|
 |
la tua e-mail per ricevere le notizie più importanti
|
|
|
Home /
Italiani all' estero /
Italiani all'estero: Gente d’Italia, voce 'scomoda' di Miami
Fri, 12 Mar 2010 19:27:00 Italiani all'estero: Gente d’Italia, voce 'scomoda' di Miami
Sul piano strettamente politico dobbiamo soltanto rilevare come questa iniziativa del console ha finito con il creare non pochi problemi al ministero e alla maggioranza che sostiene questo Governo, un Governo già alle prese con troppi problemi 'privati'
dal numero odierno di 'Gente d'Italia'
Gli interrogativi sollevati dal senatore Randazzo del Partito Democratico imponevano ed impongono anche una severa riflessione sul ruolo fondamentale che i giornali per gli italiani all’estero svolgono, quale che sia la loro tendenza politica. Non è, quindi, casuale che nel giugno dello scorso anno venne presentata una interrogazione parlamentare a firma di Nino Randazzo, che ha brillantemente svolto la professione del giornalista, dedicando ad essa passione ed attenzione, ed è stato anche editore del prestigioso quotidiano in lingua italiana di Melbourne “Il Globo”.
'I giornalisti non entrano'. Ma i mafiosi sì Quando Settineri, era "invitato speciale" alle feste organizzate dal Comites e dal Consolato di Miami Noi siamo pienamente consapevoli di essere stati, almeno nella circoscrizione di Miami, una voce scomoda: una voce che non ha inteso piegarsi alle logiche delle clientele, una voce che non ha taciuto quando il buon senso – e talvolta anche la legalità – sono stati violati, una voce che ha dato fastidio a chi privilegia la cultura degli schieramenti per cui “amici” e “compari” non vanno mai disturbati, una voce infine che in questi anni ripetutamente hanno tentato di sopprimere. Ma questo è stato, è e sarà sempre un giornale “diverso” perché in un mondo rissoso e partigiano qual è quello della politica italiana, si è sforzato e continua a sforzarsi di interpretare una realtà democratica in chiave unitaria. Chi segue Gente d’Italia non si sorprende di leggere firme, cronache ed analisi di segno diverso. Talvolta opposto. Un giornale in una certa misura bipartisan. Non un giornale asettico ed equilibrista, ma il quotidiano delle idee, contrapposte ma non stridenti, coerenti con la scelta dell’imparzialità. Nella comunità italiana di Miami è ben conosciuta la guerra che il Comites presieduto da Cesare Sassi ha scatenato contro questo giornale affermando – e scrivendo nei verbali ufficiali del Comites stesso ( controfirmati dal console Rocca) – che “La Gente d’Italia” è un quotidiano fantasma. La Procura della Repubblica di Roma ha voluto vederci chiaro per capire se ciò che sosteneva il Comites era vero oppure era falso. Per ora un fatto è certo: il Pubblico Ministero prima ed il Gip dopo hanno rinviato a giudizio Cesare Sassi Ilaria Belloni, Maurizio Paglialonga, Luciana Saliani e Edoardo Ribetti per falso ideologico. Noi siamo fiduciosi nella magistratura ed attendiamo con serenità gli sviluppi del dibattimento: al termine anche la comunità italiana di Miami saprà se il Comites, avvalendosi illegalmente dei propri poteri, ha tentato di “distruggere” questo giornale, quindi macchiandosi del reato di falso ideologico, ovvero se siamo noi dalla parte del torto. Un discorso, per certi versi analogo, dobbiamo sollevarlo nei confronti del console pro tempore di Miami, Marco Rocca. Ne accogliemmo il ritorno a Miami con riguardo e attenzione. Ci siamo astenuti, per un dovere di cortesia e per testimoniare la nostra benevolenza, dal chiederci come mai egli fosse tornato in Florida andando a ricoprire un incarico di rango inferiore rispetto a quello che lasciava. E’ stato accolto con simpatia nella nostra redazione. Ma attenzione e simpatia non ci hanno mai impedito di sollevare il velo della critica quando, a nostro avviso, egli era criticabile. Come testimonia lo scambio di e mail con la responsabile del settore Cultura, avevamo manifestato l’intenzione di dare risalto alle iniziative del Consolato in occasione della Festa della Repubblica dello scorso anno. Quando abbiamo appreso che lui questa Festa l’aveva “privatizzata” siamo rimasti legittimamente perplessi ed abbiamo, doverosamente, avanzato le nostre critiche. Il console dice di aver invitato oltre mille persone. Naturalmente lo ha fatto – trattandosi di una sua Festa privata – seguendo la sua personale e comprensibile logica: ha invitato cioè i suoi amici e gli amici dei suoi amici. Tra i quali oggi sappiamo essere mafiosi e pregiudicati. Il che è legittimo per una festa privata. 
 
 Ma se la ricorrenza è la Festa della Repubblica Italiana, non essendo il console di Miami proprietario né della nostra Repubblica né della Storia del nostro Paese, avrebbe dovuto rigidamente attenersi alle prassi protocollari in uso nelle sedi diplomatiche, indipendentemente dalle personali simpatie o antipatie. Il console, alla richiesta di accreditare i nostri inviati, ci rispose che la sala non poteva ospitarli. Pazienza. Noi abbiamo fatto ugualmente il nostro mestiere e abbiamo ricordato al console che a “porte chiuse” ai giornalisti si tengono soltanto le udienze scabrose nei tribunali. Quanto poi alle domande che il senatore Nino Randazzo ha posto nella sua interrogazione siamo ancora in attesa e curiosi di conoscere le risposte: chi e perché si assume il gravoso onere di pagare un ricevimento per oltre mille persone? Il console ha giurato che ha pagato con il suo portafogli: noi non abbiamo motivo di dubitare. Vuol dire che i suoi risparmi li ha investiti per questa ricorrenza. Ma se così non fosse non sarebbe più questo giornale a doversene occupare.
Sul piano strettamente politico dobbiamo soltanto rilevare come questa iniziativa del console ha finito con il creare non pochi problemi al ministero e alla maggioranza che sostiene questo Governo, un Governo già alle prese con troppi problemi “privati”.
E che oggi, alla luce degli arresti di Miami e delle frequentazioni di Roberto Settineri, non possono più essere nascosti.
ItaliachiamaItalia

|
|
|
 |