Dopo solo due anni il governo Prodi è caduto. Con le prossime elezioni gli elettori hanno la possibilità di contribuire al rilancio dell’immagine dell’Italia in Europa e nel mondo.
Parlerebbe di una crisi della politica e delle istituzioni per quanto riguarda il momento che l’Italia sta attraversando? E quali sono le sue proposte per uscire dalla crisi del sistema?
E’ evidente che il nostro Paese sta vivendo una profonda crisi politica che si manifesta nel crescente disamore della gente nei confronti delle nostre Istituzioni. In primis è necessaria la riforma dell’attuale Legge elettorale per garantire una seria partecipazione da parte degli elettori presupposto indispensabile per un governo stabile.
L’Europa invece come la guarda?
Guardo all’Europa come ad una possibilità per perseguire quel progetto di cooperazione e di integrazione comunitaria indispensabile nell’attuale quadro politico. In Europa si concentra la maggior presenza di italiani residenti all’estero. Un motivo in più per lavorare affinché il legame che unisce i nostri connazionali al Paese Italia resti saldo.
Nei mesi scorsi è stata proposta l’istituzione della circoscrizione VI-Europa per l'elezione dei parlamentari europei da parte dei cittadini italiani residenti nei Paesi dell'Unione europea (è la proposta di legge N° 3221). A suo avviso cosa comporterebbe l’istituzione di una sorta di Circoscrizione Estero italiana sul Parlamento europeo? E ritiene che questa proposta possa essere ripresentata e avere realizzazione?
Ritengo che la proposta sia positiva perché sono convinto che i cittadini italiani residenti in Europa abbiano il diritto di votare non soltanto i loro rappresentanti in Italia, manche all’interno della Comunità europea.
Voto passivo all’estero. Un think-tank che da anni si occupa dell’italicità nel mondo, Globus et Locus, sta proponendo una riflessione che possiamo sintetizzare così: se da una parte il contributo, all’interno del Parlamento italiano, di intelligenze e competenze apportatrici di culture diverse rappresenta un arricchimento nel contesto del percorso di elaborazione di “nuovi livelli di statualità metanazionale”, della “nuova governance cosmopolita” del mondo glocale, dall’altra, tali rappresentanze, sono potenziali fonti di ‘conflitti’, o almeno criticità potenzialmente conflittuali. Le chiedo la Sua riflessione.
Credo fermamente, da cittadino italiano ed europeo, nella necessità di sentirsi parte integrante di una realtà cosmopolita in cui gli influssi di culture diverse rappresentino un arricchimento e in cui anche gli eventuali conflitti siano vissuti in modo costruttivo.
Voto all’estero: è stato detto che se in questa tornata elettorale si dovessero ripetere le ‘disfunzioni’ del 2006 il voto per corrispondenza e la Circoscrizione Estero sarebbero definitivamente a rischio. Quale la sua riflessione in proposito?
Credo sia necessario trovare soluzioni a quelle problematiche che si sono manifestate due anni fa e non far pagare il prezzo di inesperienza ed inadeguatezza ai nostri connazionali che hanno tutto il diritto di partecipare alla vita politica del Paese.
Quanto conta il fattore soldi nella campagna elettorale sulla Circoscrizione Estero? Possiamo dire che alla fine solo chi ha fondi in proprio riesce a candidarsi con qualche possibilità di vittoria?
Ovviamente la sfida elettorale comporta un forte dispendio anche in termini economici. Sono convinto però che la differenza tra vincere e perdere la facciano ancora i contenuti e l’impegno della persona.
Se dicessimo che la Circoscrizione Estero è l'espressione per eccellenza della difficoltà di tutti i partiti italiani di proporre uomini nuovi, saremmo fuori strada?
La politica italiana non ha solo bisogno di uomini nuovi, ma soprattutto di idee innovative e di persone in grado di attuarle concretamente.
Da un po’ di tempo noi stiamo sostenendo che gli italiani all'estero hanno bisogno del loro Obama e la loro disgrazia è di non avercelo. Come commenta?
Torniamo dunque alla necessità di una ventata di novità che come ho già detto può trovare le sue radici nella voglia di rilancio del Paese evitando di ripetere gli sbagli commessi.
