UN MEDICO POLITICO PER PASSIONE
Calabrese d'origine, fiorentino d'adozione. Il mondo – girato in lungo e in largo per motivi professionali e politici - è la sua patria, ma nel suo cuore c'è posto per una sola nazione: l'Italia.
Gino Bucchino è stato eletto alla Camera dei Deputati nelle file del Partito Democratico nella circoscrizione estero per l'America settentrionale e centrale. Non è nuovo all'esperienza parlamentare. E' nato 60 anni fa a Bivongi, in provincia di Reggio Calabria, laureandosi giovanissimo a Firenze in Medicina e Chirurgia e specializzandosi a Siena in Medicina dello Sport. E dalla patria di Dante è partito per la sua prima formazione professionale toccando i vari continenti: nel 1977 lavora in Africa quale professore di anatomia all'Università di Mogadiscio; poi vola in Venezuela tra il 1983 e il 1988, dove fonda, insieme alla moglie Marisa (medico anche lei), il programma italo – venezuelano di lotta all'AIDS; successivamente vive in Canada, dal 1988 al 2000, in qualità di medico nutrizionista e di nuovo torna nel Continente Nero, nel 2001, come responsabile dell'European Development Program nel distretto sanitario di Nebbi, in Uganda. Con l'Italia ha mantenuto sempre un forte legame, tanto che tra il 1978 e il 1983 è a Firenze quale medico igienista e coordinatore dell'Istituto di Medicina dello Sport. La solidarietà e il volontariato sono da sempre una sua missione in ogni angolo della terra. Gino Bucchino è stato co-fondatore della Fondazione Pink Box, che dal 2007 è impegnata in Ecuador a sostegno dei bambini e delle donne di Simiatung, una comunità delle Ande. Numerosi le pubblicazione che ha curato, la maggior parte di argomento medico. Intensissima anche la sua attività politica: negli anni '80 Bucchino ha fondato, diventandone poi presidente, l'Associazione Toscani in Venezuela; è stato coordinatore della Consulta dell'Emigrazione della Regione Toscana in Sud America e delle Federazioni e Associazioni Regionali italiane a Caracas. Il suo impegno politico ha registrato numerosi successi anche in Canada, dove dal 1988 al 2006, è stato tra i promotori del Comites spontaneo di Toronto, assumendone la presidenza per cinque anni e primo coordinatore degli intercomites del Canada. Nel 1998 ha ricoperto la carica di Vice Segretario Generale del CGIE dell'area anglofona (Canada,Stati Uniti, Sud Africa, Australia), diventando membro del Comitato di Presidenza dal 2004 al 2009. Il suo impegno si è rivolto anche al mondo dell'informazione. Dal 1989 al 1991 Bucchino ha diretto il Giornale Nuovo Mondo, ed è stato eletto coordinatore della Federazione Unitaria Stampa Italiana all'Estero del Nord America, nonché è stato promotore della prima raccolta firme per ottenere la ricezione del segnale di Rai International anche in Canada e ha fondato il mensile “Trentagiorni”. Non ha disdegnato alcun impegno dando il massimo in ogni campo. Gino Bucchino è anche membro della FILEF (Federazione Italiani Lavoratori Emigrati e Famiglie), Presidente dell'INCA nazionale del Canada, coordinatore della Consulta dell'Emigrazione della Regione Toscana in Sud America e delle Federazioni e Associazioni Regionali italiane di Caracas. Parla bene tre lingue (italiano, spagnolo e inglese); ha due figli, Carolina e Filippo, e tre nipotine, Bianca, Melody e Giulia.
Quali sono le priorità del suo programma elettorale?
E' necessario mantenere viva l'attenzione del nuovo Governo sulle problematiche, molte delle quali purtroppo non ancora risolte, che affliggono e penalizzano da tempo le comunità degli italiani residenti all'estero.
Quali, pertanto, gli ambiti al cui interno operare con urgenza?
Ci sono grandi e piccole battaglie da portare avanti. In primis l'attenzione va posta su politiche giovanili, diritti di cittadinanza, potenziamento del canale di informazione, adeguamento del sistema pensionistico, accordi per una maggiore tutela sanitaria dei nostri connazionali all'estero.
