Il sen. Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri, ha ricevuto nei giorni scorsi la delega per gli italiani nel mondo. “Credo che l’associazionismo italiano all’estero costituisca un elemento forte e importante da sviluppare con impegno e rigore. Ho chiesto e ottenuto dal ministro degli Esteri Franco Frattini non solo la delega per gli Italiani all’Estero ma anche per la proposta culturale per l’estero convinto della necessità di stringere il rapporto tra le comunità degli italiani nel mondo e le diverse tematiche e attività culturali”. Lo ha dichiarato Alfredo Mantica questa mattina alla Farnesina, in occasione della riunione del “Gruppo di Lavoro Associazionismo Italiano”.
Fra i punti più importanti da portare avanti, una “maggiore attenzione al rapporto costi benefici nel valutare le azioni da attuare. L’Italia è un Paese vicino al collasso psicologico e che vuole il raggiungimento di obiettivi concreti come la realizzazione delle grandi opere oppure la risoluzione dell’emergenza rifiuti in Campania e delle questioni legate all’immigrazione”. Convinto che l’Italia sia e resti “la più grande risorsa culturale nel mondo, è un obiettivo importante – ha aggiunto il sottosegretario Mantica - quello di sviluppare maggiori sinergie tra la cultura e gli italiani all’estero”.
“La ridefinizione del ruolo dei parlamentari eletti all’estero nonché dell’attuale legge elettorale della quale vanno corrette alcune disfunzioni”, saranno fra gli obiettivi prioritari. “Punterò, inoltre, - continua Mantica - sulla Conferenza Mondiale dei Giovani Italiani all’Estero perché – ha sottolineato Mantica – è venuto il momento di riflettere con i giovani, una generazione integrata con il Paese di residenza ma in contatto con l’Italia, sul futuro dei rapporti con il Paese”.
Elio Carozza, segretario del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, ha dichiarato, fra le altre code, che “senza l’impegno delle associazioni degli italiani all’estero tutte le conquiste sociali, economiche e storiche ottenute fino ad oggi non sarebbero state possibili, svolgendo l’associazionismo in alcuni territori un ruolo di supplenza dello Stato. Se non ripensiamo alle politiche verso le comunità degli italiani all’estro il loro rapporto con l’Italia non esisterà più. Tale rapporto va concepito come valore da preservare anche per le future generazioni”.
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