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Wed, 30 Apr 2008 08:00:00

Brogli all'estero: ora si riformi il voto – di Vincenzo Sarcina




Cosa è successo e come rimediare ai brogli ed alle inefficienze del voto all'estero




Aprile 2006, seconda occasione di voto per gli italiani residenti all'estero. Anche questa volta, sebbene il Ministero dell'Interno si sia adoperato per limitare gli abusi ed i brogli, è andata malissimo.

Diversi sono stati i motivi anche se quattro sembrano i maggiori:

1) Mancata ricezione dei plichi da parte dei cittadini;

2) Stampa fraudolenta in soprannumero delle schede;

3) Manipolazione dei plichi votati e compravendita degli stessi;

4) Operazioni di scrutinio poco chiare e confuse.

Molte sono state le denunce da parte dei connazionali sullo svolgimento del voto, anche se sino ad oggi non sembra che nessuna di queste abbia raggiunto la magistratura per diventare, oltre che denuncia verbale, materia legale. Tali doglianze hanno alcune volte usufruito dei media per raggiungere il pubblico, altre volte sono rimaste voci, informate, che non potevano essere di pubblico dominio, a pena di querela mancando le prove, ma che rimangono tuttora nei cassetti delle redazioni giornalistiche.

Sulla mancata ricezione dei plichi da parte dei cittadini abbiamo potuto osservare che essa è dipesa sia da un problema di distribuzione postale - solo alcuni Paesi utilizzavano la spedizione con raccomandata mentre altri si limitavano ad inviarli per posta ordinaria - sia da una frode di alcuni cittadini che, come documentato dall'ormai famoso Paolo Rajo in Australia, passavano nelle comunità sottraendo dalle cassette postali i plichi pervenuti in assenza del destinatario.

Riguardo alla stampa fraudolenta in soprannumero delle schede, ricordiamo il caso delle 120.000 schede in Argentina, eccedenti rispetto alla 460.000 già stampate e bastanti a coprire l'elettorato residente. In questo caso è norma stampare un certo numero di schede in più nel caso l'elettore, non ricevuta correttamente la sua scheda, si recasse al consolato per richiederne un'altra. A rigor di logica se ne dovrebbero stampare un 5% in più, quindi 23.000 basterebbero, ma non addirittura quasi il 40%. E' evidente qui l'intento fraudolento dell'atto. Ricordiamo che tale frode è stata sventata solo in Argentina ma chissà in quanti altri posti sarà stata perpetrata, tralasciando il fatto che è stata fatta passare come disattenzione o troppo zelo e non come reale frode nei confronti dello Stato Italiano.

La manipolazione dei plichi votati e la contestuale compravendita del voto è forse la cosa più abietta sia avvenuta. Da diversi nostri inviati sono giunte testimonianze, alcune di queste stavolta riprese e portate alla conoscenza degli italiani grazie anche all'ausilio delle televisioni nostrane, di plichi comprati per 50 euro, ma a volte anche per 5, il che rende plausibile pensare che per molti italiani all'estero l'unico legame con l'Italia sia quello di averne la cittadinanza. Altre volte sembra siano stati direttamente i sostenitori dei singoli candidati a pagare i residenti per esporre il proprio manifesto e stracciare quelli dei concorrenti o di riunire, comprare e rubare schede. Ancora, e questo è sicuramente grave, i consolati sembra non abbiano sempre ben vigilato sulle schede votate a loro affidate (quando nel nostro immaginario non siano stati essi stessi a compiere atti poco limpidi) lasciando così che dai consolati sparissero schede votate e mai giunte in Italia.

Ultima nota dolente le operazioni di scrutinio: anche questa volta, come già successe nelle passate elezioni, a Castelnuovo di Porto si è messo in scena un girone dantesco dell'inferno. Più di 1300 seggi e circa 10.000 persone, con forze dell'ordine, candidati con entourage al seguito e rappresentanti di lista. Le operazioni sono state confuse e poco inclini alla segretezza, i rappresentanti di lista e gli accreditati dai candidati passavano da un seggio all'altro controllando le operazioni di scrutinio, i seggi erano gli uni sugli altri con schede buttate sui tavoli e passibili di essere sottratte o invalidate con un segno di pennarello dell'ultimo momento. Alla fine degli scrutini molti uscivano spossati e frastornati dal caos che regnava all'interno. Gli stessi presidenti di seggio non sapevano quanti seggi vi erano per ogni circoscrizione e città rendendo difficile ai rappresentanti andare a seguire le operazioni del proprio seggio.

