Wed, 23 Apr 2008 07:45:00 Giovanni Falcone: lo sfogo di un padre - di Valentina Dello Russo
 Angelo Falcone |
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Il papà di Angelo non si arrende. Chiede di incontrare Berlusconi, Frattini e funzionari dell'Onu. "Nella passata legislatura l’onorevole Marco Zacchera, di Alleanza Nazionale, aveva proposto e ottenuto l’istituzione del Numero Verde di Emergenza per gli italiani all’estero. Sa cos’è successo? In Finanziaria non c’erano fondi e li hanno risparmiati su quello – conclude amareggiato – tanto quei tremila detenuti sono ormai invisibili, dimenticati”
di Valentina Dello Russo
Contro il silenzio delle autorità, il grido di un padre. La sofferenza di chi, da oltre un anno, non trova pace per quanto accaduto al figlio: un giovane che parte per un viaggio e finisce carcerato, dichiarandosi innocente, in un Paese lontano. La vicenda è quella tristemente nota di Simone Nobili ed Angelo Falcone. Il papà è Giovanni, genitore di quest’ultimo. I due sono stati arrestati dalla polizia di Mandi, in India, con l’accusa di spaccio di droga. Fin dall’inizio dell’assurda vicenda, i giovani italiani hanno disconosciuto i motivi dell’arresto e si sono sempre detti estranei ai fatti per i quali sono stati privati della libertà.LO SFOGO DI UN PADRE. “Si sta violando qualsiasi norma di diritto internazionale: l’equo e giusto processo, la ragionevole durata…”. Inizia così un lungo sfogo del signor Giovanni, brigadiere dei carabinieri in pensione, di Rotondella, in provincia di Matera. Ha aperto un blog che tiene costantemente aggiornato (www.giovannifalcone.blogspot.com), ha fondato un’associazione, ha bussato alle porte dei potenti, quelle dei giornalisti, delle ambasciate, degli avvocati. E’ stremato, ma non molla. “Voglio parlare con il futuro premier Berlusconi, voglio parlare con il ministro degli Esteri Frattini. Andrò persino all’ONU, visto che, dalla firma della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nulla ha più fatto. Io so cosa dire loro – tuona Falcone – chi può parlare al posto mio? Io so cosa significa andare a dormire la sera pensando a mio figlio laggiù, io so cosa significa svegliarsi con quel pensiero: io porto una croce e solo io posso far capire loro cosa sia una croce simile”. In nome di quella croce il signor Giovanni ha fatto diverse veglie di preghiera, lo sciopero della fame, ha persino ottenuto che venissero poste diverse interrogazioni al Parlamento italiano ed europeo: tutto senza l’esito sperato. “Ho sentito Angelo qualche giorno fa – racconta – è disperato, ha il morale a terra, parla addirittura di farla finita. A me dispiace, ma lo capisco, lui dice: ‘Sono innocente, se mi condannano devo stare per anni qua dentro, non posso sopportarlo, voglio tornare a casa’. Questo lo dice sempre: in verticale o orizzontale, lui vuole tornare a casa”.LA STORIA. E’ il desiderio di oltre un anno, ripetuto come un rosario ogni giorno, da quel maledetto 10 marzo 2007. Angelo e Simone erano in vacanza a Mandi, nella regione himalayana dell’Himachal Pradesh, in India, e alloggiavano in una piccola pensione. Secondo la loro versione dei fatti, sarebbero stati arrestati proprio lì, nonostante i verbali della polizia parlino dei due sorpresi a bordo di un taxi, in compagnia di due indiani, diretti verso l’aeroporto, con le valige cariche della sostanza stupefacente. Per ventiquattr’ore sono stati trattenuti senza la possibilità di telefonare a casa o alla locale Ambasciata Italiana, senza che nessuno traducesse loro quanto gli veniva detto né quali fossero i motivi per i quali erano stati fermati. Poi sono stati costretti a firmare una dichiarazione in lingua Indi che li ha inchiodati per sempre: quasi una confessione, nella quale confermavano la versione della polizia. “Non c’era un traduttore, né un legale. Hanno dovuto firmare. Hanno resistito 24 ore, poi sono stati costretti: non gli permettevano di chiamare me né l’Ambasciata, cosa dovevano fare?”, spiega il signor Giovanni. Ma perché incastrare due giovani turisti italiani? “Io la mia risposta ce l’ho – dice Falcone – non posso dirla qui, ma è scritta e farò di tutto per dimostrarla. Non è la prima volta che ignari turisti occidentali vengono incastrati in giri simili per estorcere loro del denaro. In più Angelo e Simone sono vittime di una ripicca fra due personaggi importanti. Io sono in possesso di un rapporto della polizia – ha prosegue concitato il carabiniere – nel quale si diceva che non c’erano testimoni, in un secondo si parlava di dieci e in un terzo di 24. Prima hanno detto che il luogo dove sono stati fermati era un posto isolato e non c’erano testimoni terzi, poi quella ‘specie’ di avvocato che mi ritrovo è riuscito a dimostrare che in realtà c’era un villaggio vicino”. Al processo, che ha preso il via ben nove mesi dopo l’arresto, il 26 dicembre, hanno testimoniato soltanto poliziotti, confermando la tesi dell’accusa. I due ragazzi rischiano così pene fino a vent’anni perché sospettati di detenere, a fini di spaccio, 18 chilogrammi di hashish (otto in particolare quelli in loro possesso, dieci quelli in mano dei due indiani): con un’assistenza legale adeguata, a detta di Giovanni Falcone, sarebbero già tornati a casa.LE SPESE. “Abbiamo uno pseudo-avvocato – chiarisce – perché non potevamo permettercene uno di grido. Finora ho speso 5 mila euro solo per questo, ma me ne hanno chiesti 100 mila per uno migliore: 65 mila per l’avvocato e il resto per le spese. Chi ce li ha quei soldi? Poi mi chiedo: otto chili di hashish, mi viene da dire con una battuta che c’erano gli scontrini… Come hanno fatto a capire che otto erano di Simone ed Angelo e il resto degli indiani? Insomma, è palese che sia stato tutto inventato, mio figlio non ha mai toccato droga, era là per vacanza, ha avuto la sfortuna di prendere una casa privata in affitto, ma neppure lo conosceva il tizio che l’ha ospitato”.
