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Home / Italiani all' estero / Italiani all'estero e Rai, presentata proposta di legge per l'informazione - di Barbara Laurenzi
Fri, 12 Mar 2010 17:22:00

Italiani all'estero e Rai, presentata proposta di legge per l'informazione - di Barbara Laurenzi




Obiettivo, rilanciare l’informazione “da” e “per” l’estero attraverso il ruolo centrale di Rai Italia. E con i finanziamenti delle regioni. Firmata da Narducci e Di Biagio, la proposta bipartisan è stata presentata ieri a Roma, nella sede di Palazzo Marini.

di Barbara Laurenzi


 

Roma - Finanziamenti regionali, ruolo centrale di Rai Italia, informazione di ritorno. Sono le parole chiave della proposta di legge a firma dei deputati Pd e Pdl Franco Narducci e Aldo Di Biagio. Due firme di due schieramenti opposti per trovare un’unica soluzione alla mancanza di fondi per l’editoria riservata agli italiani nel mondo.

La proposta di legge è stata presentata nel corso del convegno, a Palazzo Marini a Roma, ‘L’informazione ‘da’ e ‘per’ gli italiani all’estero’, promosso dal gruppo Infoestero coordinato da Giovanni Abelli. Oltre ai firmatari, erano presenti il ministro Carla Zuppetti, il direttore di Rai Italia Daniele Renzoni, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, il presidente della Fusie, Domenico De Sossi, e il senatore del Pd Claudio Micheloni.
 
Il rilancio dell’informazione “da” e “per” l’estero, secondo i promotori della legge, dovrebbe avvenire attraverso Rai International, che dovrà ricevere finanziamenti dalle regioni, e attraverso le reti nazionali Rai che si occupino della produzione di servizi sulle nostre comunità all’estero. L’idea è trasformarla da emittente per gli emigrati in canale internazionale. Il coordinamento delle regioni dovrebbe articolarsi in due livelli. Il primo livello è quello del coordinamento politico e amministrativo tra di loro e con lo Stato, in particolare con il dipartimento di Informazione e Editoria. Successivamente ogni singola regione potrà stipulare specifiche convenzioni con Rai International che stabiliscano il numero dei servizi da realizzare, la loro tipologia, il programma in cui inserirli e soprattutto il relativo impegno economico della Regione.

La proposta non dimentica l’informazione di ritorno. In nome di questo principio, sbandierato da anni ma ancora inapplicato, la Rai dovrà inserire nei programmi contenitori servizi realizzati presso gli italiani all’estero che dovranno raggiungere almeno il 5 per cento dell’intera programmazione delle reti nazionali (Rai Uno, Rai Due e Rai Tre). Gli stessi servizi, riuniti in un programma contenitore ad hoc o inseriti in programmi già esistenti, saranno trasmessi anche da Rai International. Nel testo della legge, fa capolino l’idea che Rai International funzioni da agenzia per le tre reti nazionali. Per i servizi realizzati all’estero, infatti, Rai International dovrebbe svolgere il ruolo di coordinamento e controllo: la loro produzione potrebbe essere demandata alle emittenti italiane all’estero che hanno già strutture e giornalisti. Una soluzione che, secondo i firmatari, presenterebbe il vantaggio di superare il sistema delle sovvenzioni richieste dalle emittenti.

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Il passo verso il web è oggi più vicino rispetto a ieri, e parlare di 'nuove tecnologie' senza cercare di comprenderle a fondo, senza dare loro reale autorevolezza e sostegno pieno, farebbe solo del male all'Italia, lasciandola indietro rispetto ad altri Paesi. E' questo il messaggio del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Ecco perchè il web è il futuro, e il futuro è adesso.

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I ‘numeri zero’ dei programmi da trasmettere nei palinsesti regionali e nazionali sono stati presentati da Giovanni Abelli, Coordinatore di Infoestero. I programmi saranno supportati da un sito web, in cui sarà possibile rivederli, e da pagine apposite sui social network per raggiungere il maggior numero possibile di giovani.

Secondo Franco Siddi, “l’Italia deve prendere consapevolezza degli italiani all’estero perché altrimenti non può rappresentare la realtà in cui essi vivono. Il nostro Paese purtroppo non ha ancora maturato questa consapevolezza e, allo stesso tempo, taglia i fondi a Rai Italia e alla stampa. Ma - ha aggiunto - c’è un fuoco acceso, l’attenzione di altre parti dell’informazione che con noi stanno conducendo la battaglia per recuperare fondi. Bisogna cogliere questa opportunità per far nascere una sensibilità nuova nel Paese che non rimanga circoscritta soltanto tra chi si occupa di italiani all’estero”.

Ultimo ad intervenire, il presidente della Fusie Domenico De Sossi ha definito la proposta di legge “un atto di fiducia in un momento drammatico per l’editoria e l’informazione tutta”. E, unico tra tutti, ha ricordato che l’informazione di ritorno non è un’invenzione di oggi, visto che se ne parla “da 40 anni: nel 2000, nella Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo fu presentata un’indagine sulla diaspora negata svolta dall’Università di Trieste in cui Papais sosteneva l’esigenza di un’agenzia per l’informazione di ritorno che passasse per le Regioni”. De Sossi ha poi ricordato che l’allora ministro Tremaglia, nella legislatura 2001-2006, “creò una specifica commissione per questo tema, che purtroppo non durò molto” e, infine, ha dichiarato “perplessità sul piano tecnico” in relazione alla proposta di legge.

De Sossi, però, non è stato l’unico a manifestare delle perplessità. Al termine del convegno, infatti, una parte del pubblico ha polemizzato con Abelli sulle tematiche affrontate. Erano Renata Tacus, dirigente scolastica dell’I.i.s.s. Volta, e una delle professoresse del plesso, presenti in sala insieme agli studenti dell’istituto di via Bravetta dopo avere ricevuto un invito in cui si prometteva un dibattito sui “risvolti occupazionali” del settore dell’informazione e delle telecomunicazioni.

Le due donne, che da mesi cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica sullo stato dell’edificio scolastico, dove “letteralmente ci piove in classe”, e sull’offerta scolastica, che la riforma Gelmini ha snellito con il conseguente taglio di posti di lavoro, non hanno accettato l’idea di essere state invitate “per fare numero” visto che non si è dato spazio agli argomenti promessi e che nemmeno la loro protesta, a convegno concluso, ha ottenuto risposte.


Barbara Laurenzi - ItaliachiamaItalia


















































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