Leggo con viva attenzione il suo articolo Brogli all'estero: ora si riformi il voto, pubblicato su Italia Chiama Italia del 30 aprile, quotidiano elettronico che ho il piacere di ricevere e leggere giornalieramente. Non ho nessun dubbio in manifestare la mia concordanza con quanto Lei ha scritto e vorrei aggiungere alcune considerazioni sui punti descritti:
Sono stato candidato al Senato per la lista Associazioni Italiane in Sud America e posso garantire che, in Brasile, molte plichi sono arrivati agli elettori quando mancavano uno o due giorni per la chiusura della votazione ossia il 10 aprile. Altri sono arrivati addirittura dopo la data finale. Qualcuno sosterrà che la colpa é stata della posta brasiliana che ha indetto lo sciopero proprio in quel frangente e per cui sono stati loro a causare tale disservizio. Potrebbe essere o sarà vero. Ma in questi casi non si dovrebbe utilizzare un piano di emergenza per garantire il diritto di voto? Lo sciopero della posta ha causato danni agli elettori e anche ai candidati dal momento che, per esempio, la mia pubblicità è arrivata a elezioni finite.
Sono a conoscenza che un candidato alla camera e suo compagno al senato andavano di porta in porta raccogliendo le buste, votate o no.
Migliaia di buste sono arrivati nei consolati dopo il termine previsto e per cui non sono conteggiati.
Lei ha già sottolineato altri problemi e vorrei aggiungere alcuni proposte a quelli da Lei sottoscritte.
A proposito di voto elettronico Lei si è scordato di citare il Brasile, senza dubbio il più avanzato paese al mondo in materia di votazione elettronica. Perché i voti non possono essere scrutinati nei propri consolati? Perché la legge non prevede? Si cambi la legge.
Perché la votazione all’estero deve finire quattro o cinque giorni prima di quella italiana? Con lo scrutinio nei consolati si potrebbe votare fino ai giorni previsti per l‘Italia.
Se il voto all’estero è una conquista e lo dobbiamo sostenere non possiamo mantenerlo nel modo attuale. Qualche perfezionamento è inevitabile.
Cordiali saluti
Walter A. Petruzziello, C.G.I.E. - Brasile
La risposta del Vicedirettore
Gent.mo Petruzziello,
la ringrazio dell’apprezzamento per Italia Chiama Italia e, si, sono conscio che non tutti i temi sono stati trattati nell’articolo che voleva citarne solo i maggiori. Sono ben note alla redazione le notizie di candidati che hanno fatto man bassa di plichi votati e non (quindi da votare per loro mano). Purtroppo nessuno se l’è sentita di fare pubblicamente i loro nomi e di questo ci spiace. Abbiamo nella nostra mente di giornalisti l’idea che chi viene truffato si voglia difendere dal sopruso, anche attaccando il malfattore e sottoponendolo alla gogna mediatica. Ciò tuttavia non avviene spesso per quieto vivere. Lei richiama la sua conoscenza di candidati che hanno raccolto plichi non votati; se la sentirebbe di citarne i nomi? Vorrebbe partecipare al nostro sdegno di vedere le votazioni all’estero, una conquista storica, sottostare a tali gravi comportamenti?
I dubbi che solleva sulla data del 10 aprile come termine ultimo e delle modalità di scrutinio mi vedono assolutamente d’accordo. Rimane il fatto che sino a quando non sarà fatta una riforma elettorale le date, in Italia ed all’Estero, non potranno coincidere come è evidente per la necessità di scrutinare insieme le schede.
In realtà, il fatto che i plichi nel mondo non siano arrivati in tempo è da addossare, ahime, allo Stato italiano che ancora non valuta nella giusta prospettiva il voto all’estero. Nel momento in cui si è scelto di votare il 13 aprile tutti sapevano che tale data era troppo vicina, i tempi troppo brevi, sia per fare una campagna elettorale decente all’estero, sia per permettere ai cittadini di esprimere il proprio voto. Avendo però altre priorità (coincidenza delle votazioni con le amministrative e fretta di girare pagina al Governo) non si è tenuto nel giusto conto il problema della distanza e dei mezzi di spedizione dei plichi suddetti.
Che dire, parliamo la stessa lingua in materia e, come evidente, abbiamo gli stessi intenti verso la comunità italiana nel mondo. Speriamo solo che ci siano degli eletti con abbastanza fegato per “rompere le scatole” costantemente a Roma e far puntare un po’ lo sguardo anche su queste cose.
L’unico, vero, sostentamento al perfezionamento del voto all’estero viene proprio dalla comunità estera, dall’associazionismo territoriale, dalle competenze dei vari componenti, a tutti i livelli, del C.G.I.E., dal piccolo contributo che noi stampa specializzata mettiamo giornalmente, solo in ultimo dagli eletti in parlamento. Mai dovremo smettere di spingere e lottare. Solo così si accorgeranno della gran forza che proviene da ogni singolo cittadino italiano nel mondo.
Cordialmente Suo,
Vincenzo Sarcina
Italia chiama Italia
