La Giunta delle Immunità e delle Autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama ha respinto ieri la richiesta della procura di Roma, che aveva chiesto gli arresti domiciliari per il senatore del PdL eletto in Europa, Nicola Di Girolamo.
Tuttavia, per Di Girolamo non è certo finita qui. Anzi, siamo appena all’inizio. La Giunta, infatti, si è espressa sull’accettazione della misura cautelare – gli arresti domiciliari – ma l’indagine prosegue e prima o poi ci saranno anche delle conclusioni. Quali? Non possiamo saperlo ora, ma certamente la partita è ancora tutta aperta, e l’eletto all’estero non può ritenersi tranquillo. Almeno, non ancora.
La Giunta del Senato non ha deciso ancora sul merito del ricorso amministrativo, quello presentato da Raffaele Fantetti, il primo dei non eletti in Europa, per quanto riguarda il Senato e il Popolo della Libertà, che dimostra – p cerca di dimostrare - come Di Girolamo non sia stato regolarmente residente all’estero prima delle elezioni, e che quindi anche il suo posto in parlamento potrebbe saltare, visto che essere residenti all’estero è la conditio sine qua non per candidarsi nella circoscrizione elettorale estero.
La Giunta del Senato, oltre ai documenti raccolti dagli inquirenti, ha anche la confessione di Di Girolamo, che proprio durante il suo interrogatorio in procura ha ammesso di non essere residente lì dove aveva indicato prima delle elezioni.
Il merito del ricorso, quindi, cioè il fatto che lui non avesse criteri di eleggibilità perchè non è stato mai residente oltre confine, deve essere ancora analizzato. Finora c’è stato solo il parere negativo della Giunta alla richiesta del gip, che nell’ambito di una indagine penale parallela aveva richiesto gli arresti domiciliari per Di Girolamo, perché – secondo la procura – restando a piede libero avrebbe potuto inquinare le prove; ma il merito del ricorso presentato da Fantetti presso la Giunta, lo ripetiamo, deve essere ancora analizzato.
A questo punto, cosa accadrà? Quando ci sarà il voto della Giunta sul merito del ricorso, vedremo. Il ricorso di Fantetti vuole dimostrare la non eleggibilità del senatore pidiellino, proprio perché non residente all’estero al momento del voto. E se la Giunta dovesse accettare il ricorso di Fantetti? L’elezione di Di Girolamo sarebbe contestabile: la Giunta esprimerebbe il suo parere all’Aula, che allora dovrà decidere. Quando ci sarà l’esame sul merito del ricorso - a sentire il presidente della Giunta Marco Follini, molto presto, nel giro di un mese circa - la Giunta dovrà votare sul fatto che le prove fornite siano, o no, tali da ritenere, in effetti, non eleggibile Di Girolamo. Il senatore eletto in Europa, quindi, potrebbe perdere la sua poltrona, e il suo ruolo potrebbe decadere.
Sia l’indagine penale che quella amministrativa devono fare il loro corso. Per il momento, è vero, l'onorevole poco onorevole ha evitato gli arresti.
In parallelo, intanto, va avanti l’indagine penale.
Il caso Di Girolamo ha avuto già conseguenze anche sul piano politico nazionale. Il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha detto che, anche per la decisione della Giunta, è fortemente a rischio l’alleanza con il Pd: “È incredibile - attacca l'ex pm - che al Senato sia stata negata l'autorizzazione ad arrestare una persona che è diventata parlamentare dando false generalità grazie anche ai compagni del Pd che hanno detto che l'immunità va negata per reati più gravi. Per noi diventare parlamentare dichiarando false generalità è più grave che immigrare clandestinamente”.
Noi di Italia chiama Italia siamo indignati per il comportamento di Di Girolamo, che alimenta lo sconcerto di chi già critica le modalità del voto all'estero, ma non possiamo condividere i toni esasperati ed esasperanti di Di Pietro: per noi il deputato che ha falsificato i dati sulla residenza deve dimettersi, come del resto ha scritto tempo fa il nostro direttore (L'EDITORIALE Caro Di Girolamo, si dimetta subito! – di Ricky Filosa) perchè responsabile di un inganno perpetrato a danno dei suoi elettori e di tutta la comunità italiana sparsa per il mondo, entrata da poco a pieno titolo nella politica attiva del nostro Paese e già offesa e umiliata da certi metodi truffaldini.
A dimissioni avvenute, per quel che ci riguarda, Di Girolamo potrà godere di tutte le garanzie che uno Stato di diritto riconosce a tutti i suoi cittadini: noi vogliamo soltanto restituire dignità al voto oltreconfine e offrire agli elettori raggirati una rappresentanza onesta e qualificata, nell'interesse di tutto il Paese.
Italia chiama Italia
