Tue, 31 Aug 2010 16:50:00 Essere italiani all'estero significa essere ambasciatori dell'Italia nel mondo - di Antonio Gabriele Fucilone
'Forse, oggi, gli italiani nel mondo hanno a cuore i valori e la cultura del nostro Paese più di quanto non li abbiamo noi che risiedamo qui in Italia'
di Antonio Gabriele Fucilone
Italiani all'estero: altre notizie
Prima di iniziare a trattare il tema che desidero proporre oggi, vorrei esprimere un pensiero su quanto è successo a Federico Dalmasso, il nostro connazionale residente in Repubblica Domenicana che mercoledì scorso è stato rapito ed è stato rilasciato il venerdì della medesima settimana.
Repubblica Dominicana Italiani all'estero, Rapito e liberato dopo due giorni ristoratore italiano a Santo Domingo
Il rapimento è avvenuto a Boca Chica, a trentacinque chilometri da Santo Domingo. Sono felice che le cose siano finite bene e che Federico abbia potuto riabbracciare i propri cari.
Purtroppo, vi sono casi simili che finiscono in modo diverso e credo che sia giusto che vi sia una maggiore tutela verso i nostri connazionali all'estero.
Casi come questi vanno trattati con maggiori sinergie tra il Ministero degli Esteri italiano, le ambasciate ed i consolati che si trovano nei Paesi in cui avvengono i rapimenti e le loro autorità. Solo così si possono evitare le tragedie.
Venendo al tema e prendendo spunto dall'articolo Ermanno Filosa intitolato "Che cosa vuole dire essere italiani nel mondo?", esprimo il mio parere a riguardo. Essere italiani nel mondo significa portare quei valori e quella cultura che ci ha caratterizzato nei secoli.
Forse, oggi, gli italiani nel mondo hanno a cuore i valori e la cultura del nostro Paese più di quanto non li abbiamo noi che risiedamo qui in Italia. Paradossalmente, l'"italianità nel mondo" è meno aggredibile dell'"italianità che sta qui in Italia", proprio perché l'italiano all'estero vive in un contesto straniero che ha un'altra lingua e, a volte, un'altra religione. Per questo, l'italiano all'estero si sente più stimolato a difendere il suo patrimonio culturale e religioso. Se così non fosse, l'eredità dei suoi avi andrebbe perduta. Negli anni passati ci furono alcuni emigrati italiani che arrivarono a cambiare la lingua e la religione.
Si calcola che tra la fine del secolo XIX e l'inizio del XX, ci furono circa quindicimila italiani emigrati negli Stati Uniti d'America che passarono dal cattolicesimo al protestantesimo. In qualche caso, addirittura, ci furono famiglie italiane che riadattarono i propri cognomi alle lingue dei Paesi che li ospitarono. Questi rinnegarono la propria italianità e ne persero ogni traccia. La maggioranza degli emigrati, però, mantenne vive la propria lingua e la propria religione e, nel contempo, fece molto anche per i Paesi ospitanti, con la creatività e la buona volontà che sono qualità forti nel nostro Paese.
Oggi, i loro discendenti continuano a dare molto ai Paesi che li ospitano ma portano in alto la bandiera dell'Italia e tutti i valori che essa rappresenta. Sul mio blog "Italia e mondo" ho fatto un'analisi sull'emigrazione italiana dal 1876 al 1976 in un articolo intitolato "Italiani nel mondo, sofferenza ed integrazione". E' anche molto critico, però è basato su numeri e storie. Ho parlato anche dell'atfività di questo giornale online, ItaliachiamaItalia. Essere italiani nel mondo significa avere conosciuto il dolore di essere fuori dall'Italia e la gioia di avere questo Paese nel cuore.
 Antonio Gabriele Fucilone - Italia chiama Italia
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