Con grande stupore sono venuta a sapere, leggendo alcuni giornali, nei giorni scorsi, che mi sarei ritrattata nei riguardi del mio ormai miliare articolo del 17/07/ 07, dalle conseguenze che tutti conosciamo.
Se fosse per me, potrei anche starmene zitta e lasciare che la gente mi prenda per un’incoerente, quasi schizzata, ma non lo posso fare per rispetto dei numerosi colleghi, che durante quasi un anno mi hanno espresso la loro solidarietà.
Noi giornalisti dovremmo basarci sui fatti, forse esprimere dei dubbi, ma non dovremmo considerare sicuri episodi di cui non siamo stati testimoni o che non abbiamo verificato accuratamente.
Qui di concreto c’è solo la lettera che io ho scritto a Pallaro ed il cui contenuto riporto alla fine di questo mio scritto.
All’incontro, oltre i diretti interessati, me e lui, c’erano solo i nostri rispettivi avvocati: non comprendo così come si possano fare dei commenti e aggiungere dettagli inesistenti e quindi falsi all’accaduto.
Ne deduco che si tratta di interpretazioni maliziose e di parte, e mi domando allora quale ruolo abbia ormai assunto la stampa se, perduta la condizione di osservatrice della realtà, si riduce ad essere portavoce di interessi di terzi.
Dopo questa introduzione ci tengo a precisare che io non ho mai affermato che Pallaro è una mela marcia. Non avendolo mai detto o scritto; nella mia lettera intitolata: ”Ultimo capitolo, por lo menos así lo quisiéramos, del debate Pallaro-Cinarelli” non c’è una ritrattazione, ma un chiarimento.
Considero infatti che Pallaro abbia vinto le elezioni del 2006 in modo completamente pulito e trasparente. E’ stato l’ex senatore a mal interpretare quello che avevo scritto ed a sentirsi toccato, forse perché avevo espresso anche altri dubbi, che essendo solo tali, erano stati messi al condizionale proprio per sottolineare che erano solo delle ipotesi, forse delle provocazioni, ma sostanzialmente delle domande da porre all’allora senatore ed alle quali lui, forse, almeno così speravo, avrebbe dovuto rispondere. Non posso quindi ritrattarmi di qualcosa che non ho mai affermato.
In quell’articolo sostanzialmente ho semplicemente detto che le elezioni del 2006 erano inficiate da sospetti di brogli ed irregolarità, che però non riguardavano per niente Pallaro; infatti in un passaggio del mio pezzo ho dichiarato che l’AISA avrebbe sicuramente vinto. Questa è la ragione per cui Ricardo Merlo, allora compagno di lista del presidente della Feditalia, non si è arrabbiato, perché lui aveva compreso il mio messaggio. Il nocciolo vero del mio pezzo era che il voto per corrispondenza non va per niente bene e, dopo questa ultima esperienza elettorale, anche questa inficiata mondialmente da sospetti di irregolarità e brogli, ne sono ancora più convinta, anzi ora penso addirittura che per evitare questi sospetti l’unico sistema di voto sicuro per gli italiani all’estero sarebbe quello elettronico.
Badate che ho scritto “sarebbe” al condizionale, perché so che per le persone anziane sarebbe in questo modo molto difficile esprimere le loro preferenze.
In relazione al fatto che io addirittura sarei una delle responsabili dal fatto che Pallaro non sia stato rieletto senatore, devo dire che mi si dà troppa importanza, non c’entro per niente e me ne dispiace perché abbiamo perso un valido porta voce a Roma degli emigranti. Frequento molto la collettività italiana e constato però, che mentre prima lui aveva molto consenso, nelle ultime elezioni lo aveva perso. Credo poi che la sua sconfitta si debba ad altre circostanze che non conosco bene.
Penso che Pallaro durante il suo mandato si sia comportato nei riguardi dei migranti italiani in modo efficiente, infatti mentre prima in alcune regioni d’Italia non sapevano nemmeno chi fossimo, ora non c’è nessuno nel Bel Paese che possa dire di non sapere nulla di noi. Pallaro è riuscito ad introdurre nell’attualità italiana tutti i nostri problemi e di questo gli sono molto grata.
Mi sono spiegata bene?
Segue traduzione “letterale” della mia questionata lettera.
“Ultimo capitolo, almeno speriamo così, del dibattito Pallaro-Cinarelli"
Il 3 aprile io ed il Sen. Pallaro ci siamo incontrati nello studio di un avvocato “mediatore”, eravamo accompagnati dai nostri rispettivi avvocati. Finalmente dopo vari mesi di incomprensioni abbiamo avuto l’occasione di parlare e di chiarire ciò che era successo. Ho spiegato che quando ho scritto il pezzo sui presunti imbrogli e sulle presunte irregolarità non alludevo per niente a lui e che nemmeno da lontano potevo considerarlo una mela marcia, perché sapevo che da anni, da decadi stava lavorando per la collettività italiana e che aveva organizzato una struttura solida e compatta.
Penso che Pallaro sia al di fuori degli imbrogli menzionati.
Più in là del contenuto, dell’articolo in questione, di cui non mi sembra questa la circostanza appropriata in cui approfondirlo, chiarisco che nessuna delle accuse avanzate da me nell’articolo erano riferite al senatore Pallaro.
Con questa dichiarazione spero di considerare chiuso questo sfortunato malinteso”.
Edda Cinarelli – Italia chiama Italia