Come è noto, il caso Di Girolamo ha sollevato accesi dibattiti sulla questione del voto degli italiani all’estero, e negli ultimi giorni si leggono le più diverse opinioni a questo riguardo. In particolare, ha destato la mia attenzione un intervento del Prof. Claudio Antonelli. Il Prof. Antonelli definisce la Legge Tremaglia “strana” ed “assurda”. Non condivido affatto tali definizioni, e mi stupisce ancor più il fatto che le stesse provengano da un italiano residente all’estero.
Al contrario, io sono del parere che la Legge Tremaglia sia un’ottima legge, non solo perchè essa dà piena attuazione ad un diritto garantito a tutti gli italiani dalla stessa Costituzione (il diritto di voto appunto) ma soprattutto perchè le sue disposizioni riconoscono negli italiani residenti oltre confine quel valore che ci era stato negato per tanto tempo.
Tornando all’intervento del Prof. Antonelli, in esso leggiamo che l’assurdità della Legge Tremaglia deriverebbe dal fatto che gli italiani all’estero non pagano le tasse in Italia. Su questo aspetto, ritengo doveroso fare alcune puntualizzazioni.
In primo luogo, vorrei ricordare al Prof. Antonelli che il diritto di voto è legato allo status di cittadino, e non ha nessuna connotazione tributaria. Questo principio si evince dall’art. 48 della Costituzione, a norma del quale “sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età”. La norma costituzionale è molto chiara nel prevedere due requisiti per il riconoscimento del diritto di voto: il possesso della cittadinanza italiana e l’aver raggiunto la maggiore età. Pertanto, il riferimento che Antonelli fa al pagamento delle tasse risulta contrario al dettame costituzionale. Peraltro, se il diritto di voto dipendesse dal pagamento delle tasse, bisognerebbe escludere dalle elezioni tutti quei cittadini italiani, residenti in Italia, che non producono alcun reddito e che sono esonerati dal pagamento delle tasse! Basti pensare agli studenti, alle casalinghe, o ancora ai disoccupati. Certamente nessuno si azzarderebbe ad escluderli dall’elettorato per il semplice fatto di non pagare le tasse. Perchè allora dovremmo essere esclusi noi italiani all’estero?
In secondo luogo, vorrei segnalare che in qualche modo anche noi italiani oltre confine contribuiamo alla crescita del Fisco. Infatti, ogni qual volta acquistiamo dei prodotti italiani, non paghiamo forse le tasse? Per non parlare del fatto che anche i cittadini italiani residenti all’estero paghiamo l’IRPEF, relativamente ai redditi prodotti in Italia e alle proprietà site sul territorio italiano.
Un altro punto che mi ha colpito dell’intervento del Prof. Antonelli è quello in cui afferma che la Legge Tremaglia “disconosce e offende i patriottismi altrui”. Secondo Antonelli, l’esercizio del voto per l’Italia implicherebbe “una grave mancanza di lealtà nei confronti della nuova patria”, cioè del Paese ospitante. Nella mia qualità di italiano residente all’estero, ritengo doveroso replicare anche a queste affermazioni, anche per non dimenticare tutti quegli italiani che in passato hanno dovuto lasciare la propria terra non per scelta, ma per necessità, costretti dalla vita di miseria e povertà che all’epoca offriva loro l’Italia, distrutta dalle guerre. A mio avviso, non solo eleggere i propri parlamentari italiani non costituisce nessuna offesa per il Paese ospitante, ma al contrario ritengo che la Legge Tremaglia sia uno strumento che avvicina l’Italia al resto del mondo. A parte il fatto che non credo di essere mai stato sleale nè offensivo verso l’Argentina (Paese in cui risiedo e lavoro da circa 50 anni) per il semplice fatto di aver espresso il mio voto in Italia, credo che considerare offensivo verso il Paese ospitante l’elettorato attivo degli italiani oltre confine vorrebbe dire buttare nella spazzatura tutti gli accordi di doppia cittadinanza che l’Italia ha concluso con Paesi terzi.
Fatte queste precisazioni, vorrei ora spiegare perchè il voto degli italiani all’estero non è una sorta di “grazia” concessa dalla Legge Tremaglia a noi italiani emigrati, ma rappresenta l’attuazione di un diritto costituzionale dal cui riconoscimento scaturiscono enormi vantaggi per l’Italia, ancor prima che per gli stessi italiani all’estero.
Gli italiani all’estero, lungi dal costituire un peso per lo Stato italiano, rappresentano una grande risorsa. Lo sono stati già passato, quando le rimesse inviate dagli emigrati alle proprie famiglie rimaste in Patria hanno contribuito alla rinascita del Paese. E lo sono anche oggi, nell’epoca della globalizzazione, in cui gli interscambi e i collegamenti con il resto del mondo sono ineludibili per l’economia dei Paesi.
Fra le principali attività su cui poggia l’economia dell’Italia vi è il turismo. Ebbene, negli ultimi anni il “turismo di rientro” degli italiani residenti fuori dall’Italia sta assumendo sempre maggiore intensità ed importanza, con ovvie conseguenze positive per la crescita dell’economia nazionale.
Oltre che grande meta del turismo mondiale, l’Italia è rinomata anche per le sue “eccellenze”, che vanno dalla moda all’industria alimentare, dal design alla tecnologia e il know-how. I prodotti italiani hanno dunque un’immenso bisogno di trovare mercati nel contesto internazionale e, da questo punto di vista, gli italiani all’estero rappresentiamo un ottimo punto di riferimento. Possiamo dire di essere dei veri e propri ambasciatori del Made in Italy, in quanto promuoviamo la scelta dei prodotti e delle tecnologie italiane nei vari Paesi esteri in cui residiamo. In quest’ottica, la Legge Tremaglia riflette quest’idea dell’Italia come una grande Nazione con una grande rete nel mondo, e così contribuisce ad avvicinare l’Italia ai vari Paesi in cui sono sparsi milioni di italiani nel mondo.
D’altro canto, è altrettanto doveroso riconoscere che la Legge Tremaglia non è esente da imperfezioni e certamente può essere migliorata e corretta. Mi riferisco in particolare alle modalità di esercizio del diritto di voto. Ritengo che il metodo del voto per corrispondenza debba essere abolito, sia perchè lo stesso non garantisce quella “segretezza” e “personalità” che la Costituzione prevede per il voto, sia perchè non consente una piena parificazione degli italiani all’estero rispetto agli italiani in Patria. Infatti, se per la Costituzione lo status di cittadino italiano e i diritti civili e politici che ne conseguono non trovano discrimine in base al luogo di residenza, non vedo perchè gli italiani oltre confine dobbiamo votare in maniera diversa rispetto ai cittadini in Italia.
A mio parere, la soluzione più coerente sarebbe quella di eliminare il voto per corrispondenza ed istituire dei seggi elettorali anche all’estero, magari facendo ricorso alle sedi delle Ambasciate e dei Consolati. Soltanto in questo modo si potrà realizzare una piena parificazione ed uguaglianza di tutti cittadini italiani, garantendo al contempo quella legalità e trasparenza che ogni democrazia esige nei procedimenti elettorali.
Eugenio Sangregorio* - ItaliachiamaItalia
*Vicepresidente pro tempore PDL America Meridionale