Roma - Novità anche per i connazionali all’estero annunciate a margine del Congresso Nazionale dell’Idv che ha avuto luogo a Roma dal 5 al 7 febbraio. Per la ventunesima regione, la circoscrizione estero, tutto "va rivisto completamente e trovato un nuovo sistema". A dirlo ad Italia Chiama Italia, al termine della prima giornata di lavori, è il presidente dell’Idv, Antonio Di Pietro, che col nostro giornale ha commentato in anteprima la mozione che l’On. Antonio Razzi ha esposto alla platea il giorno successivo. Per il leader dell’Idv "per la realtà estera bisogna usare un metro diverso". Anche la questione legata al tesseramento estero per l’on. Di Pietro “è tutta da discutere”, mettendo un freno alla richiesta di equiparare i tesserati Idv all’estero e i corrispondenti delegati a quelli in Italia: ogni dieci iscritti al partito un rappresentante.
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On. Di Pietro, in questo congresso anche la sezione estera dell’Idv rivendica un ruolo. Lei è stato recentemente in Svizzera, dove c’è un alto numero di tesserati Idv: presenteranno una mozione in cui rivendicano alcuni diritti come lo svolgimento di congressi anche all’estero. Come intendete porvi rispetto a queste richieste?
La questione all’estero dei congressi non è una cosa semplice perché c’è quello di Jhoannesburg, di Buenos Aires e quello della Nuova Zelanda. Dobbiamo immaginare una soluzione diversa. Per esempio incontri on line. E comunque è difficile immaginare che quello di Jhoannebsurg porti avanti un impegno planetario anche a Buenos Aires e in Nuova Zelanda. In realtà credo che bisognerà, con molta onestà intellettuale, rivedere questa legge elettorale estera, per fare in modo che la rappresentanza all’estero, che a mio avviso ci deve stare e non vorrei essere frainteso, sia espressione più di una realtà locale. La rete potrebbe essere una soluzione, piuttosto che una realtà che viene indicata dal centro, perché altrimenti a vincere sono sempre le realtà estere dove ci sono più immigrati italiani, ma magari a scapito della qualità.
E’ possibile equiparare il numero di delegati a quello di tesserati, come in Italia?
E’ tutto da discutere. Credo che per la realtà estera bisogna usare un metro diverso, perché come fanno a conoscersi dieci persone di Jhoannesburg e Buenos Aires? E’ difficile metterli insieme.
Però l’apporto che hanno sul territorio…
In Svizzera magari è diverso, c’è una ragione, ma se vai in Monrovia ne trovi tre di italiani, però anche loro diritto di partecipare. E devi garantire tutti.
Quindi dovete rivedere le direttive?
Va rivisto completamente e trovato un nuovo sistema.
Francesca Toscano - Italia chiama Italia
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