E' stato detto che il voto, attivo e passivo, è soprattutto una necessità dei così detti professionisti dell'emigrazione. Lei che ne pensa?
Il voto attivo e passivo è diritto di ciascun cittadino.
Ritiene che i giovani, le seconde e terze generazioni siano davvero interessate a partecipare alla vita politica italiana attraverso il voto?
Assolutamente sì. L’ho verificato sul campo durante i miei viaggi in Europa. Il rispetto dei nostri giovani per le leggi e la tradizione dei Paesi ospitanti deve essere visto come un segno di civiltà e maturità dei nostri connazionali e non come la manifestazione di una volontà di tagliare i ponti con il Paese d’origine.
Legge sulla cittadinanza e riforma. Quale la sua posizione in merito?
Sono favorevole a che tutti gli aventi diritto possano acquisire la cittadinanza. Certo c’è qualche perplessità sui motivi che potrebbero spingere alcuni cittadini a richiederla. Un esempio è quello di chi ne fa domanda soltanto per esigenze professionali o personali senza condividerne realmente il valore.
Non ritiene che debba essere fatta una riflessione molto attenta sui ‘costi’ per lo Stato italiano, sia in termini strettamente economici che socio-culturali-politici dell’accesso alla cittadinanza da parte degli italo-esteri?
Non credo che si debba parlare in termini di costi di ciò che riguarda il raggiungimento di un bene così prezioso. Piuttosto ribadisco il concetto di un acquisizione della cittadinanza che esige d’esser davvero sentita.
Sarebbe disponibile all’apertura di una riflessione sull’essere ‘diversamente italiani’, ovvero su diritti ‘diversi’ per gli italo-esteri che diventano cittadini italiani?
Sostengo ogni riflessione che riguardi gli italiani all’estero in termini propositivi per le nostre comunità.
Il CGIE è da riformare? E se si come?
Sono più che disponibile ad instaurare un dialogo su un’eventuale riforma del CGIE specie alla luce del nuovo scenario politico venutosi a creare in seguito alla notifica della Costituzione riguardo il voto degli italiani all’estero. Il ruolo futuro del CGIE potrebbe essere quello di una sorta di cabina di regia sull’emigrazione.
I COMITES sono da riformare? E se si come?
Anche qui sono a sostegno di un’eventuale riforma dei COMITES sempre attraverso una strategia comune, legata al CGIE.
Quali sono i punti essenziali del suo programma?
Garantire il sostegno e la tutela al personale assunto a contratto; potenziare e coordinare, agevolandola, l’informazione; promuovere ulteriormente l’insegnamento della lingua italiana; favorire lo sviluppo della cooperazione.
Le prime 5 cose che vorrà fare quando e se sarà eletto?
Le posso dire la prima: restituire dignità ai nostri connazionali residenti all’estero.
La presenza italiana in Europa la possiamo ancora guardare in termini di ‘emigrazione’ o siamo invece sfidati a decodificarla secondo nuovi percorsi socio-culturali?
Ormai il percorso di integrazione all’interno della Comunità europea rende incongruo parlare della presenza dei nostri connazionali residenti in Europa in termini di emigrazione.
L’Europa è la ripartizione più numerosa in termini di bacino elettorale, eppure è anche la ripartizione dove gli italiani sparsi nei diversi Paesi meno si sentono emigrati e sempre più si sentono cittadini europei. Rappresentare questo elettorato al Parlamento italiano cosa implica?
Implica il rappresentare gli italiani all’estero avendo a mente le loro necessità sia come italiani che come cittadini europei.
Il voto passivo come è vissuto nei diversi Paesi della Sua Ripartizione? Quali sono le reazioni dei governi e dei Parlamenti locali?
In Europa non ci sono stati gli stessi problemi verificatesi nelle altre circoscrizioni. La campagna elettorale si sta svolgendo in tutta serenità. Deve esserci sì una comunicazione strategica, ma che non occupi con insistenza canali informativi che non rientrano nell’area elettorale di competenza. Ecco, quello non lo troverei corretto.
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