniata una manovra triennale per i tagli, allo stesso modo si può congeniare una manovra pluriennale per dare risorse. Un sistema scolastico non può essere ridimensionato di anno in anno perchè poi, quando si riesce ad avere qualche soldo in più, bisogna riprogrammare in corso d’opera i lavori scolastici. Tutto questo crea disagio anche a livello organizzativo.
Ancora una volta, c’è un risvolto organizzativo da valutare? L’Italia dovrebbe prendere esempio dagli altri paesi europei?
Non è possibile continuare a seguire la strada della mancanza di programmazione mentre in Europa tutti i sistemi fanno della programmazione il loro vero sistema di efficienza. Noi non teniamo il passo con il modello di programmazione che, in Europa, si è sempre rivelato efficiente. Per rilanciare le politiche culturali occorrono strumenti di programmazione tarati su base triennale e non a sei mesi.
Nel corso dell’incontro di Zurigo tra le direzioni nazionali delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani in Svizzera) e della Fclis (Federazione colonie libere italiane in Svizzera), lei ha parlato di una “necessaria riflessione comune sui problemi che le organizzazioni affrontano”. Per quale motivo il mondo dell’associazionismo sembra ormai in affanno?
L’associazionismo vive le trasformazioni che vive la società, con nuovi strumenti e nuovi linguaggi. Il mondo dell’associazionismo, però, è il luogo delle relazioni e delle azioni umane, rende servizi che non si limitano all’incontro: penso ai servizi alla persona e di accoglienza. C’è l’esigenza di rilanciare le associazioni come forma relazionale sotto l’aspetto umano. Inoltre, ci sono le associazioni storiche che hanno svolto un ruolo politico, non in senso partitico ma nel senso di guardiani della società. Ripercorrere la storia può servire alla riflessione sul rilancio dell’associazionismo anche nella società attuale.
E un giovane, secondo lei, trova interessante tutto questo?
Se non lo è, lo deve essere. Molti dei loro coetanei svizzeri entrano in politica e crescono nella vita pubblica. I figli di seconda e terza generazione vivranno in Svizzera e, quindi, è giusto che le nuove generazioni si guadagnino qui il loro posto.
Lei ha parlato di una “situazione paradossale” a proposito dei collegamenti ferroviari Svizzera-Italia. A che cosa è dovuto il suo commento?
La Confederazione elvetica, da oltre un secolo, fa delle infrastrutture ferroviarie una delle sue carte di credito principali. La grande quantità dei collegamenti tra Nord e Sud Europa passa dalla Svizzera che, quindi, fa un grande sforzo economico e finanziario per costruire i corridoi che collegano il Nord con il Sud, ad esempio con la galleria più lunga al mondo, quella del San Gottardo. Il lato paradossale è che nel momento in cui si costruisce un’opera che proietta il traffico nel futuro, come il nuovo collegamento ferroviario Mendrisio-Varese, si procede anche allo smantellamento, per ragione non chiare, dell’esistente. Oggi andare da Zurigo a Milano è un’impresa, spesso bisogna cambiare a Chiasso e prendere altri treni.
Sta parlando della soppressione dell’EuroNight Luna, contro la quale si è scagliato apertamente?
L’abolizione dei treni notturni, avvenuta con il nuovo orario di dicembre, va letta in modo critico. È una prova di strategia di smantellamento di ciò che c’è già.
A che cosa è dovuta questa soppressione? Ci saranno delle ragioni alla base di questa decisione…
Ci sono delle responsabilità delle Ferrovie Italiane ma anche di quelle svizzere. Abbiamo sollevato il problema in Parlamento chiedendo che si organizzi un incontro con le autorità svizzere. Ci giungono proteste da ogni parte della svizzera da cittadini che sono inferociti per la soppressione dell’EuroNight Luna e che, già in passato, avevano mal digerito la soppressione del treno diretto Zurigo-Lecce.
Dall’azienda, finora, non vi sono state fornite spiegazioni?
La strategia di Trenitalia è quella di non avere mai treni a lunga percorrenza; questa ragione economica, però, non è trasparente. Se durante la settimana questo treno non si riempisse, infatti, si potrebbe tenere in vita durante il periodo estivo per incrementare il turismo verso il Sud Italia. Ho sollevato il problema interloquendo con la direzione generale delle ferrovie ma le risposte, finora, non sono state soddisfacenti.
Soffermandosi sulle vicende interne della politica italiana, Pd e Idv sono tornati a unirsi in vista delle regionali. Stavolta l’alleanza reggerà?
Questo è quantomeno da auspicare. È difficile entrare nel merito: l’alleanza va verificata sul campo, ma è interesse della democrazia che ci sia una maggioranza che opera senza deflagrazioni e un’opposizione capace di costruire un’alternanza. Al di là delle percentuali di consenso bisogna costruire un’alleanza sui programmi.
Barbara Laurenzi - Italia chiama Italia