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Home / Italiani all' estero / Italiani nel mondo, Non dimentichiamoci dei detenuti italiani all'estero - di Katia Anedda
Fri, 02 Jul 2010 17:30:00

Italiani nel mondo, Non dimentichiamoci dei detenuti italiani all'estero - di Katia Anedda




'Oramai qualche tempo di silenzio sulle scomode vicende dei detenuti italiani nel mondo, i giornali non ne parlano e le famiglie dei nostri connazionali detenuti oltre confine sono sfiduciate'

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Italiani all'estero: altre notizie

"È giunto il momento di rompere quel muro di gomma che circonda i nostri "Prigionieri del silenzio". Dobbiamo portare alla luce quelli che sono i reali motivi per cui molti nostri connazionali, vedi i casi "Ammirabile", "Nardini", "R.E." (per ragioni di privacy non rendiamo pubblico il nome), "Parlanti", e molti altri, si ritrovano da soli, rinchiusi in una cella, lontani dalle loro famiglie, dalle loro case, dalla loro patria". A scrivere è Katia Anedda, presidente dell’associazione "Prigionieri del silenzio" e compagna di Carlo Parlanti, che sul sito dell’associazione rilancia l’appello a sostegno dei diritti dei detenuti italiani all’estero.

"Spesso questi motivi sono riconducibili a vere e proprie truffe: atti illegali come falsificazione di documenti e di prove. E questo, gli Stati Esteri dove caso per caso sono imprigionati i nostri connazionali, non lo vedono. O forse non lo vogliono vedere. Come abitanti di un paese civile, la nostra amata Italia, da sempre culla della civiltà, abbiamo l’obbligo di denunciare questi soprusi, abbiamo il dovere di far aprire gli occhi a questi Governi che non mettono in atto una giusta giustizia. In realtà però, non tutti riescono a tirare fuori il coraggio per condannare queste angherie, in primis il Governo Italiano, più volte chiamato come alleato nella nostra lotta contro le vessazioni che colpiscono i nostri connazionali all’estero, Italiani nel mondo, chiamate che non hanno mai avuto delle risposte concrete. Sappiamo però di non essere soli in questa battaglia. Sappiamo che le nostre grida d’aiuto saranno accolte dai molti che come noi hanno sete di giustizia".

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"Già ora molti illustri personaggi della scena italiana hanno cercato, con la loro professionalità e voglia di verità, di aiutarci. A tal proposito vorremmo sottolineare l’operato del dott. Vittorio Zingales e il prof. Paolo Signorelli che hanno denunciato una truffa ai danni della Social Security Americana, in cui era coinvolto anche un esimio medico, il neurologo Neal L. Pugach della Neurological Associates of Hampton Roads in Chesapeake, Virginia. Ricordiamo che il reato federale in questione, cioè la truffa ai danni di un’assicurazione, e quindi l’impossessarsi illecitamente di soldi che escono dalle tasche dei contribuenti americani, soldi che erano destinati ad aiutare delle vere disabili vittime di crimini, è punibile persino con la detenzione. A seguito di questa denuncia, che rappresenta un atto di coraggio e di voglia di giustizia da parte dei nostri due connazionali, la giornalista Antonella Ricciardi ha scritto e pubblicato un articolo tradotto anche in lingua inglese e pubblicato sul News Blaize. L’articolo, per il tema trattato, ha suscitato notevole perplessità e vari punti di riflessioni per quanti lo hanno letto. Il polverone sollevato dopo la pubblicazione del pezzo della Ricciardi ha attirato l’attenzione della Social Security Americana, la quale, ci giunge notizia dell’agente in carica dell’ufficio investigativo, il signor Rod Owens, sta riesaminando il caso, facendo le giuste valutazioni sulla validità dei documenti e delle prove, riservandosi di farci pervenire una risposta entro tre settimane, sulla possibilità o meno di aprire un investigazione".

"L’invito che rivolgiamo oggi a tutti i nostri lettori è quello di fare qualunque cosa sia nelle loro possibilità, affinché questa vicenda, assieme a tante altre, non venga insabbiata. L’invito è anche a prendere esempio dall’operato del dott. Vittorio Zingales e del prof. Paolo Signorelli e di tutti coloro che hanno dato ascolto alla nostra richiesta d’aiuto, nel continuare a chiedere, anzi, a pretendere chiarezza su questi episodi e a denunciare qualsiasi sopruso che possa essere rilevato dalla riesamina dei documenti riguardanti i processi che vedono coinvolti i nostri connazionali all’estero. Sappiate che il vostro aiuto è un’arma preziosa per arrivare alla verità ed avere finalmente giustizia. Oramai qualche tempo di silenzio sulle scomode vicende dei detenuti italiani nel mondo, i giornali non ne parlano e le famiglie dei nostri connazionali detenuti oltre confine sono sfiduciate. L'invito di "Prigionieri del Silenzio" è quello di non arrendersi mai, continuate a bussare a tutte le porte e chiedete il rispetto dei vostri diritti, anche quando tutto vi sembra finito e la gente più che sorda, non arrendetevi, è questo che vogliono chi vi vuole azzittire, stancarvi, allora voi non permettetelo". 

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