Ieri, seconda giornata di lavori per l'Assemblea Plenaria del Cgie: cominciata martedì scorso, durerà fino a domani. Piatto forte della seconda giornata, la presenza dei 22 giovani provenienti da tutto il mondo, in rappresentanza delle ragazze e dei ragazzi italiani residenti nei cinque continenti.
Dobbiamo dire che tutti i consiglieri sono stati molto attenti ai primi interventi, anche se poi qualcuno di loro si è perso per strada, fra una sigaretta e una chiacchiera col collega fuori dalla sala. Erano tanti anche quelli che leggevano il giornale, anzichè prestare ascolto. Tant'è.
Da Toronto, Canada, è venuta a Roma Emilia Barbiero: "Sono convinta che sia responsabilità del Cgie facilitare l'ingresso delle giovani generazioni nel Consiglio". Ha parlato della necessità di promuovere la lingua italiana nel mondo, "soprattutto per i giovani". Fra le altre cose, ha chiesto il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti oltre confine.
Dal Perù, Massimo Candusso racconta che "il Perù è un paese multietnico. Gli italiani sono ben inseriti. C'è tuttavia un po' di distacco dai giovani. Per questo - spiega - proponiamo un database, che possa raccogliere i dati di tutti noi, perchè possiamo "contarci", capire quanti siamo". Riguardo il documento presentato dai giovani, al quale loro hanno lavorato per più di un anno, ha detto che "lo scopo del documento presentato è anche quello di formare una rete di contatti utilizzando le nuove tecnologie". Questo delle nuove tecnologie è qualcosa che diranno molti dei giovani presenti: segno che, oggi più che mai, e domani sempre di più, ormai il computer, internet, il web, sono cose assai conosciute dai giovani, che hanno imparato ad usarle bene. Nell'era della globalizzazione e della contemporaneità i giovani potrebbero e saprebbero sicuramente dare una mano, costituendo un valore aggiunto per tutto il sistema italia.
Dal Cile, Brunella Moggia, durante il suo intervento, ha sottolineato che "se per qualsiasi motivo non si dovesse fare la conferenza giovani del 2008, tutti noi perderemmo la nostra credibilità". Ha raccontato che in Cile sta portando avanti, insieme ad altri collaboratori, diverse iniziative, fra le quali alcune indagini conoscitive, proprio per cercare di avvicinare i giovani italiani ivi residenti. Si è resa conto che "vogliono partecipare, essere presenti, entrare nelle associazioni". Brunella , per portare avanti il suo progetto , ha ricevuto "molto aiuto da parte dei Comites e del Cgie, e ci hanno aiutato anche le scuole italiane". In Cile si stanno già formando gruppi di giovani, e a Gennaio ci sarà il loro primo incontro nazionale.
Dall'Ecuador, Pier Garcia, ammette che "l'Italia ha gli strumenti per fare avvicinare a sè gli italiani nel mondo", ma non sempre questi vengono usati correttamente. "L'iniziativa a favore dei giovani è solo al punto di partenza: dopo un anno, ci sono stati i primi risultati. All'estero l'Italia ha un patrimonio importante, che noi dobbiamo sviluppare ancora di più". E in vista della conferenza mondiale del 2008, "penso che ci sarà sempre più voglia di partecipare".
Forte l'intervento di Aziza Ussayef: "Non metteteci il bastone fra le ruote, noi vogliamo fare!". L'assemblea è stata molto colpita da questa frase. Dopo aver ringraziato il Consiglio per l'opportunità, ha ringraziato i consiglieri "perchè ci avete permesso di conoscere una realtà politica, e di scoprire che è possibile litigare, discutere, ma anche partecipare e far sentire la propria voce". Spiega che in Algeria, e non solo, i giovani si dividono in due grandi categorie: figli di matrimoni misti, oppure giovani lavoratori che per un motivo o per un altro decidono di trasferirsi. "Nascono così i legami fra noi e l'Italia, e fra il Paese che ci accoglie, e il nostro". Uno dei punti fondamentali su cui si è soffermata Aziza Ussayef è stato quello della formazione professionale: "Ci dicono che servono molti soldi. Ma noi giovani siamo il vostro investimento, è così che dovete considerarci. Investite su di noi, e ne riceverete dieci volte di più. Abbiamo bisogno di aiuto per aiutare voi. Sono molte le domande che poniamo, ma non abbiamo tutte le risposte: qui chiediamo il vostro aiuto. Vogliamo fare, partecipare".
