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Home / Italiani all' estero / Caso Di Girolamo: il parere di eletti all'estero e presidenti di associazioni - di Valentina Dello Russo
Fri, 16 May 2008 07:55:00

Caso Di Girolamo: il parere di eletti all'estero e presidenti di associazioni - di Valentina Dello Russo


Nicola Di Girolamo, PdL

C'è chi ne chiede le dimissioni e chi aspetta che la magistratura faccia il suo corso, chi vede responsabilità anche nel partito e chi nel consolato in Belgio.




Leggi anche: CASO DI GIROLAMO Tremaglia sul caso Di Girolamo: “Se certe cose saranno verificate, non ha diritto di stare in parlamento”

Continua a far discutere il caso del senatore Nicola Paolo Di Girolamo, indagato a Roma nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte anomalie legate al voto degli italiani all’estero, nelle ultime elezioni politiche. Di Girolamo, in forza al PdL ed eletto a Palazzo Madama per la circoscrizione Europa, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

 

Le accuse per lui vanno dal falso in atto pubblico alla violazione della legge elettorale. La magistratura sta peraltro valutando se si debba procedere, nei suoi confronti, anche per usurpazione di funzioni pubbliche. In pratica, gli si contesta di aver falsamente dichiarato di essere residente in Belgio. Secondo quanto appurato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Giovanni Bombardieri, infatti, Di Girolamo, pur risultando iscritto all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero), non abitava in Belgio quando si è candidato, ma ha presentato domanda di residenza l’8 maggio scorso, quindi in data successiva alle elezioni.

 

“Quanto sta facendo la Procura non mi sorprende – è il commento dell’onorevole Gugliemo Picchi, eletto anche lui nella circoscrizione Europa, ma alla Camera – avevamo già notizia della non residenza all’estero dell’avvocato Di Girolamo. Penso non sia stato un atto corretto, il suo, nei confronti degli elettori e in particolare dei 22 mila che l’hanno votato. Dovrebbe dimettersi subito, così evitiamo anche di essere attaccati come coalizione”.

 

Dello stesso parere Vincenzo Nicosia, presidente di Sicilia in Europa e coordinatore Enas nel Regno Unito: “Non conosco Di Girolamo – premette Nicosia – ho sentito anche io delle voci in giro, voci che dicevano che c’erano forti irregolarità. Ma erano tante, a dire la verità, le voci che in quel periodo circolavano fra gli addetti ai lavori, e non solo. Il fatto che ora Di Girolamo sia indagato, mi fa pensare che forse quelle voci un fondo di verità ce l’avevano. Personalmente, credo che lui, se ha un po’ di dignità, dovrebbe dimettersi immediatamente”.

 

Più cauto Franco Narducci, eletto alla Camera dei Deputati, in rappresentanza del Pd, per la ripartizione Europa: “Se le accuse saranno confermate mi viene da dire: ‘dal trionfo alla vergogna’. Però credo si debba aspettare che la magistratura faccia il suo corso. E’ difficile dire a priori se il senatore debba o meno dimettersi: se Di Girolamo contesta le accuse che gli sono state mosse, allora non deve. Se invece pensa di essere in fallo, a quel punto sta alla sua sensibilità e alla sua cultura lasciare. Certo – conclude Narducci – non sono così apodittico da poter dire sì-no”.

 

Quella di Di Girolamo, per Francesco Paolo Catania, presidente de L’Altra Sicilia, è “l’arroganza di quanti sanno di non dover rispondere a nessuno delle loro malefatte. Infatti – continua Catania – il sospetto di imbroglio su cui indaga la magistratura dimostra che se la giustizia italiana non fosse quella che è attualmente, ma punisse in maniera esemplare i mascalzoni, certamente  quanti agiscono in malaffare ci penserebbero due volte prima di intraprendere azioni illegali. Così come nel caso Di Girolamo, pare opinione diffusa (visto che non è la prima volta che succede) che una volta ottenuta ‘la poltrona’,  a dispetto dei mezzi impiegati, sembra difficile poi perderla. L’opinione corrente è che tutto sia possibile, tanto la magistratura dorme o finge di dormire – aggiunge il presidente de L’Altra Sicilia – per il quieto vivere, per non intraprendere una procedura di invalidazione dei risultati oltremodo lunga, difficile ed ostica per gli interessi che si vanno a toccare e ledere. Ne è dimostrazione l’azione del Berlusconi due anni fa – conclude il presidente – che dopo tanto urlare ha messo tutto in cantina, o l’azione (che non parte) dei perdenti di questo giro, la sinistra”.

