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Thu, 29 Jul 2010 10:50:00

Italiani all'estero, Le Ambasciate sono un "mezzo" e non un "fine" per far carriera - di Roberto Pepe




'Le rappresentanze all’estero sono un “mezzo” per migliorare il nostro prodotto fuori d’Italia e per dare sicurezza all’italiano all’estero, non sono un “fine” assoluto a sé stante che bisogna mantenere a tutti i costi per far fare carriera all’ambasciatore'

di Roberto Pepe





Italiani all'estero: altre notizie

Una cosa è certa: sia il Governo che i Diplomatici italiani hanno fatto una pessima figura agli occhi degli italiani all'estero e del resto del mondo…

Privare le rappresentanze diplomatiche all’estero di quel sostegno finanziario che permetta una “decente” rappresentatività ed operatività è molto pericoloso, in quanto quelle Sedi rappresentano l’Italia del Commercio, dell’Industria, della potenza economica e culturale in generale, potendone rilevare il relativo feed back: il grado di fiducia che un terzo Paese può concedere alla Nazione. In questo caso fanno bene i Diplomatici a fare "sciopero". E’ come il negoziante che sa approntare una bella vetrina con ottimi prodotti a fronte di uno sciagurato che pone in mostra i rimasugli e gli scarti non più vendibili. Certo, però, quanto esposto deve essere rappresentativo di quanto si produca, altrimenti si bluffa creando un falso miraggio. Il compratore se ne accorgerà e non concederà più fiducia anche qualora la merce sia tornata ad essere eccellente.

Purtroppo, però, la situazione non è così semplice e lineare per tutti. Anzi è talmente ambigua e variegata, da inficiare completamente quel senso di responsabilità e professionalità richiesta a esponenti altamente simbolici per la Nazione. Infatti, mentre alcune rappresentanze diplomatiche sanno “vendersi bene” a bassa spesa, altre, accampando difficoltà, nonostante i soldi profusi, hanno una pessima vetrina. Il problema italiano-estero è “atavico”: sussiste una mancanza di linea comune e coordinata che gestisca tecnicamente tutto il “Prodotto Italia” con un’ottica finalizzata agli obiettivi tracciati dal Governo.

Sono ormai anni che denunciamo tale situazione di mutismo reciproco, nella gestione operativa extra nazionale, tra i Ministeri coinvolti, Enti governativi, Associazioni di industriali e del commercio, Rappresentanze di Italiani all’estero. Sono anni che domandiamo un Dipartimento operativo funzionale unico interministeriale che coordini in tempo reale (con sale operative 24 ore su 24) tutte le attività ed interventi all’estero. Bisogna in pratica eliminare lo sperpero di potenzialità non sfruttate e male utilizzate nella gestione localizzata e banalizzata all’oggi, senza un trend di sviluppo tendente ad un comune obiettivo nazionale. Qualsiasi azione, insomma, tendente alla pubblicizzazione dell’Italia, specialmente in previsione del Regionalismo, e supportante l’italiano all’estero, deve assolutamente essere coordinata da un chiaro riferimento ministeriale italiano tecnico, e non politicizzata come il devastante istituto dei deputati eletti all’estero che non hanno fatto altro che percorrere questa strada al contrario, frammentando e parcellizzando ulteriormente il già suddiviso macrocosmo estero.

A Madrid avevo fissato un appuntamento con un gentile funzionario all’ambasciata. Poiché avevo cambiato programma, passato davanti agli uffici italiani ho suonato il campanello per lasciare un  messaggio. Mi è venuto ad aprire un guardiano spagnolo che mi ricordava che essendo sabato, era tutto chiuso. Ho chiesto di lasciare un messaggio ad un impiegato, un carabiniere, un fattorino, un qualcuno che sapesse almeno l’italiano… Ma dovetti rinunciare, perché quella guardianìa non poteva far altro che controllare la porta d’ingresso. Le Ambasciate italiane nelle Capitali estere sono chiuse nel week-end. E’ come se l'Italia, durante le feste, desse le chiavi agli svizzeri, ai francesi…

Dell’inutilità dei Consolati onorari (così come sono congeniati ora) ne abbiamo già parlato un anno fa, dopo l’esperienza nei paesi nordici e baltici: Uffici presso i quali non si può sbrigare neanche una semplice pratica di passaporto… e che costano una marea di soldi, solo per tenere la bandiera (strappata, logora ed arrotolata) fuori dal balcone…

Le rappresentanze all’estero sono un “mezzo” per migliorare il nostro prodotto fuori d’Italia  e per dare sicurezza all’italiano all’estero, non sono un “fine” assoluto a sé stante che bisogna mantenere a tutti i costi per far fare carriera all’ambasciatore. Se vale la pena, se è utile, se lavora bene questo pezzo d’Italia all’estero, allora  deve essere strapagato, altrimenti si chiuda!

E’ il solito discorso dei giornali italiani all’estero sostenuti con soldi italiani: se sono efficienti e vitali e svolgono un reale ruolo in un’organica collaborazione con la madrepatria, OK, sosteniamo e paghiamo; ma se sono solo un giocattolino locale di qualche boss o commerciante, che utilizza il giornale per propaganda personale, allora tagliamo pure i fondi!

Più che mai è proprio il caso di dire che "Italia chiama Italia".


Roberto Pepe - Italia chiama Italia


















































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