Il portale dell' informazione di tutti gli italiani





la tua e-mail per ricevere le notizie  più importanti
Tuo Nome :
Tua E-mail :
 
Sei soddisfatto di come il governo Berlusconi ha incominciato a muoversi, in queste prime settimane?
Sì, certamente
E' sulla strada giusta, ma bisogna fare di più
No, per niente. Sono pentito di averlo votato
Credo sia ancora troppo presto per poter giudicare

Home / Italiani all' estero / Mantica: “Non sono un ministro, ma ho le stesse strutture di Tremaglia” – di Valentina Dello Russo
Fri, 27 Jun 2008 08:00:00

Mantica: “Non sono un ministro, ma ho le stesse strutture di Tremaglia” – di Valentina Dello Russo


Il sottosegretario agli Esteri con le deleghe per gli italiani nel mondo, Alfredo Mantica


Il sottosegretario agli Esteri con le deleghe per gli italiani nel mondo rasserena gli animi dei connazionali oltre confine: “Faremo fronte ai tagli”. Ma se è già in agenda la Conferenza dei Giovani italiani nel mondo, sarà ridimensionato invece il Museo dell’emigrazione




Si sono conclusi da un giorno i lavori del comitato di presidenza del Cgie, e il sottosegretario agli Esteri con le deleghe per gli italiani nel mondo, Alfredo Mantica, tira le somme: “Ho tenuto la relazione di governo durante la prima giornata e ho cercato di evidenziare obiettivi, attività e criticità della politica dell’esecutivo per gli italiani all’estero. Si è parlato in particolare dei tagli al bilancio della Farnesina che incideranno in maniera sostanziale su molti capitoli destinati agli italiani nel mondo”.

A quanto ammontano questi tagli?

“Sette milioni e mezzo di euro in tutto. Un milione riguarda la Conferenza dei Giovani italiani nel mondo. Un’assemblea che si terrà lo stesso, presumibilmente tra il 12 e il 15 dicembre all’Auditorium di Roma. Abbiamo previsto la presenza di 4-500 delegati, nell’ordine di uno ogni 2,500 Italiani sotto i 35 anni iscritti all’Aire. Prevaranno dunque, com’è ovvio, gli europei. Si è anche convenuto di integrare in questo contesto una cinquantina di rappresentanti di altre categorie. In particolare i ricercatori, nuova generazione di italiani migranti. Persone stimate attorno al numero di 5-7 mila nel mondo e che vivono all’estero per cinque, sei, sette anni. Credo sia opportuno ricavare da loro un contributo importante in merito all’emigrazione. Ci sarà anche un numero significativo di invitati: giovani residenti in Italia appartenenti alle più svariate categorie. E dunque, studenti, giornalisti, imprenditori, lavoratori, esponenti del mondo dell’arte e dello sport. Sarà poi un’assemblea di giovani italiani, ma anche di giovani di origine italiana”.

Dunque la Conferenza si farà. E il Museo dell’emigrazione?

“Stiamo valutando come portarlo avanti, visto che i tagli ammontano a 1,4 milioni. Abbiamo approntato un piano per realizzarne una parte, ma non penso riusciremo nel suo complesso. In ogni caso i tagli che preoccupano di più sono quelli relativi all’assistenza diretta (5 milioni di euro). Questi sono quelli più delicati e ci stiamo impegnando per reperire altri fondi affinché le risorse destinate non vengano toccate”.

La rete consolare invece?

“Su quella bisogna agire con grande responsabilità. Ho comunicato che sarà aperto un nuovo Consolato a Chennai (Madras) e che sarà elevata a consolato l’Agenzia consolare a Dubai, vista l’importanza di quell’area. Ci sarà poi l’accorpamento degli Uffici consolari di Berna e Madrid nelle rispettive Ambasciate, ma questa modifica non toccherà più di tanto i cittadini: resteranno intatte le sedi e il personale, semplicemente non ci saranno i consoli. L’unica vera chiusura riguarda la trasformazione in sportello consolare del consolato di Chambery, che seguirà quelle in via di attuazione a Innsbruck, Edmonton e Bedford. E qui speriamo che grazie al progetto del “Consolato digitale” si possa sopperire all’assenza di un vero e proprio consolato. Questa piccola realtà della Savoia fungerà anche da banco di prova, dunque. Quello che però mi preme dire è che sono disposto a dialogare e confrontarmi su questo tema purché non si finisca nelle lamentele e si usi un dibattito costruttivo che riguardi il numero di visti, la quantità di passaporti rilasciati… Perché so già che questi temi toccano emozioni e sentimenti, mentre la nostra deve essere un’opera di razionalizzazione”.

Fin qui il piano per ovviare ai tagli, non le pare tuttavia che questo governo stia un po’ trascurando i connazionali oltre confine? Molti lo hanno notato già dal fatto che non si è concesso neppure un Ministro per gli Italiani all’estero…

“Assolutamente no. E rispondo con fermezza perché non è la prima volta che mi viene rivolta una simile domanda. Da un punto di vista nominale può essere vero, ma dal punto di vista dell’azione io ho le stesse strutture che aveva Danieli e, prima di lui, Tremaglia. Non è cambiato nulla. E poi ci sono gli eletti all’estero. Sono loro a dover interpretare le istanze dei nostri connazionali lontani attraverso il loro ruolo e la loro azione. Questi parlamentari devono, o meglio possono, ovviamente è una loro scelta, frequentare tutti i settori del Parlamento, portare le loro richieste, evitare di essere marginalizzati o, a priori, rappresentanti di una minoranza”.