L’IMPOSSIBILE ESTRADIZIONE E IL MANCATO GRATUITO PATROCINIO. Non essendoci accordi bilaterali tra il nostro Paese e l’India per il trasferimento dei detenuti, i ragazzi devono restare oltre confine. Così, le spese legali stanno logorando le rispettive famiglie, data la mancanza dello strumento del patrocinio gratuito per gli Italiani detenuti all’estero.
“E’ uno scandalo. Seguivo Porta a Porta l’altra sera – racconta ancora Falcone – e si parlava dei fondi che lo Stato italiano investe per difendere i detenuti stranieri in Italia: miliardi. Mentre non fa nulla per gli Italiani detenuti all’estero. Continuo a trovare sentenze della Corte della Cassazione che invalidano pene date a stranieri sul territorio italiano: magari hanno commesso chissà cosa, ma siccome non c’era il traduttore ufficiale la Corte annulla tutto. E mio figlio allora? Poi, questa del gratuito patrocinio è una mostruosità, va persino contro l’articolo 24 della Costituzione che tutela davanti alla legge tutti i cittadini meno abbienti. Non fa differenze fra detenuti in Italia e all’estero. E’ uno scandalo tutto italiano. Ha visto i genitori di Meredith Kercher l’altro giorno? Sono arrivati a Perugia con una Jaguar del corpo consolare. All’epoca dell’omicidio sono venuti in Italia i parenti dell’americana indagata, il governo statunitense ha trovato loro un avvocato e li sta assistendo. L’ambasciata a Nuova Delhi mi ha sempre supportato, a dire il vero, ma qui in Italia ho ricevuto solo porte in faccia. All’estero è diverso: solo noi italiani siamo abbandonati”.
E neppure tutti: “Sono indignato: c’è stato il caso di un prete trentino arrestato in Gibuti per pedofilia, don Sandro De Pretis. Premesso che credo fosse vittima di un gioco politico e che fosse innocente, il suo vescovo è stato ricevuto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si è preso a cuore la storia. Dopo venti giorni il sacerdote era libero. Si sono mossi da Roma sul Falcon di Stato Funzionari di Prodi, del MAE e, dall’Ambasciata di Addis Abeba, l’Ambasciatore in persona. Mio figlio, invece, non se lo fila nessuno, solo perché siamo dei poveracci: fosse stato il figlio di un ministro…”. LE CONDIZIONI DELLE CARCERI. Non c’è tempo da perdere: le carceri indiane non godono di condizioni igieniche esemplari e Angelo e Simone hanno contratto l’epatite, oltre ad essere notevolmente dimagriti. I ragazzi dormono per terra, mangiano solo riso e lenticchie e si lavano, come gli altri detenuti, in un secchio posto vicino una fontana nel cortile, nel quale sono costretti a sciacquare anche la biancheria.Lo sgomento rende Falcone un fiume in piena. Nei suoi racconti, l’immagine di un padre che fatica a prender sonno, che si mette a letto con il computer portatile in grembo, per aggiornare il sito internet, mandare email che tengano viva l’attenzione sulla storia di Angelo, leggere sentenze internazionali, continuare a chiedere aiuto. Tenere stretta la speranza. “Tempo fa a Torino – dice informatissimo – era scoppiato un caso per un imprenditore indiano arrestato mentre faceva bagordi dopo un’esposizione di vini dove partecipava a nome della sua azienda. Hanno parlato di crisi diplomatica, hanno fatto ‘l’ira di Dio’, ed è stato rilasciato, facendo fare una figuraccia alla polizia italiana. Quello era il momento di chiedere il diritto di reciprocità, invece nessuno ha pensato ad Angelo. Io sono arrabbiatissimo con le nostre Autorità: ma ci andrò a parlare – continua sempre più deciso – e pretendo di essere ricevuto da Berlusconi. Nella passata legislatura l’onorevole Marco Zacchera, di Alleanza Nazionale, aveva proposto e ottenuto l’istituzione del Numero Verde di Emergenza per gli italiani all’estero. Sa cos’è successo? In Finanziaria non c’erano fondi e li hanno risparmiati su quello – conclude amareggiato – tanto quei tremila detenuti sono ormai invisibili, dimenticati”.
Valentina Dello Russo - Italia chiama Italia
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