Ha ragione Fabio Porta, deputato Pd eletto in America Latina e residente in Brasile, a chiedere che sia fatta chiarezza sui requisiti dei candidati esteri del PdL in Sud America. Partendo dal caso di Nicola Di Girolamo, ormai ex senatore, in carcere, accusato di essere entrato a Palazzo Madama grazie ai voti della 'ndrangheta, Porta si riferisce in particolare alla ripartizione estera nella quale egli stesso è stato eletto (il Sud America, appunto) e la sua attenzione si concentra su Juan Esteban Caselli e Stefano Andrini.
Il deputato eletto in America Latina Voto degli italiani all'estero, Porta (Pd): Fare chiarezza su voti Pdl in Sudamerica
Secondo Fabio Porta, deputato Pd eletto in Sud America e residente in Brasile, costoro sarebbero "personaggi che probabilmente nessun partito avrebbe avuto il coraggio di presentare in Italia". Questo non lo sappiamo. Sappiamo però che Andrini in realtà non è stato candidato dal PdL, come il deputato Pd dà a intendere, ma dal movimento dell'allora senatore Luigi Pallaro; il senatore 'ballerino', come l'ha battezzato Italiachiamaitalia.com fin dal 2006: un po' di qua, un po' di là, Pallaro ha sempre dimostrato di non avere idee politiche ben chiare. E di correre soltanto per se stesso.
Sappiamo anche che Caselli, secondo quanto riportato da fonti giornalistiche sia italiane che argentine, "è noto ai magistrati ed all’opinione pubblica argentina per il suo a dir poco discusso passato negli anni della dittatura e del governo Menem", così come scrive Fabio Porta.
Noi non siamo favorevoli ad accreditare accuse non dimostrate o non dimostrabili, e non ci piacciono i de relata, perciò non esprimiamo giudizi. Ma fa bene l'onorevole del Pd a volerne capire di più. Lo fa chiedendo spiegazioni direttamente al ministro Frattini, attraverso un'interrogazione alla quale speriamo il titolare della Farnesina risponda con chiarezza.
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I nostri lettori più assidui avranno notato che in queste settimane abbiamo dovuto dar voce sul nostro giornale alle mille domande che il cittadino elettore, in Italia e all'estero, si è dovuto porre dinanzi allo scandalo di candidati scelti a caso e a danno dell'immagine del Paese, con il conseguente rimpallo di responsabilità anche da parte delle massime istituzioni. Una scelta che la nostra linea editoriale ha sempre espresso: prima di tutto gli italiani all'estero, poi destra e sinistra, poi il bianco e il nero, poi i partiti.
Non piace a nessuno continuare a dover parlare di certi scandali. Ma la superficialità e la cialtroneria di chi ha composto le liste e di chi avrebbe dovuto vigilare, sono sotto gli occhi di tutti.
Nel 2008 la persona responsabile del settore Italiani nel Mondo di Forza Italia verso il PdL era Barbara Contini. Ve la ricordate? "I nostri candidati? Tutte persone per bene', dichiarò dopo lo scandalo in Sud America: "sui voti ottenuti dal Pdl in quelle elezioni - ricorda sempre Porta - fu subito aperta un’inchiesta dalle Procure della Repubblica di Roma e Reggio Calabria relativa all’influenza della mafia e della ‘ndrangheta sulle elezioni in Sudamerica". Italiachiamaitalia.com ricorda molto bene quei giorni.
Cos'è che la senatrice Contini non ha voluto dire? E' praticamente scomparsa dal mondo degli italiani all'estero: in silenzio, e probabilmente in completo relax, si gode la sua poltrona, con tutto ciò che ne consegue.
Per quanto riguarda invece il caso Di Girolamo, che è stato candidato da An, 'bisognerebbe chiedere a Zacchera', come ha detto Maurizio Gasparri al cronista che gli chiedeva da dove arrivasse l'avvocato-senatore. Marco Zacchera, per anni responsabile del settore Esteri di An, oggi deputato PdL, è sindaco di Verbania e presidente del Comitato per le questioni degli italiani all'estero alla Camera. E' lui che, dopo un giro in scooter con Stefano Andrini, direzione studio professionale di Di Girolamo, ha dato il via libera alla candidatura del senatore 'eletto' dagli italiani residenti in Europa. Ma Zacchera aveva questo potere, di inserire in lista qualcuno, o si è prima consultato? Noi pensiamo lo abbia fatto. Avrà pure chiesto al presidente del suo partito, Gianfranco Fini, un parere sulla candidatura di Nicola Di Girolamo. Secondo quanto si è letto sui giornali in questi giorni, Fini avrebbe in effetti saputo: "Per me questo è il miglior candidato che abbiamo", avrebbe detto l'ex leader di An. Eppure il presidente della Camera, attraverso il suo ufficio stampa, ha negato fin da subito di avere mai incontrato Di Girolamo. Incontrato no, ma della sua candidatura doveva pur essere stato informato.
Ora, non che i delinquenti ce l'abbiano scritto in fronte: ma trattandosi di una candidatura in un partito politico, per lo più non nell'ultimo dei Comuni italiani ma al Senato della Repubblica, senza dubbio sarebbero stati necessari maggiori controlli. Ti fidi della prima faccia pulita - che poi, mi si perdoni la battuta, non sembra il caso di DG -, e quando meno te l'aspetti ti arriva la mazzata.
Intanto è di ieri la notizia che, secondo la senatrice Barbara Contini, tra i politici sponsor della candidatura dell’ex senatore Nicola Di Girolamo c’era anche il presidente della Camera Gianfranco Fini. Vedremo.
Di tutto quanto gira intorno al caso Di Girolamo è necessario capire di più: devono venir fuori i responsabili; vogliamo capire se sapevano o non sapevano dei rapporti di 'Nic' con la mafia; e se non sapevano, vogliamo spiegazioni sul perchè non abbiano usato maggiore prudenza nella selezione dei candidati. Nonostante ciò che può pensare qualcuno, ci sono ancora tanti italiani che pensano che la politica sia una cosa seria. Noi siamo fra questi. E da chi ha sbagliato, attendiamo risposte.
Questo è un periodo di fuoco, in Italia: siamo in piena campagna elettorale per le elezioni regionali. E anche per questa circostanza così importante non sono mancati errori madornali, che non possiamo imputare solo ai tecnicismi di una legge elettorale farraginosa e per certi aspetti incomprensibile.
La verità è anche questa: siamo ben lontani dalla politica di alto livello, e gli uomini che ci rappresentano sono sempre più piccoli e immeritevoli. I parlamentari sono troppi e non riusciamo a conoscerli bene: anche per superare questo impasse, si devono portare a compimento le riforme già in questa legislatura. Per ricominciare a sperare in un Paese migliore.
Ricky Filosa - Italia chiama Italia
ricky@italiachiamaitalia.com