Glielo chiedevo perché anche il sottosegretario Giro, tempo fa, diceva che un rappresentante degli Italiani all’estero nel governo era un tantino troppo. E’ questa l’idea dell’esecutivo Berlusconi?

“L’opinione di Francesco Giro lasciamola a Francesco Giro. Posso assicurare che, nonostante l’assenza di un ministro, siamo attrezzati come prima. La cosa importante è che il Cgie e gli eletti all’estero capiscano come relazionarsi e come agire. Perché questo non è un processo facile. Le faccio un esempio: la questione dell’Ici. Io posso esprimere il mio parere e dire che è un errore escludere dallo sgravio gli Italiani all’estero, ma più di questo non posso fare. E’ un’opinione di orientamento, nulla di più. Poi chi decide resta l’Agenzia delle Entrate. Gli eletti invece possono andare in Commissione Finanze”.

Sta dicendo che quindi sono gli eletti e il Cgie che, dividendosi fra compiti diversi, possono premere per far valere i diritti degli Italiani all’estero?

“Io lo osservo. Osservo che devono individuare le sedi giuste per farsi ascoltare. Faccio un altro esempio: i contributi per l’editoria destinata agli Italiani all’estero. Una cosa molto importante, anche per la diffusione della lingua. Ebbene, io non posso decidere nulla. E’ un ambito che appartiene ai Comites, ma non solo. Ci saranno anche i parlamentari che si muoveranno. Mentre il Cgie non può farci nulla. Allora, io mi muoverò affinché ci sia un incontro tra gli eletti e il sottosegretario all’Editoria Bonaiuti, ma sarà dal dialogo che scaturiranno le riforme. I parlamentari eletti all’estero devono capire che non possono vivere soltanto a settembre-ottobre, nei mesi in cui si discute la Finanziaria, chiedendo aiuti per i connazionali. Questo poteva andar bene nella scorsa legislatura, quando c’erano dei condizionamenti politici forti. Ora c’è una novità forte e bisogna individuare le sedi giuste per ottenere i risultati voluti”.

Come per la cittadinanza italiana…

“Esatto. Sulla cittadinanza deve esserci un grosso dialogo e la grande comunità degli immigrati in Italia deve partecipare al dibattito, perché essa può offrire un contributo importantissimo”.

Non le pare che la cittadinanza italiana per un Italiano all’estero e quella per un immigrato in Italia siano due cose differenti?

“Penso che il problema della cittadinanza sia un problema complessivo. Chiaramente quando faremo delle norme ci saranno due categorie e due procedure diverse. Però penso che la cittadinanza italiana sia una cosa comune e penso sia rappresentata da un’idea: chi è cittadino italiano? Chi ama la cultura e apprezza le istituzioni italiane. E allora se sarà un turco o un algerino, oppure un Italiano di seconda, terza generazione, poco importa: l’importante è dimostrare questo amore. Non sarà una sola procedura, ma uno solo sarà il valore. Io ho la grande ambizione di portare la mia delega da Italiani NEL mondo a Italiani DEL mondo, perché la cultura e la lingua diventino elementi forti per una comunità italiana allargata. In questo senso dobbiamo creare una rete fra i tanti che parlano italiano nel mondo, che hanno studiato in strutture italiane, ma anche, e penso a coloro che si trovano al di là dell’Adriatico, che l’hanno appreso guardando la televisione”.

Per chiudere una domanda di politica interna. E’ d’obbligo parlare del tema della Giustizia. Il Financial Times ha titolato “Oh no, not again” in riferimento alle ultime mosse del presidente Berlusconi. Pensa che questo possa offuscare l’immagine di questo esecutivo all’estero?

“No, non credo offuschi nulla. L’opinione pubblica reputa, per la grande maggioranza, le scelte di Berlusconi condivisibili. Farò un esempio che esula da Berlusconi e che guarda ai rapporti internazionali. La Corte di Cassazione un mese e mezzo fa ha stabilito che sono pienamente legittime le cause intentate dagli ex deportati italiani in Germania nei confronti della Repubblica Federale tedesca per ottenere il risarcimento delle sofferenze patite ai lavori forzati nei campi di concentramento hitleriani. Questo senza neppure pensare a quale contenzioso si possa aprire fra Italia e Germania. Allora mi chiedo, questo giudice vive in un monastero come il Dalai Lama o ha cognizione di vivere in Europa? Francamente sono molto vicino alle posizioni di Berlusconi. Questa giustizia non funziona”.


 Valentina Dello Russo - Italia Chiama Italia

vdellorusso@italiachiamaitalia.com


















































© 2006 Italia chiama Italia. Tutti i diritti sono riservati.