Ora la domanda: Ma ciò non si può evitare per il futuro? Dato il breve lasso di tempo tra la caduta del Governo Prodi e le elezioni, nulla si poteva fare per questa tornata elettorale, ma per il domani cosa si potrebbe fare?

La risposta, nel XXI secolo, è una sola:  VOTO ELETTRONICO.

Anche se molti si affannano a richiamare la difficoltà di tale procedura, a mio parere, le loro opposizioni, sono date più dall'ignoranza in materia e dalla paura di novità che da reali problematiche insormontabili. In realtà è stato stimato in 50 milioni di euro il risparmio del voto elettronico rispetto a quello tradizionale se lo si applicasse anche al voto in Italia. Già nel 2000 in Arizona – USA – il voto elettronico fu applicato alle Presidenziali trovando un forte riscontro nella popolazione che poteva optare per il voto tradizionale od il nuovo voto sperimentale. Anche in Italia è stato provato durante le amministrative, a Campobasso nel 2002, sperimentando così il voto elettronico con carta d'identità elettronica al posto della tradizionale scheda in una sezione della cittadina. Stessa cosa ad Avellino nel 2001. In 4 minuti i dati definitivi furono trasmessi al Ministero dell'interno senza problemi, ritardi. Oltre al risparmio economico sarebbe garantita una maggiore trasparenza delle operazioni. Rimanendo il fatto che in Italia ciò avverrebbe con la carta d'identità elettronica, per quanto riguarda l'estero si potrebbe eseguire una procedura difforme, adatta al sistema degli italiani all'estero. Magari con impronta digitale. Un preventivo deposito dell'impronta, unica per ogni cittadino, dovrebbe avvenire presso i consolati, andando questo anche a rinnovare le liste male tenute dell'Aire. Laddove i cittadini fossero impossibilitati sarebbero degli incaricati dei consolati a visitare le varie comunità per fare la raccolta. Una volta fatto ciò avremmo l'elenco completo degli elettori. Successivamente, mediante l'utilizzo di apparecchiature elettroniche fornite e tarate dal Ministero dell'Interno, si potrebbe dar corso alle operazioni di voto sia nei consolati ma anche, per ovvia difficoltà di alcune comunità di raggiungere i consolati troppo distanti, in centri adibiti nelle varie città, come centri culturali, banche e altri. Il tutto, lo ripeto, con un evidente risparmio in termini economici e con un ripristino della segretezza che rende, a mio avviso, l'attuale voto all'estero anticostituzionale. E' evidente infatti che all'estero una famiglia voti insieme, spesso sullo stesso tavolo, o che più amici si riuniscano insieme per paura di sbagliare le procedure di voto e questo va contro la legge in quanto il voto deve essere segreto. D'altronde non è che in Italia quando ci si reca al seggio si può entrare con la propria moglie o con i figli nella cabina elettorale. Il voto elettronico darebbe anche un controllo dell'esistenza in vita dei cittadini il cui decesso spesso non viene comunicato alla madre patria, alcune volte anche per frodare le casse dello Stato continuando gli eredi a percepire le pensioni spettanti ai cari estinti. Cari per noi.

Naturalmente per arrivare a ciò si dovrebbe passare per una riforma della legge elettorale, forse questo il vero problema.

Ci auguriamo che nei prossimi anni i nostri eletti all'estero percepiscano che il voto all'estero deve essere posto in questa nuova ottica. Loro, che della tecnologia sono più esperti anche perché la utilizzano per raggiungere i propri elettori giornalmente, potrebbero fare la differenza. Il nostro è un augurio ma anche un monito perché non vi sia più un altro Castelnuovo.


Vincenzo Sarcina – Italia Chiama Italia

vsarcina@italiachiamaitalia.com


















































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