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Home / Italiani all' estero / Italiani all’estero o stranieri di origine italiana? – di Giovanni Longu
Wed, 25 Jun 2008 08:00:00

Italiani all’estero o stranieri di origine italiana? – di Giovanni Longu



"A chi risiede a Roma o comunque lontano dalle varie realtà migratorie potrà apparire strano, ma questi «oriundi» si sentono e si sentiranno sempre più cittadini svizzeri, tedeschi, lussemburghesi, ecc. che cittadini italiani"

di Giovanni Longu



Ha suscitato scandalo in certi ambienti dell’opposizione l’espressione del sottosegretario Mantica con delega agli italiani all’estero, secondo cui all’estero ci saranno sempre più «stranieri di origine italiana».

Fa bene l’opposizione a incalzare il governo sull’attenzione che si deve agli italiani all’estero, ma fa altrettanto bene il governo a rivedere la politica nei loro confronti. Non entro nel merito delle singole decisioni, su cui è lecito dissentire, ma che andrebbero anche inquadrate in una nuova visione politica, che trova a mio parere un utile indicatore nell’espressione attribuita al sen. Mantica.

Non conosco le singole realtà migratorie italiane nei vari Paesi e Continenti, per cui mi limito a quelle che conosco meglio, quelle europee e quella svizzera in particolare. Ebbene, almeno per queste realtà l’espressione del sottosegretario Mantica è pertinente. Da parecchi anni ormai, in Svizzera da decenni, il flusso migratorio dall’Italia è terminato. Questo fa sì che gli italiani che decidono di restare nel Paese ospite e soprattutto i loro discendenti di seconda e terza generazione diventino sempre più naturalizzati «di origine italiana». Molti di essi conservano o riacquistano la cittadinanza italiana, ma non si può continuare a considerarli una specie di colonia italiana, una sorta di dépendance dell’Italia. Tutti i governi che si sono succeduti dagli anni Settanta in poi hanno predicato che gli italiani all’estero dovessero integrarsi. Ebbene, questo è avvenuto in gran parte dei Paesi a forte presenza italiana o di origine italiana. E questa è la realtà degli italiani all’estero.

A chi risiede a Roma o comunque lontano dalle varie realtà migratorie potrà apparire strano, ma questi «oriundi» si sentono e si sentiranno sempre più cittadini svizzeri, tedeschi, lussemburghesi, ecc. che cittadini italiani. Del resto, già ai tempi di Mazzini e Garibaldi che si rifugiavano volentieri in Svizzera, i connazionali qui residenti erano pronti a sostenerli con denaro e armi, ma non a seguirli, perché preferivano restarsene nella loro nuova patria.

Bene fa o farebbe quindi il governo a tener conto di questi mutamenti di situazione e di mentalità, sia quando intende riordinare la rete diplomatica e consolare, sia quando intende valorizzare l’associazionismo e sia quando decide i contributi da assegnare per la promozione della cultura italiana all’estero. Far finta che niente sia cambiato da trent’anni a questa parte nel mondo della migrazione italiana e indignarsi perché qualcosa cambia o potrebbe cambiare è fuori della storia e della ragionevolezza.

Giovanni Longu – Italia chiama Italia


















































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