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Home / Italiani all' estero / Verso la modifica della legge Tremaglia - di Ricky Filosa
Mon, 24 Sep 2007 09:08:00

Verso la modifica della legge Tremaglia - di Ricky Filosa


Mirko Tremaglia, ex-ministro degli Italiani nel Mondo (foto:Italia chiama Italia)


"La decisione di permettere di candidarsi anche a chi all'estero non ci ha mai vissuto, ci vede fortemente contrari, e lo saremo sempre"





Al Senato alcuni esponenti del centrodestra si stanno scervellando per migliorare la legge 459/2001, conosciuta anche come "legge Tremaglia
", la legge insomma che ha consentito a milioni di italiani residenti oltre confine di votare i propri rappresentanti in Parlamento; la legge che ha consentito a Pallaro & Co. di candidarsi, e di venire a Roma.

Filippo Berselli, senatore di Alleanza Nazionale, ha presentato la sua proposta: parla di seggi elettorali presso consolati e ambasciate, ma anche "presso gli Istituti di cultura, le scuole italiane ed altri locali utilizzati dallo Stato italiano, escludendo che i seggi stessi siano ubicati presso sedi di partiti politici o di organismi sindacali, italiani o stranieri, ovvero in edifici destinati al culto o ad attività industriali o commerciali".

Ha parlato di forti irregolarità nel voto estero di aprile 2006, citando anche l'ex ministro degli italiani del mondo ( e padre della legge sul voto all'estero) che, in un'intervista a Libero, aveva dichiarato:  "i connazionali all’estero devono votare presso i Consolati dove bisogna allestire dei seggi. Solo così si può risolvere il problema". Ancora Tremaglia, che a Bruno Vespa spiegava:: "228.598 cittadini iscritti nelle liste elettorali, quasi l’8 per cento del totale, non hanno potuto votare per non aver ricevuto la scheda".

Per quanto riguarda lo scrutinio dei voti, non abbiamo letto nulla nella proposta di Berselli, ma forse arriverà qualche integrazione. Oppure a Berselli va bene lo scrutinio così com'è stato fatto l'ultima volta, qui in Italia. Contenti loro...

Anche Andrea Pastore, senatore di Forza Italia, ha firmato una sua proposta: e mentre condividiamo in linea di massima ciò che propone il senatore di An, non riusciamo a capire fino in fondo il pensiero di Pastore. Non ci piace, soprattutto, l'idea di eliminare le preferenze all'estero (noi anzi le vorremmo anche in Italia, potere al popolo!), nè apprezziamo l'idea di dare la possibilità di candidarsi all'estero anche a chi residente all'estero non è, a chi non conosce davvero la realtà dell'emigrazione, a chi non ha vissuto da vicino, in prima persona, tutto ciò che riguarda i nostri connazionali sparsi per il globo, i loro problemi, le loro necessità, le loro istanze, le priorità che hanno. E' d'accordo con noi Dario Rivolta, deputato di Forza Italia che per anni è stato Vicepresidente Vicario degli Azzurri nel Mondo: "finchè resta la circoscrizione estero - ci ha detto - penso che dovremmo far tesoro di quello che sono le esperienze degli italiani che hanno per lungo tempo vissuto fuori dal Paese". Eppure la proposta verrà studiata, esaminata: poi si vedrà.

Non temiamo che venga eliminato il voto all'estero, almeno non per questione di brogli o irregolarità: se il voto degli italiani nel mondo dovesse essere cancellato, sarebbe solo responsabilità dei 18 parlamentari che non si sono fatti sentire abbastanza, non hanno portato cambiamenti significativi, non sono riusciti a cambiare in positivo il quotidiano di chi vive fuori dallo Stivale, cominciando dalle piccole cose, fino ad arrivare ai grandi problemi come possono essere la rete consolare italiana nel mondo, o l'assistenza sanitaria.

Noi che seguiamo la politica legata agli italiani nel mondo ogni giorno, noi che siamo residenti oltre confine da anni e che abbiamo vissuto in prima persona la prima esperienza del voto all'estero, potremmo raccontarne tante di storie: lo abbiamo certamente fatto nei mesi successivi alle elezioni politiche, e come noi tantissimi altri. Le denunce non si contano più, sono arrivate e arrivano anche oggi da tutto il mondo. La legge Tremaglia necessita di miglioramenti, è vero: se poi lo dice la stessa persona che l'ha creata e voluta con tutte le sue energie, allora non abbiamo motivo di dubitare. Peraltro, ne siamo più che convinti anche noi. Tuttavia, attenzione a non stravolgere tutto: attenzione a non gettare anche il voto all'estero nell'anarchia o nell'oligarchia, dove l'individuo non conta più ma contano solamente i partiti, che comandano dall'alto.  La decisione di permettere di candidarsi anche a chi all'estero non ci ha mai vissuto, ci vede fortemente contrari, e lo saremo sempre.

Mentre scriviamo pensiamo a tanta gente, tanti uomini e donne legati all'associazionismo e alla politica d'emigrazione, che in questi mesi si sono recati all'estero per spostare la loro residenza, proprio in vista delle prossime elezioni, proprio per essere "in regola" e potersi candidare nella circoscrizione estero. Ci lascia perplessi il punto della proposta Pastore riguardo la possibilità di dare diritto a tutti gli italiani, residenti all'estero e non, di candidarsi: ma ci scappa un sorriso, pensando a quei geni che, per poter acchiapparsi una poltrona, hanno viaggiato mezzo mondo per procurarsi una residenza - comunque "fittizia" - fuori dal nostro BelPaese. Anche per loro, lasciamo che la legge, per quanto riguarda le candidature, rimanga così com'è: non vorremmo che alcuni avessero speso tanto tempo e tanti soldi - in viaggi e hotel - inutilmente.


Ricky Filosa - Italia chiama Italia

ricky@italiachiamaitalia.com


















































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