Ora che Di Girolamo sembra essere finito nei guai, le voci amiche non si sentono più. Le frasi sono quelle di rito: “No comment”, “che la giustizia faccia il suo corso”, “ho piena fiducia nella magistratura”. Eh sì, campa cavallo. Detto questo, amen: cose del genere capitano spesso in certi ambienti.
Ma il caso del senatore pidiellino eletto in Europa, continua a fare discutere. E di certo la sinistra non si fa scappare la ghiotta pagnotta. Maurizio Chiocchetti, responsabile del PD per gli Italiani nel Mondo, torna a chiedere le dimissioni del senatore del PdL, come già aveva fatto circa un mese fa.
Ora che la procura di Roma ha chiesto l’arresto del Di Girolamo, a maggior ragione – secondo Chiocchetti – egli dovrebbe lasciare. “"Tanto più va compiuto questo atto di giustizia", sostiene Maurizio Chiocchetti, "in quanto a subentrargli in Senato sarebbe naturalmente un esponente del suo stesso partito". Sarebbe Raffaele Fantetti, infatti, anch’egli candidato del PdL in Europa, ad occupare lo scranno di Di Girolamo, se questi dovesse davvero dimettersi – ma noi non ci speriamo, anche se ce lo auguriamo – o se la giustizia lo dovesse definitivamente condannare.
Chiocchetti ha voluto ricordare che “la Procura della Repubblica di Roma ha chiesto l’autorizzazione per gli arresti domiciliari a carico dell’esponente politico, eletto nella Circoscrizione Europa nelle file del PdL, rilevando come egli, non risiedendo all’estero, non possedesse i requisiti per essere eletto".
L’invito del responsabile del Pd nel mondo è chiaro: “il senatore in causa abbia il pudore di dimettersi e di salvaguardare l’onore del voto e delle istituzioni repubblicane". “Sarebbe questo un gesto di grande moralità – continua Chiocchetti - che contribuirebbe a fare un po’ di pulizia anche su altre ombre che si annidano sul voto degli italiani all’estero e che sono anch’esse al vaglio della magistratura".
E’ in effetti trasparenza, soprattutto per ciò che riguarda il voto all’estero, quello di cui abbiamo bisogno, oggi come non mai.
Dal sito web di Di Girolamo: “La mia candidatura è dettata da sincero spirito di servizio. Sento il dovere civile di mettermi a disposizione dei tanti connazionali perché conosco le difficoltà di vivere all'estero". Forse alla luce di quanto sta venendo fuori, certe parole, con il senno di poi, Di Girolamo se le rimangerebbe volentieri.
Animati dalla nostra sete di giustizia, e dal desiderio che si faccia luce al più presto su tutto ciò che riguarda il caso – e più in generale sull'intera inchiesta inerente alle irregolarità del voto estero – ci sentiamo di unirci all’invito di Maurizio Chiocchetti: caro senatore, si dimetta e dimostri, una volta uscito dal Senato, di essere innocente fino in fondo, e che tutto ciò di cui si sta parlando in questi giorni e settimane, è solo un grande malinteso. Noi ce lo auguriamo, anche se i fatti, a dir la verità, parlano chiaro.
Tuttavia, noi non vogliamo essere giudici sputa sentenze. L’eletto in questione sarà senz’altro una brava persona, e chissà quante cose buone ha fatto nella sua vita e continuerà a fare. Chi è senza peccato scagli la prima pietra: e pur non avendo scheletri negli armadi, non ce la sentiamo di condannare qualcuno senza che la sua responsabilità sia provata “oltre ogni ragionevole dubbio”. Ma qui non si tratta di amicizia, né di simpatia. Qui è di politica che siamo parlando, e di rispetto degli elettori, d’Europa ma di tutto il mondo.
Senatore Di Girolamo, lasci la poltrona, lo diciamo anche nel suo interesse: così facendo, forse, della sua persona potrà restare un ricordo meno sporco dell’immagine che ormai si sono fatti di lei gli italiani residenti all’estero.
Ricky Filosa – Italia chiama Italia
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