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Home / Italiani all' estero / Angelo e Simone, 365 giorni di carcere in India - di Valentina Dello Russo
Tue, 11 Mar 2008 09:05:00

Angelo e Simone, 365 giorni di carcere in India - di Valentina Dello Russo



Angelo Falcone e Simone Nobili: i due giovani rischiano pene fino a vent'anni. Intanto Giovanni Falcone (papà di Angelo) prosegue la sua lotta contro il silenzio delle Autorità.

di Valentina Dello Russo



E’ trascorso un anno da quando Angelo Falcone e Simone Nobili sono stati arrestati dalla polizia di Mandi, in India, con l’accusa di spaccio di droga. I due giovani italiani, ora 27enni, disconoscono i motivi della carcerazione e si sono sempre detti estranei ai fatti per i quali sono stati privati della libertà.


In un anno, sulla loro vicenda è calato il silenzio, alimentato dal vuoto di iniziative delle nostre Autorità. Un velo contro il quale sta lottando strenuamente il padre di Falcone, il signor Giovanni, brigadiere dei carabinieri in pensione, che ha aperto un blog e cerca in ogni modo di portare all’attenzione dei più la vicenda del figlio. Ha ottenuto che venissero poste diverse interrogazioni al Parlamento italiano ed europeo, ma non hanno avuto gli esiti sperati. Ha fatto lo sciopero della fame e organizzato veglie di preghiera, ma la situazione di Angelo e Simone è rimasta identica per dodici mesi.

I due ragazzi rischiano pene fino a vent’anni perché accusati di detenere a fini di spaccio di 18 chilogrammi di hashish: con un’assistenza legale adeguata, a detta di Giovanni Falcone, sarebbero già tornati a casa.

Ma cosa accadde quel 10 marzo 2007? Angelo e Simone erano in vacanza a Mandi, nella regione himalayana dell’Himachal Pradesh, in India, e alloggiavano in una piccola pensione. Secondo la loro versione dei fatti, sarebbero stati arrestati proprio lì, nonostante i verbali della polizia parlino dei due “pizzicati” a bordo di un taxi, in compagnia di due indiani, diretti verso l’aeroporto, con le valige cariche della sostanza stupefacente. Per ventiquattr’ore sono stati trattenuti senza la possibilità di telefonare a casa o alla locale Ambasciata Italiana, senza che nessuno traducesse loro quanto gli veniva detto né quali fossero i motivi per i quali erano stati fermati. Poi sono stati costretti a firmare una dichiarazione in lingua Indi che li ha inchiodati per sempre: quasi una confessione, nella quale confermavano la versione della polizia.

Il processo ha preso il via il giorno dopo Natale 2007, ben nove mesi dopo, alla presenza di alcuni testimoni (tutti poliziotti e pronti a confermare la tesi dell’accusa). In questi giorni, ad un anno esatto dall’inizio dell’odissea, sono in corso ulteriori udienze.

Intanto la detenzione sta creando, a questi due connazionali, non solo vessazioni psicologiche, ma anche problemi fisici. E’ notorio che le carceri indiane non godano di condizioni igieniche esemplari e i due hanno contratto l’epatite, oltre ad essere notevolmente dimagriti. Circostanze confermate dal signor Giovanni: “Sono disperato, sono andato a trovare mio figlio a novembre: era molto dimagrito – ha raccontato l’uomo – ed è a pezzi con il morale. Mio figlio è incensurato, non ha mai fatto uso di droga. E’ rimasto invischiato in questa storia in cui non c’entra, ma nessuno ci aiuta. Se succede qualcosa a qualche straniero in Italia – questo il rammarico maggiore – tutti i giornali e le televisioni ne parlano, di Angelo non si è interessato nessuno”.

La vicenda è aggravata dal fatto che, non essendoci accordi bilaterali tra il nostro Paese e l’India per il trasferimento dei detenuti, i ragazzi devono restare oltre confine. In più, le spese legali stanno logorando le rispettive famiglie, data la mancanza dello strumento del patrocinio gratuito per gli italiani detenuti all’estero. Un legale indiano arriva a costare tra i dieci e i quindicimila euro ad udienza. Sono quasi tremila i nostri connazionali incarcerati fuori dai confini della Penisola e spesso si trovano dietro le sbarre per reati minori o colpe tutte da provare. Alcuni rischiano persino la pena capitale per fatti che il nostro ordinamento giuridico punisce con sanzioni detentive brevi o addirittura semplicemente amministrative. E il nostro Stato non fa nulla.


  Valentina Dello Russo - Italia chiama Italia


















































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