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Mon, 18 Jul 2011 16:42:00

Italiani all'estero, Andrea Verde su F24: 'Non si mettano le manette alle idee'




Dichiarazione forte e profonda di Andrea Verde, coinvolto in quel che è ormai diventato il "Caso Caselli", pubblicata da Freedom24. Scegliamo di dare spazio all'intervento di Verde sul nostro quotidiano online, solo perchè crediamo possa stimolare una riflessione in chi ci legge.

di Andrea Verde


 


 

Nel 1994 Giuliano Ferrara venne nominato ministro per i Rapporti con il Parlamento. Come primo gesto, diede mandato al suo avvocato di rimettere le querele e le istanze contro colleghi giornalisti (Bocca e Pansa) con i quali aveva litigato di brutto. Un gesto elegante, degno di uno statista. Nel 2011 la storia non si ripete ; e il neo consigliere della Presidenza del Consiglio per gli italiani nel mondo, sen. Juan Esteban Caselli, di ritirare la querela contro ItaliachiamaItalia.com e il suo direttore, Ricky Filosa, non ci pensa proprio. Un vero peccato, perché un uomo delle istituzioni dotato per giunta di quell’immunità di cui non godono i giornalisti, dovrebbe dare ben altro esempio. Specie se si hanno a cuore le sorti degli italiani nel mondo, così tanto bistrattati dalla stampa nazionale in queste ultime settimane. Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera, ha firmato non piu’ tardi di un mese fa un editoriale al vetriolo contro gli eletti all’estero, dipinti come macchiette e «vestiti con abiti da Little Italy in festa» (http://www.corriere.it/politica/11_giugno_12/battista_c57238ea-94c4-11e0-b80f-3da7c892fae6.shtml).

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Gli eletti all’estero, dal 2006 ad oggi hanno offerto un’immagine tutt’altro che positiva, tra scandali, cambi di casacca veri o minacciati, assenza politica, impreparazione culturale e difficoltà ad esprimersi decentemente in lingua italiana. Sono pochi gli eletti oltre confine che potrebbero partecipare ad un dibattito pubblico senza suscitare l’ilarità generale. Giornali come ItaliachiamaItalia hanno avuto e hanno il merito di tenere viva la fiammella dell’italianità a prezzo di enormi sacrifici, cercando di dare voce il più possibile a tutte le comunità italiane sparse per il globo. Un lavoro ingrato, che non prevede alcuna ricompensa (se non la gratitudine dei lettori, e sono tanti), alcun contributo, alcuna immunità. Certo i direttori dei portali sono spesso faziosi, cattivi, insolenti ed insopportabili. Un po’ li si puo’ capire. Avevano lo stesso spirito e lo stesso entusiasmo che animava Mirko Tremaglia, si sono battuti per l’ottenimento del voto estero e oggi sono disillusi come i piu’.

Gianluigi Ferretti, in un recente dibattito televisivo con Eugenio Marino, ha avanzato una serie di proposte ragionevoli per migliorare il voto all’estero e per recuperare la credibilità della nostra rappresentatività: anagrafe centralizzata, tipografie solo italiane per la stampa delle schede, opzione per il voto estero, migliore selezione dei candidati. Ricky Filosa é sulla stessa linea, fin da tempi non sospetti. Io suggerirei anche di valutare se sia il caso di lasciare l’istituto della preferenza personale, uno strumento arcaico, retaggio della Prima Repubblica che ci riporta agli anni sessanta, ai tempi del comandante Lauro, che offriva le scarpe in cambio del voto; il destro del paio prima delle elezioni, quello sinistro dopo. Ma mentre i portali continuano la loro meritoria battaglia per l’affermazione di principi sacrosanti in una democrazia liberale, ItaliachiamaItalia rischia di doversi presentare davanti ad un giudice per il contenuto ritenuto diffamatorio di alcuni articoli

Da vecchio radicale non posso che inorridire. Ricordo ancora la battaglia di Marco Pannella contro i cosiddetti reati d’opinione, contro tutte le censure, le battaglie non violente di Emma Bonino, Marco Cappato e dello stesso Pannella contro tutti i regimi che soffocano nel sangue le ribellioni e riempiono le carceri di giornalisti e di dissidenti. Le battaglie dell’antifascista Ernesto Rossi, pagate con il confino a Ventotene e le battaglie di quei giornalisti con la schiena dritta che hanno denunciato malcostume e scandali dell’Italietta alle vongole. I giornalisti dovrebbero sempre denunciare quei politici che promettono di costruire ponti anche in assenza di fiumi.

E’ tempo di dare segnali nuovi, specie nel centrodestra e soprattutto tra gli italiani nel mondo: i litigi e le risse stanno screditando ogni giorno di piu’ la politica e chi la fa. E’ tempo che gli uomini chiamati a ricoprire cariche pubbliche si comportino da statisti, ricordando che fare parte della classe dirigente comporta onòri ma soprattutto òneri. Bisogna saper fare un passo indietro quando é necessario, senza mai dimenticare la massima di Alphonse Daudet: «l’odio é la collera dei deboli».


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