C’era attesa e speranza fra i nostri connazionali e gli eletti all’estero. La composizione del nuovo esecutivo aveva messo da parte la questione “Italiani nel Mondo” in quanto vi erano situazioni più pressanti cui dedicarsi, questo è senz’altro vero, rimandando a poi la decisione, che molti auspicavano, di una figura dedicata ai milioni di italiani emigrati. Nel 2001, grazie agli sforzi di Mirko Tremaglia, si era ottenuto un Ministero dedicato; nel 2006 il Governo Prodi aveva operato una diminutio concedendo un vice ministro, l’oramai famoso Danieli. Il nuovo esecutivo ha lasciato tutti scontenti, regalando una delega al sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica. Delega che sarà divisa tra i suoi altri impegni con le deleghe a: Paesi europei, compreso il Caucaso e i Paesi dell’ex Unione Sovietica, Rapporti con le istituzioni Europee e, infine, l’esercizio della presidenza della commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero. A ben vedere la nuova legislatura ha dato un sottosegretario a mezzo servizio. Non facciamo certo riferimento alle capacità del Sen.Mantica, quanto al fatto che un settore come quello degli italiani all’estero stava stretto già ad un vice ministro, non possiamo immaginare quanto sarà arduo cavare qualche cosa di positivo dal cilindro solo con una delega vuota.
Ora la domanda che viene in mente a molti, compresi gli eletti all’estero, è: perché non si è trovato il giusto posto alla questione degli emigrati? La risposta appare chiara, cristallina, seppur cinica e distaccata, ma vi assicuro non lo è. A chi scrive sta molto a cuore la situazione di tutti i connazionali che hanno abbandonato la città dove sono nati, gli amici ed i parenti, i luoghi dove hanno vissuto i primi amori, per andare in un Paese nuovo, dove la lingua li ha messi spesso in difficoltà per integrarsi, dove hanno dovuto soffrire il doppio per affermarsi professionalmente e dove sono stati emarginati per il solo motivo di essere italiani, “mangiaspaghetti”.
Per capire i motivi di questa doccia fredda per gli italiani si deve far riferimento alle consuetudini della politica italiana, dove non conta quel che si deve fare ma quel che conviene fare. In tal senso appare ancora più eroica la conquista nel 2001 di un Ministero dedicato agli italiani nel mondo a firma Tremaglia, quando di italiani nel mondo nel parlamento non gliene fregava nulla a nessuno. Gli stessi eletti all’estero della passata legislatura, escluse formule di rito ed interviste doverose, raccontavano a microfoni spenti di quanto fosse frustrante mettere il cuore in quello che facevano sapendo che non sarebbero mai stati appoggiati dal partito in quanto vi erano cose più importanti da fare. Solo grazie alla maggioranza esigua tra camera e senato il valore del voto dei nostri eletti all’estero contava. Il Governo aveva bisogno di non perdere nemmeno un voto e per evitare che gli eletti cedessero alle lusinghe di una parte politica piuttosto che di un’altra, concesse due Commissioni ed un vice ministro agli esteri, con il risultato di congelare lo status quo ed anzi, laddove possibile, di rubare all’opposizione la fiducia di uno o due voti, cosa che non accadde se non per quel Sen.Pallaro che vergognosamente fu eletto con i voti del centrodestra e passò subito al centrosinistra. In questo gli italiani all’estero hanno avuto memoria più lunga di quanto hanno i nostri conterranei qui: le liste presentate a queste elezioni dall’ex Sen. Pallaro sono state cassate ed affossate dal voto.
Cambiata la legislatura son cambiate anche le esigenze della maggioranza. Ora gli eletti all’estero non contano più nulla, e si sapeva già dall’esito degli scrutini che con una maggioranza così ampia l’argomento emigrati sarebbe tornato laddove era sempre stato, nel dimenticatoio. Ci abbiamo sperato davvero, e i nostri eletti sono di certo agguerriti in tal senso, però cosa possono fare contro le decisioni dei capi? Ogni eletto è stato inserito in una Commissione importante, ad annegare qualsiasi sobillazione nel nascere. Ad ognuno è arrivato un “poi si vedrà” nel momento in cui è andato a bussare alle porte del partito. E di italiani all’estero vedrete, rimarrà solo un ricordo.
Il problema vuol farsi addossare al governo Berlusconi, ed in parte è sicuramente vero, ma la ragione risiede non in un torto che il premier vuole fare ai connazionali nel mondo quanto nella constatazione che di italiani all’estero Berlusconi, come fu per Prodi o è per Veltroni, non ne sa nulla e non gliene importa nulla. A dimostrazione di ciò, mentre le liste nazionali sono state vagliate attentamente da tutti i partiti, sbranandosi per un posto in vetta, quelle degli eleggibili all’estero son state delegate a figure di secondo piano per la politica nazionale. Un esempio per tutti è quello del bravo On. Marco Zacchera, che di italiani nel mondo ha fatto una ragione di vita oltre che professionale, ma che è stato delegato a scegliere unitamente con la Contini, se vogliamo attenerci solo alle liste del pdl, gli eletti senza dover riferire all’allora presidente Fini, che aveva cose più importanti di cui occuparsi e se ne lavò le mani. Stessa cosa nel Pd, senza sconti.
In un momento dove sicurezza, rifiuti, energia, commercio, lavoro, sono arrivati quasi ad un punto di non ritorno, il che è dimostrato dalla nuova stagione politica di rispetto e collaborazione tra maggioranza e opposizione; in uno stadio in cui tutti si sono resi conto che ora si devono tirare i remi in barca altrimenti la nave affonderà, è difficile pensare che una questione non strettamente collegata con il territorio nazionale possa essere di importanza essenziale per i governi odierni e futuri. La politica Estera è doverosa perché insiste su esigenze di sicurezza nazionale e commerciale interna. Tutto ciò che è al di fuori di questi confini non può trovare, nella mente degli esecutivi, attuazione.
Rimane una flebile speranza negli eletti all’estero che hanno voglia di fare e ci mettono la faccia: quanto però ci metterà il sistema a fagocitarli? Alcuni, se fosse confermato lo scandalo Di Girolamo, lo sarebbero stati prima ancora di entrare in parlamento. E’ un altro schiaffo per gli italiani all’estero. Loro però si rialzano sempre.
Vincenzo Sarcina – Italia Chiama Italia
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