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Home / Italiani all' estero / Giovanni Falcone: "Chiedo sia istituito il gratuito patrocinio" – di Angela Divincenzo
Fri, 25 Apr 2008 07:35:00

Giovanni Falcone: "Chiedo sia istituito il gratuito patrocinio" – di Angela Divincenzo




Italia chiama Italia ha raggiunto Angelo Falcone, figlio di Giovanni, detenuto in India. Solo il tempo per poche parole, e per augurargli buon compleanno

di Angela Divincenzo



La voce della guardia carceraria risuona nella cornetta del telefono mentre, con marcato accento, chiama Angelo e lo avvisa che c’è una chiamata per lui. Solo pochi istanti prima che la linea si interrompa, il tempo per chiedere al giovane connazionale, rinchiuso in un carcere indiano da oltre un anno, come stesse e augurargli buon compleanno. Frasi banali, probabilmente, private del loro senso più naturale se poste ad un ragazzo che ha visto trasformarsi una vacanza in un lungo incubo. E la risposta, infatti, è di quelle che non lascia spazio a replica: «Come vuole che stia». Poi il silenzio. Per oggi (ieri, ndr) non sarà più possibile parlare con Angelo.

Compirà 27 anni tra pochi giorni e dal 10 marzo del 2007 il giovane italiano è detenuto, insieme al suo amico Simone Nobili, nello stato indiano dell’Himachal Pradesh con l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti.

La storia di questo giovane connazionale assomiglia moltissimo, per trama e modalità, a quella degli oltre 3mila italiani rinchiusi nelle carceri di tutto il mondo, la metà dei quali è già stata condannata, dopo processi condotti, il più delle volte, con una evidente disparità di trattamento per l’accusa e la difesa. E nei quali si evidenzia un’eccezionale divergenza fra il reato commesso e le pene applicate.

Angelo è, insieme a circa 1300 detenuti, in attesa di giudizio: la prossima udienza è in calendario per il 29 e 30 aprile. In queste occasioni i giudici indiani continueranno ad interrogare alcuni dei venti testimoni presentati dall’accusa, che in questo caso è la stessa polizia locale. Difesa bloccata, dunque, in attesa di questa fase dedicata alla lunga audizione dei testimoni.

Il giovane - originario della Basilicata, al suo primo viaggio in stato straniero - e il suo amico, sono stati costretti a firmare un documento in lingua hindi che ha inchiodato i due italiani ad una storia paradossale. Quel che si legge nel testo già presentato durante un’udienza, è che sono stati fermati sulla strada per Delhi, a bordo di un auto con i due indiani che li ospitavano e in possesso di ben 15 chilogrammi di hascish. Accusa per la quale si rischia fino a venti anni di carcere, se solo la corte indiana di Mandi dovesse avvalorare la tesi della polizia locale.

La verità è che i due sono stati letteralmente prelevati dalla loro abitazione, vittime di un complotto orchestrato ad arte dalla stessa polizia locale, nota per frequenti episodi di corruzione al proprio interno. «Mio figlio non è un narcotrafficante. E’ un giovane incensurato che non ha mai fatto uso di droga. Mi chiedo dove avrebbe preso il denaro necessario ad acquistare tutta quella roba, che al chilo arriva a costare anche 15 mila euro». Non si dà pace papà Giovanni, il cui pensiero corre continuamente a quel figlio innocente, alla sua salute, messa a dura prova dalle precarie condizioni igieniche e sanitarie delle affollatissime celle, al suo umore instabile, a un ragazzo coraggioso ma anche spaventato. E lotta per lui, da un piccolo paese in provincia di Matera e in giro per l’Italia, perché la storia di Angelo sia nota, perché chi può faccia qualcosa. Una battaglia, la sua, per la difesa dei diritti, una battaglia per la libertà. 
Nonostante i numerosi ostacoli, i muri di reticenza e complessità burocratica, la mancanza di accordi bilaterali, di una giurisprudenza internazionale che garantisca e tuteli connazionali incappati in oscure storie processuali all’estero. Ad ogni occasione, il signor Falcone, carabiniere in pensione e padre coraggio, chiede che sia istituito il gratuito patrocinio, l’assistenza legale a spese dello Stato, anche per gli italiani detenuti all’estero, che pagano regolarmente le tasse in Italia, affinché siano garantiti l’articolo 24 della Costituzione e gli articoli 9, 10 e 11 della Dichiarazione Universale per i Diritti Umani. Una richiesta avanzata anche dall’Onorevole Marco Zacchera già durante la conferenza stampa a Montecitorio dello scorso 28 ottobre. Zacchera è tra i pochi esponenti del mondo politico che ha fatto della risoluzione dell’inferno detentivo per gli italiani all’estero, una delle priorità della sua agenda politica.

Servono maggiori norme di tutela, occorre dotare le ambasciate di fondi aggiuntivi. E’ necessario, semplicemente, che se ne cominci a parlare. Di più. Andando in profondità. Raccontando queste tristi storie, perché le vite dei nostri italiani detenuti all'estero non piombino nell’oblio, come nel silenzio delle loro celle.


Angela Divincenzo - Italia chiama Italia



















































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