 

Restio, invece, a rilasciare dichiarazioni è il senatore Basilio Giordano, eletto col Pdl per la ripartizione America: “Non conosco la vicenda, conosco il senatore Di Girolamo, oggi l’ho salutato in Aula, gli ho chiesto come andava e l’ho visto preoccupato, ma sereno. Non ho seguito bene il suo caso e quindi non me la sento di esprimere un parere, ma darei tempo al tempo”.

 

E quando si domanda se ci siano altre responsabilità in quanto accaduto i parlamentari si dividono. Il partito? “Non penso, siamo tutti stati vittime di un falso – risponde Picchi – di una truffa. Diventa difficile per un partito verificare tutto, normalmente ci sono persone che presentano i candidati e di loro ci si fida. Non so chi abbia presentato Di Girolamo – chiosa l’onorevole – ma penso persona fidata, in fondo il suo era un profilo ottimo: un bravo avvocato. Il partito come poteva sospettare?”.

 

Di segno opposto l’analisi di Narducci: “Ribadisco che le accuse devono ancora essere provate. Se dovessero esserlo, penso ci sia stata leggerezza da parte del partito, ma anche da parte di chi ha sponsorizzato Di Girolamo. Qualcuno sapeva: è grave che non avesse la residenza prima di candidarsi. Ci sono senza dubbio responsabilità etiche e morali e, nel caso del consolato, anche giuridiche”.

 

Proprio sul ruolo del consolato si interroga Picchi: “Il consolato qualche responsabilità ce l’ha. Qui a Londra quando mi iscrissi all’Aire dovetti presentare una prova della residenza, tipo una bolletta. Ora, in Belgio funziona diversamente, tipo in Italia: si fa domanda, entro trenta giorni un vigile urbano accerta che io abiti dove dico e così si verifica. Il consolato avrebbe dovuto attendere: com’è possibile che Di Girolamo in mezza giornata abbia ottenuto l’iscrizione, quando ci sono persone che vivono all’estero da mesi e per riuscire a farle votare abbiamo dovuto lavorare moltissimo? In più – aggiunge l’onorevole del PdL – il funzionario del Comune di Roma doveva chiedersi come mai tanta solerzia. Insomma, penso ci sia stata quantomeno una connivenza fra il Comune e il Consolato. Non so a quale livello, ma tanta solerzia è comunque sospetta”.

 

Delle responsabilità del consolato avremmo voluto parlarne direttamente con il Console in persona, ma stiamo ancora attendendo una sua risposta, visto che la segreteria ce ne ha promessa una. E a quanti sostengono, dopo il caso Di Girolamo e i tanti brogli denunciati, che sia la legge a dover essere cambiata, risponde l’onorevole Narducci: “Mi ha disturbato che qualsiasi cosa accada si inizi un processo alla legge, come se la legge debba preventivare che gli Italiani siano un popolo di imbroglioni. Mettono parole in bocca a Tremaglia, che lui, in privato, non ha mai avuto. Allora dovremmo dire: visto che siamo un popolo di truffatori, il voto per corrispondenza sarà abolito. Ma non è il voto per corrispondenza ad essere sbagliato: in Svizzera si vota così e tutto fila liscio. E’ la cultura della legalità a dover essere cambiata, non quella delle leggi. Se ci sono persone che truffano (con quale meccanismo e con quali connivenze è ancora da appurare) il problema allora – conclude il deputato – non è la legge, ma il fatto che nel nostro DNA c’è la truffa. E questo va cambiato”.


Valentina Dello Russo - Italia Chiama Italia


















































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