"Cosa fa un genitore quando vede il proprio figlio deviare dalla retta via? Gli affibbia qualche sculacciata, se è ancora giovanissimo. Se poi è già nell’età della ragione, cioè se è “grande”, gli parla. Con il cuore in mano. Cercando di fargli capire dove ha sbagliato. Ma se lui continua, persevera, se con la sua condotta cerca di distruggere tutto quello in cui tu hai creduto, nelle tue tradizioni, nella tua cultura, nel tuo modus vivendi, se continua e mette in pericolo anche la sua vita….allora no! Certo è tuo figlio, non puoi bastonarlo anche perché con la forza non si ottiene nulla…(“le rivoluzioni si vincono col sangue…”, sentenziano i più esagitati: grande fesseria, le rivoluzioni si vincono con le idee, con le parole, con gli esempi. Con la forza si ottiene sempre il contrario perché odio chiama odio, sangue chiama sangue…)". A scrivere è Mimmo Porpiglia, direttore di Gente d'Italia, il quotidiano delle Americhe.
"E allora un buon padre di famiglia cosa deve fare? Parlare, parlare, discutere, riparlare, alzare la voce anche… Ma se il figlio insiste, se proprio non vuole saperne di riprendere la retta via??? A quel punto un bel ceffone ci sta proprio bene…Un bel ceffone, di quelli che lasciano il segno. E quando meno se l’aspetta. Rimarrà scosso, ti guarderà in cagnesco, e forse ti risponderà con una parolaccia, ma poi rifletterà; soprattutto se di ceffoni non ne ha mai presi.
Da venerdì scorso ho ricevuto decine e decine di telefonate, mail, messaggi…quasi tutti dello stesso tenore: "Finalmente…bravo, devono capire i nostri amici che così non si fa….”. Ma c’è anche chi mi ha contestato credendo forse che questo giornale sia l’emanazione del partito di Berlusconi o del Pd o dell’Idv….o di altri schieramenti politici.
L'EDITORIALE Il Governo 'massacra' gli italiani all'estero. Ma adesso basta! - di Mimmo Porpiglia
No. Ho detto e scritto “adesso basta!” e lo ripeto: “basta!”. Sono anni che ascoltiamo sempre le stesse promesse, sono anni che i politici – quasi tutti – continuano a ripetere il solito ritornello: "Gli italiani nel mondo sono come noi, non possono essere trattati come cittadini di serie B… Non calpesteremo la loro dignità".
L'INTERVENTO Italiani all'estero, L'editoriale di Porpiglia? Un forte messaggio d'allarme - di Ricky Filosa
Beh, non è cambiato nulla in questi anni. “Ma cosa dici?” urleranno i miei detrattori di destra e di sinistra, “abbiamo avuto il voto!”. Sì, abbiamo avuto il voto, e a cosa è servito? Povero vecchio Tremaglia… Ha trascorso tutta la vita per cercare di ridare dignità al popolo italiano all’estero. Lo ha fatto col cuore, forse anche per il suo partito, ma lo ha fatto principalmente perché ci credeva, e ci crede ancora. E combatte ancora. A suo tempo gli hanno creduto anche a sinistra, anche i suoi avversari politici, al punto che, insieme, hanno cambiato la Costituzione. E gli italiani all’estero, vituperati ed abbandonati dai governi precedenti, sono entrati in Parlamento: "Difenderemo i vostri interessi, vi ridaremo dignità…”, dicevano.
Dove sono ora tutti quei politici che pochi anni fa “aprirono” agli italiani nel mondo??? Dove sono finite tutte le promesse? Cittadinanza più celere, copertura sanitaria per i più bisognosi, assegno sociale, borse di studio per i figli degli emigrati, percorso agevolato per le iscrizioni nelle università, forte impulso per le scuole italiane all’estero, rafforzamento dell’insegnamento della lingua italiana, i giovani…. Cosa si è fatto per i giovani? Dove e quando è stata ridata dignità al popolo italiano nel mondo?
Non sono un bolscevico, e quindi non credo ciecamente nel “comitato centrale” e neppure nel “centralismo democratico”, ma credo nell’uguaglianza di tutti gli esseri umani, senza distinzione di ceto, religione e colore della pelle. Credo che il diritto alla vita sia di tutti. Diritto ad avere, tutti, un’esistenza dignitosa, senza essere prevaricati. Ragionando con la propria testa e non con quella degli altri. Camillo Benso Conte di Cavour diceva “Il primo bene di un popolo è la sua dignità”, e andando a ritroso, molto a ritroso nel tempo “La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli:” parole di un certo Aristotele.
