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Home / Italiani all' estero / La madre di Simone: "Da Amnesty International risposta puramente burocratica"
Mon, 28 Apr 2008 07:35:00

La madre di Simone: "Da Amnesty International risposta puramente burocratica"


Simone Renda dal Messico non è mai più tornato

Amnesty International risponde alla mamma di Simone: "Non possiamo fare niente"




ROMA - Ve lo ricordate il caso di Simone Renda, il ragazzo italiano morto in situazioni ancora incomprensibili in una cella buia e sporca di un carcere messicano? Nei giorni scorsi abbiamo raccontato la sua storia, e contattato anche la madre. La stessa senatrice Antonella Rebuzzi ci ha chiesto di poter comunicare con la madre di Simone, Cecilia. Durante la telefonata, e pubblicamente, Antonella ha promesso a Cecilia tutto il sostegno possibile, e siamo sicuri che manterrà la promessa.

Ora però vogliamo darvi un aggiornamento. Dovete sapere che Cecilia Renda, già un anno fa, ha scritto a Amnesty International, per avere un qualunque appoggio: la risposta della Ong è arrivata solo due giorni fa.  A firmare la nota è Elisa Maracani, della segreteria internazionale Amnesty International del Messico: "Gentile Signora Renda, abbiamo cercato di ricontattarLa per telefono oggi, ma visto che non ci e' stato possibile, le rispondiamo per iscritto". Inizia così la lettera ricevuta da Cecilia. 

"Innanzitutto vorremmo chiederLe scusa per non aver risposto alla sua petizione inviata l'anno scorso. Cerchiamo sempre di rispondere a tutti coloro che ci inviano delle informazioni, pero e' chiaro che in questo caso c'e' stato un errore da parte nostra e, nonostante avessimo ricevuto e letto il fascicolo, non e' stata inviata alcuna risposta o riscontro".  "Amnesty International e' una organizzazione non governativa che svolge ricerca e campagne su casi gravi o sistematici di violazioni di diritti umani", si spiega nello scritto, che continua: "Per quanto riguarda il Messico, dovuta all'alta incidenza di violazioni di diritti umani, il nostro lavoro da la priorita' a casi di persone piu' a rischio, come i casi di persecuzione di attivisti sociali o di discriminazione verso i soggetti piu' marginalizzati della societa' messicana. Data la grande quantita'di informazioni che riceviamo, non possiamo lavorare su tutti i casi che ci vengono presentati e ci troviamo costretti a scegliere solo quelli piu' illustrativi e paradigmatici. Il caso che Lei ci presenta, purtroppo e' una ulteriore conferma dei seri problemi che sussistono e che si ripetono quotidianamente nel sistema di pubblica sicurezza e nel sistema legale penale messicano". "Nonostante non ci sia possibile lavorare sul caso di Suo figlio, in linea generale, crediamo che lo spostamento del caso dall'Ufficio del Procuratore di Quintana Roo (dicompetenza statale) all'Ufficio del Procuratore Generale della Repubblica (di competenza federale) dovrebbe avere degli effetti positivi sul caso, visto che in generee' piu' facile incidere sulle autorita' federali, le quali rispondono di piu' a pressioni esterne. Da questo punto di vista, qualsiasi pressione da parte del governo italiano sarebbe di cruciale importanza. Le consiglieremmo inoltre di presentare denuncia presso la Commissione Nazionale dei Diritti Umani, di competenzafederale. Questa commissione puo' svolgere indagini ed emettere raccomandazioni che certamente daranno piu' forza all'investigazione da parte del Procuratore Generale della Repubblica". E qui viene fornito l'indirizzo del Procuratore. "La ringraziamo di averci fatto conoscere il caso di Suo figlio, e' sempre molto utile per noi venire a conoscenza di questi casi, anche quando non possiamo prendere azione. Inoltre vorremmo esprimerLe la nostra solidarieta' e le nostre condoglianze, sperando - conclude la nota di Amnesty International - che la Sua famiglia riesca presto ad avere giustizia". 

Una risposta arrivata dopo un anno, per giunta "veramente burocratica", secondo la stessa signora Cecilia Renda, che noi di Italia chiama Italia abbiamo voluto ricontattare: "Ricevo finalmente dopo un anno di solleciti, questa assurda risposta da parte di Amnesty International a cui più volte mi sono rivolta per la vicenda del nostro povero Simone. Abbiamo conferma dall'avvocato Tedesco che Soberanes e la Commissione Nazionale a cui si riferisce questa persona è ancora più inefficiente". Ma allora che succede? "Amnesty non funziona - sostiene Cecilia - solo funziona forse per chi paga di più". La madre di Simone si sente molto sola, ed è arrabbiata: "La risposta è veramente burocratica, insomma una risposta da terzo mondo. Chi è Elisa Maracani per valutare e minimizzare il caso Renda nel senso che non è cosi grave per accoglierlo? Quale interesse dovebbe essere mai coinvolto per essere così rilevante da meritare attenzione? Forse il drammatico destino di questo povero ragazzo innocente sequestrato, torturato, seviziato, ucciso da funzionari di stato non è così assurdo da suscitare l'indignazione e la protesta almeno da parte di coloro che si definiscono numi tutelari dei diritti umani?". E ancora: "Ma quali sono oggi i diritti umani legittimi, forse quelli rappresentati dall'egoismo, dal potere e dagli interessi economici?".
 
Italia chiama Italia continuerà a seguire il caso Renda, e non lascerà sola Cecilia. Parleremo della sua situazione con il nuovo Ministro degli Esteri, e con il nuovo sottosegretario per gli italiani nel mondo. Chiederemo anche sostegno a tutti gli eletti all'estero, soprattutto a coloro che sono stati eletti nel Nord e Centro America, visto che il problema è con il Messico. Faremo ciò che potremo, sperando di poter arrivare a raggiungere risultati. 

Coraggio Cecilia, coraggio. 


Italia chiama Italia


















































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