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Thu, 05 Aug 2010 11:36:00

Italiani all'estero, La parabola di Aldo Di Biagio: un fenomeno creato a tavolino - di Nazzareno Mollicone


Aldo Di Biagio, Fli


'Il suo abbandono del partito del Popolo della Libertà significa automaticamente, per chi scrive, anche l’abbandono della carica di responsabile del dipartimento per gli italiani all’estero. Qualcun altro dovrà essere nominato al suo posto, sperando che la scelta sia più obiettiva e non dettata da semplici raccomandazioni'

di Nazzareno Mollicone






Italiani all'estero: altre notizie

L’adesione di Aldo Di Biagio al gruppo finiano alla Camera è stata la fine di un equivoco nel mondo degli italiani all’estero.

Di Biagio è un caso da manuale per illustrare i meccanismi di selezione della classe dirigente politica, basati sulle raccomandazioni e sul trasformismo.

Sconosciuto alla vita politica italiana e romana fino all’età di quarant’anni, conobbe casualmente l’attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ed esibendo la sua caratteristica (peraltro tutta da dimostrare) di residente all’estero, si fece raccomandare presso l’on. Mirko Tremaglia per entrare nel Ctim, dove divenne anche - dopo l’allontanamento di Gianluigi Ferretti - “coordinatore”.

Nel frattempo, grazie alle stesse duplici raccomandazioni, divenne improvvisamente dirigente dell’Ente di Patronato dell’UGL, ENAS, e coordinatore delle sedi all’estero di tale Patronato.

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Arrivate le elezioni del 2008, ottenne la candidatura in Europa (sempre restando equivoco il suo reale “status” di residente all’estero, condizione sine qua non per essere eletto) e grazie all’impegno dei militanti del Ctim, all’utilizzo della rete Enas ed alle sue  mirabolanti promesse di aiuti economici, riuscì ad essere eletto.

Dopo di che, abbandonò la carica di coordinatore del Ctim, abbandonò l’incarico all’Enas, e – sempre sfruttando le precedenti raccomandazioni – si fece nominare coordinatore del PDL per l’estero.

Alla Camera, però, si è fatto nominare nella Commissione Lavoro, anziché in quella Esteri, come doveva essere naturale, non brillando comunque per attività. Si definisce “imprenditore nel campo dei trasporti e bio-energetico”: boh!

Risultati? Nulla. Attività? Solo polemiche con le varie delegazioni degli Italiani all’estero. Proposte? Solo quella del tesseramento, ignorando ad esempio quella dell’indizione di una grande assemblea degli Italiani all’Estero aderenti – in vari modi – al PDL. Presenza nel Cgie, rispetto ai vari Micheloni, Garavini, Narducci? Non pervenuta. Proposte di legge per la riforma degli organismi rappresentativi? L’ha lasciata fare a Tofani.

In cambio, leggevamo ogni giorno i suoi comunicati che trattavano, come ben rileva Andrea Verde, di tutto: dai panettieri agli incidenti stradali, dalle partite di calcio al clima, e via dicendo.

Il suo abbandono del partito del Popolo della Libertà significa automaticamente, per chi scrive, anche l’abbandono della carica di responsabile del dipartimento per gli italiani all’estero. Qualcun altro dovrà essere nominato al suo posto, sperando che la scelta sia più obiettiva e non dettata da semplici raccomandazioni.

Cosa farà adesso Di Biagio? Vorrà farsi nominare dirigente degli italiani all’estero da parte del partito finiano? Ma il posto sembra già occupato, in quanto Tremaglia (che a suo tempo l’aveva allontanato) ha già nominato coordinatore l’on. Roberto Menia.

In realtà, forse l’unico vero obiettivo di Di Biagio è quello – in occasione delle prossime elezioni legislative, che prima o poi ci saranno – di farsi “nominare” deputato in Italia, eliminando così definitivamente ogni legame con gli italiani all’estero.


Nazzareno Mollicone - Italia chiama Italia



















































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