Non si sta forse calpestando anche la dignità delle migliaia di italiani indigenti dell’America Latina? E non si sta forse calpestando anche la dignità di centinaia di migliaia di italiani costretti dopo file chilometriche ai consolati per riacquistare la cittadinanza ad aspettare anni per un loro sacrosanto diritto? E la pensione sociale? Perché sì agli italiani d’Italia e no a quei poveri vecchi che sono partiti dall’Italia perché non c’era lavoro? Nulla, dimenticati, offesi anche nella loro dignità…
La dignità, quella forza che svogliati, deboli, insufficienti e politicanti da strapazzo non hanno, e spesso hanno deciso di non avere, sperando che non serva perché allenarla quotidianamente costa comunque fatica. In questa nostra società definita “moderna”, dominata dall'ansia e dalla paura, la dignità è stata invece sostituita da molti dei nostri governanti dalla ricerca del successo, creando una massa di perdenti e un nugolo di vincenti (che potrebbero essere i perdenti di domani). E coloro che il successo non possono più averlo (deboli, vecchi, emarginati e purtroppo anche italiani all’estero) sono spesso sostenuti con un pietismo che di fatto, umiliandoli, toglie loro anche l'ultimo granello di dignità, li rende dei "morti viventi".
Sono anni che ai milioni di italiani che vivono fuori dal Bel Paese è stata tolta anche la dignità. Tutti i diritti umani convergono e si compongono nell’unico grande diritto di ogni uomo di essere rispettato, tutelato e promosso nella sua dignità sempre e dovunque, in ogni terra e sotto ogni cielo, in ogni tempo e in ogni dove, quali che siano le appartenenze (e i contesti) razziali, territoriali, culturali, politici, economici, religiosi di riferimento. Lo afferma solennemente anche la nostra Costituzione, che all’art. 3 proclama: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Ma gli italiani all’estero sono “uguali” agli italiani d’Italia? E’ stata mai rispettata la dignità degli italiani all’estero?
Sant’Agostino affermava che la giustizia ha due bellissime figlie: la collera e il coraggio. Collera verso le ingiustizie e coraggio perché esse non continuino. Io sono pieno di collera ed ho anche il coraggio di scriverlo. Sono pieno di rabbia e di collera soprattutto contro certi politici ai quali ho aperto il mio cuore e qualche volta ho dato anche il mio voto.
La collera, credetemi, ha una sua funzione positiva: protegge dalle prevaricazioni degli altri, dà sfogo al nostro rancore evitando che l’accumulo di rabbia abbia conseguenze più negative, e prepara alla lotta, certamente non fisica. Freud riteneva che le emozioni, se inibite, non svaniscono, ma si sfogano improvvisamente e in direzioni non opportune. E la collera, non esprimendola si rischia di manifestarla contro la persona sbagliata o si rischia di sviluppare sintomi di natura psicosomatica. Quindi, reprimere la collera è rischioso: questa o esplode in direzione sbagliata e magari con maggiore potenza o si rischia di venire prevaricati, di non difendere gli spazi propri, di non venire rispettati. Esprimerla in maniera incontrollata, però, rischia di metterci nei guai o di farci compiere azioni di cui poi ci pentiamo. Nell’impeto di collera la nostra mente si focalizza sulla causa scatenante e cancella tutto il resto; veniamo, come vuole il detto, "accecati dalla rabbia" in una spirale che si autoalimenta.
Quindi, ripeto, e con sempre maggiore convinzione , “adesso basta”. Perché sono anni che ho ascoltato e ascolto la gente, i nostri connazionali, il loro grido di dolore, le loro sofferenze… la loro impotenza, la loro rabbia. E più leggo le loro email e più monta la “mia” rabbia….E allora ripeto a voce alta: "Adesso basta!". Il Padreterno mi ha, bontà sua, “dato” un cervello, non devo quindi obbedire senza pensare. La mia storia familiare e culturale è da sempre improntata alla democrazia: non mi faccio inquadrare da nessuno, perché ho le mie idee liberali, liberiste e liberaliste. Non è un controsenso. Sono contro tutti i tipi di coercizione, fisica ed economica, ecco perché ho combattuto mafia, camorra e ‘ndrangheta vivendo per molti anni “scortato” insieme con la mia famiglia. Su queste colonne ho sempre dato spazio a tutti, rispettando le loro opinioni. Siano esse di Destra o di Sinistra. Perché è il lettore che deve giudicare, e per giudicare deve conoscere cosa si dice a destra ed a sinistra. Sono intervenuto di rado, proprio per non inquinare il pensiero del lettore. E, finchè vivrò, continuerò ad inculcare, e non solo ai miei figli, i valori della democrazia, della libertà dell’uguaglianza e della dignità. Perché “la cosa peggiore che possa capitare a chiunque è la perdita della dignità e del rispetto di sé”m recita laconicamente Chinua Achebe. E i nostri governanti calpestano ogni giorno, oltre i diritti, anche la dignità di milioni di italiani che vivono all’estero. Ecco perché, sempre più arrabbiato, grido con forza “Adesso Basta!”".
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