Dall'Uruguay, Alvaro Gargiullo si concentra sul fatto che l'insegnamento della lingua italiana, che nelle scuole dell'Uruguay era presente da 60 anni, è stato abolito, e ora l'italiano si può imparare solo in strutture private: "Sono stupito. Si parla tanto di fare di più per la lingua italiana nel mondo, e intanto in Uruguay le lezioni di italiano, pagate da 60 anni dal governo, sono state soppresse: nessuno ha detto nulla". Amara ma vera e sincera la considerazione di Alvaro. Riguardo la partecipazione dei giovani, confessa che "l'associazionismo è in crisi, in Italia e all'estero. Sono le associazioni che devono cambiare, e siamo noi stessi che dobbiamo prendere i nostri spazi".
Dalla Grecia, Elena Sallusto parla di favorire il rilascio di borse di studio nelle Università italiane, l'assistenza sanitaria in Italia e nel mondo per gli italiani residenti all'estero, e il lavoro: importante "la possibilità, per i giovani italiani, di lavorare presso istituzioni italiane nel mondo". Elena in Grecia si dà molto da fare: "Spedisco tutti i mesi un bollettino per via telematica ai nostri giovani, per tenerli informati e restare in contatto con loro. Entro la fine del 2007 - spiega ancora - organizzerò incontri in Grecia, in diverse città, per avvicinare i giovani".
Giovanni Ubaldo, Venezuela: "Sono moltissimi gli italiani, e i figli di italiani di seconda e terza generazione che vivono in Venezuela". Giovanni lamenta "l'assenza di scuole italiane, e quelle che ci sono hanno costi eccessivi". Ha ricordato che "l'Italia nel mondo si promuove anche attraverso la lingua italiana". "In Venezuela si vive una situazione politica e sociale difficile. I giovani vorrebbero tornare in Italia: c'è spazio per i giovani in Italia?", chiede. "A partecipare al Cgie, mi ha spinto la mia curiosità, e poi la preoccupazione nel vedere che tante sono le cose che non funzionano come dovrebbero".
Dal SudAfrica, Claudio Maragoni: "Il Sud Africa è un paese giovane, con problemi ereditati. C'è stata, come in Italia, una grande fuga di cervelli. Tanti giovani, anche italiani, sono partiti. Come giovane, voglio lavorare per quelli che rimangono, e per gli italiani del SudAfrica". "I giovani stanno andando avanti veloci, spiega, e dopo le ultime continentali, si sono organizzati meglio. Internet ha aiutato molto". "La comunità italiana in Sud Africa - aggiunge - è per me una grande famiglia - confessa - quando vedo il sorriso degli anziani, penso alla mia nonna, alla mia famiglia".
Dalla Svezia, Andreas Vinaccia è il responsabile giovanile della FAIS, una federazione che raccoglie ben 17 associazioni italiane, con un totale di 4mila iscritti. "Ma i simpatizzanti e le persone che ci seguono sono molte di più", spiega. "La lingua italiana è fondamentale. Bisogna incominciare dai bambini, insegnare loro le nostre tradizioni italiane." Ha parlato anche di diverse attività che lì in Svezia si usano per aggregare i giovani: "anche lo sport può essere un ottimo sistema: noi organizziamo tornei di calcio, che sono sempre molto seguiti".
Dalla Germania, Claudio Provenzano: "Non dimentichiamo le nostre radici e le nuove generazioni residenti nel mondo. Ha poi aggiunto che "il documento presentato da noi giovani è ottimo, ed è stato migliorato con alcune idee, dopo le continentali". A partecipare e ad entrare nel mondo dell'associazionismo e della politica dedicata agli italiani del mondo "mi ha spinto il mio dna italiano, ma anche il desiderio di cambiare quello che non funziona della politica".
Dagli Usa, Francesco Tuzzolino: laureato a Palermo, ha trovato lavoro negli Stati Uniti e vive lì da 3 anni. "Siamo qui per evitare il distacco dei giovani italiani dall'Italia. C'è un senso di speranza: aiutateci perchè dobbiamo creare una rete di giovani all'estero. Vere commissioini giovani stanno nascendo negli USA. Bisogna mettere in piedi una forte sinergia fra Regioni, Cgie e Comites". Secondo Francesco, poi, è importante ricordare che "è anche attraverso la pubblicità e l'informazione che bisogna coinvolgere i giovani italiani all'estero".
Dall'Argentina, Federico Valentini: "E' da tanto che stiamo lavorando. Ma ci servono i mezzi adeguati. Da tanti anni abbiamo richiesto aiuti economici, ma le richieste sono finite in un cassetto. Quello del Cgie deve essere un lavoro alla pari, fra adulti e giovani".
Però...tosti questi giovani!
I giovani del Cgie insieme all'ex ministro Mirko Tremaglia

Ricky Filosa - Italia chiama Italia
ricky@italiachiamaitalia.com