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Home / Italiani all' estero / BROGLI: LA 'NDRANGHETA SUL VOTO ALL'ESTERO
Fri, 11 Apr 2008 13:57:00

BROGLI: LA 'NDRANGHETA SUL VOTO ALL'ESTERO




Il materiale raccolto dai magistrati è ovviamente top-secret, il contenuto esplosivo.




Reggio Calabria - Non vi è pace per il voto degli italiani nel mondo. Si parla adesso di brogli e mafia calabrese.

La direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha aperto un'inchiesta sulla possibilita' di imbrogli sul voto degli italiani all'estero, soprattutto legati all'America Latina, in vista delle elezioni di domenica e lunedi'. Il procedimento è stato avviato sulla base delle intercettazioni dei colloqui di alcuni personaggi legati al clan mafioso dei Piromalli di Gioia Tauro. Le indagini hanno avuto il benestare del ministro dell'Interno, Giuliano Amato.

Nell’inchiesta sono coinvolti un uomo d’affari siciliano, Aldo Miccichè, ed un parlamentare in carica siciliano, candidato nelle prossime elezioni di cui non si conosce l’identità, nè la coalizione politica d’appartenenza. Il tentativo d’inquinamento del voto avrebbe mirato a condizionare l’esito della consultazione facendo risultare come votate circa 50 mila schede bianche. La notizia, pubblicata da alcuni giornali, è stata confermata dal procuratore della Repubblica facente funzioni, Francesco Scuderi, che non ha inteso, però, fornire ulteriori particolari.

"Ho ricevuto la segnalazione di possibili tentativi di brogli per il voto all’estero. Il Viminale sta approfondendo e provvedendo". Così Giuliano Amato nella conferenza stampa di sabato scorso. Una dichiarazione la cui gravità è sfuggita sia ai giornalisti che ai politici, ma che il ministro dell’Interno ha fatto dopo essere venuto a conoscenza di una inchiesta della procura antimafia di Reggio Calabria. Il materiale raccolto dai magistrati reggini è ovviamente top-secret, il contenuto esplosivo.

INCHIESTA - L'indagine è partita dalle intercettazioni tra alcuni esponenti in carcere dei Piromalli in cui si faceva riferimento al voto all'estero. I Piromalli, alla quale sarebbe collegato l'imprenditore Aldo Miccichè che si è trasferito in Venezuela, hanno importanti collegamenti in America latina. «Il voto per corrispondenza dall'estero è fatto in modo che le buste si accumulino nei consolati prima di essere spedite in Italia», ha spiegato il ministro Amato. «Mi auguro che i consoli se le siano tenute sotto il letto, tenendole d'occhio prima del trasferimento in Italia. A Castelnuovo di Porto, dove vengono ricevute, è stato moltiplicato il personale che deve esaminare le schede, e i seggi sono stati portati da 760 a 1.200 per agevolare il lavoro degli scrutatori».

DAL VIMINALE

"Sapere che ci sono persone che scambiano del denaro con dei voti, per chi crede nella democrazia, non è mai motivo di soddisfazione". Il ministro dell'Interno Giuliano Amato, nel corso di una conferenza stampa al Viminale, commenta la notizia dell'inchiesta della Dda di Reggio Calabria che sta indagando su una presunta compravendita di voti all'estero. «Credo e penso - dice Amato - che l'intervento del ministero degli Esteri possa aver prevenuto il danno». La Direzione distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha aperto un'inchiesta in merito alla possibilità di brogli elettorali sul voto degli Italia, secondo quanto trapelato, in seguito all'intercettazione di colloqui di personaggi legati al clan mafioso dei Piromalli di Gioia Tauro. Il meccanismo ipotizzato per la manipolazione del voto prevederebbe la possibilità di votare alcune schede bianche inviate dai seggi esteri, in particolare dall'America Latina.

Il ministro ha detto di aver ricevuto nei giorni scorsi una comunicazione da parte della Procura di Reggio Calabria sul tentativo di broglio per il voto all'estero, ma si tratta, ha spiegato «di materia coperta dal segreto istruttorio». Dopo aver ricevuto la notizia, ha spiegato Amato, «ho subito attivato il ministero degli Esteri che ha provveduto con particolare attenzione a garantire che quelle schede non vengano mai perse di vista».

I consolati italiani all'estero, ha sottolineato il ministro dell'Interno, sono stati sensibilizzati sulla necessità di vigilare per evitare brogli nella fase di raccolta e di spedizione nel nostro Paese dei plichi contenenti le schede del voto per corrispondenza. Sono state così «rinnovate le istruzioni che garantiranno che le schede non verranno mai perse di vista» in tutte le fasi del tragitto verso l'Italia delle buste contenenti i voti. «Il mio augurio - ha proseguito Amato - è che i consoli si siano tenuti sempre i plichi sotto il letto e abbiano continuato a tenerli d'occhio ai fini del trasferimento in Italia».

Dalla commissione nazionale antimafia

Il Presidente della commissione nazionale antimafia Francesco Forgione: "Vuol dire che la 'ndrangheta  non si occupa dei traffici internazionali di droga ma mira ad espandere le proprie attività partendo dal controllo del voto. E' necessario sapere quale livello di informazione il Ministero dell'Interno è stato in grado di garantire e quale tipo di contromisure sono state prese per arginare l'inquinamento del voto all'estero".

Chiocchetti (Pd): Forte preoccupazione per inquinamento mafioso nel voto all’estero
 
ROMA - “Apprendiamo con forte preoccupazione le notizie sull’indagine compiuta dalla Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Reggio Calabria e relativa al coinvolgimento di pezzi importanti dell’ndrangheta, alcuni politici ed imprenditori siciliani, in una possibile enorme truffa elettorale  riguardante la circoscrizione estero dell’America Latina.” Lo afferma in una nota Maurizio Chiocchetti, responsabile Pd per gli Italiani nel mondo.

“Per attuare una truffa di quelle dimensioni occorre certamente avere delle forti entrature nei Consolati che hanno il compito di spedire le buste con le schede e raccogliere poi le espressioni di voto. Siamo certi – continua Chiocchetti - della fedeltà allo Stato della nostra struttura consolare, così come ci affidiamo a loro per l’ultima delicata fase della spedizione dei plichi in Italia.”

"Vigileremo perciò ancor più attentamente  sui numeri dei votanti, dei voti e delle preferenze dell’America Latina, confrontandoli con quelli di due anni fa.”

“Questo è quanto può fare un partito politico. Auspichiamo  – conclude Maurizio Chiocchetti - che  la magistratura ci dica in fretta quali reati sono stati realmente commessi e chi li ha commessi"


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