Entriamo nello specifico e analizziamo ogni punto. Cosa intende per politiche giovanili?
Il mondo globalizzato ha imposto nuove regole e nuovi sistemi. I giovani che abbandonano l'Italia, non hanno in tasca un biglietto di sola andata, come forse accadeva nel corso della prima emigrazione diretta dall'Italia in America. I nostri giovani sono una fonte inesauribile di preparazione e professionalità. Anche quelli che sono nati e cresciuti all'estero da genitori italiani emigrati sono un nostro significativo punto di riferimento nel mondo. Vanno pertanto sostenuti nelle loro ricerche, nei loro studi e nel loro lavoro, fuori e dentro i confini nazionali.
In quale modo?
Per quanto riguarda i nostri giovani residenti all'estero bisogna migliorare gli interventi per la loro formazione linguistica e culturale, mirando a una formazione continua e di sostegno all'integrazione, puntando sulla promozione e diffusione della lingua italiana nel mondo, sulla stipula di convenzioni con autorità straniere per l'inserimento dell'insegnamento della lingua e della cultura italiana nei sistemi scolastici dei paesi d'accoglienza, sub servizi e interventi integrati di orientamento, formazione e perfezionamento linguistico volti a favorire la mobilità culturale e professionale delle comunità italiane all'estero.
Cosa intende fare circa il diritto di cittadinanza?
Nella passata legislatura è stata presentata una proposta di legge di modifica dell'attuale normativa sulla cittadinanza italiana che faciliti, a determinate condizioni, il riconoscimento e il riacquisto della cittadinanza sia per gli stranieri che per i naturalizzati all'estero che l'hanno persa. La proposta era in discussione alla Camera, ma non si è potuta realizzare a causa della prematura interruzione del Governo Prodi. La proposta riguardava innanzitutto gli stranieri presenti in Italia rendendo meno complesso l'iter per l'acquisto della cittadinanza italiana. Per ciò che riguarda invece il suo riacquisto da parte di ex cittadini italiani, che nel tempo l'hanno persa, la proposta prevedeva la modifica delle norme attualmente in vigore e voleva riaprire i termini, attualmente decaduti, per garantirne il riacquisto.
Lei ha parlato di potenziamento del canale di informazione. Quale è il ruolo che i mass media rivestono circa il legame tra l'Italia e le comunità italiane all'estero?
I mass media rivestono un ruolo di primaria importanza nel rapporto tra madrepatria e connazionali che vivono e lavorano in ogni angolo della terra. Nel passato sono stato il primo a promuovere una raccolta di firme per garantire la ricezione del segnale di Rai International anche in Canada. E' quanto mai necessaria un'informazione giusta, plurale e precisa, soprattutto relativa ad ogni azione che si promuove a sostegno dei connazionali che risiedono in paesi stranieri. Bisogna uscire fuori dallo schema, peraltro sbagliato, che siano sufficienti i varietà e i programmi di intrattenimento, specie da parte della tv pubblica, per fare trascorrere due ore all'anziano che vive oltreoceano. Chi vive all'estero segue, per motivi di lavoro o di studio, ha bisogno di informazioni da parte delle Istituzioni Italiane.
Cosa c'è da cambiare nel sistema pensionistico degli italiani all'estero?
Nella passata legislatura, cosa che faremo anche nel corso della nuova, avevamo presentato una proposta di legge relativa all'abbandono del recupero da parte dell'Inps degli indebiti pensionistici costituitisi sulle pensioni italiane dei residenti all'estero. va denunciato il comportamento dell'Inps che in nei mesi scorsi ha allarmato i pensionati con lettere di richiesta di restituzione immediata degli indebiti in un'unica soluzione. L'Istituto Previdenziale non può recuperare l'indebito se non con una trattenuta massima di un quinto dell'importo della pensione.
Per quanto riguarda il sociale, quali sono i suoi progetti futuri?
Combatterò affinché sia prevista l'istituzione di un assegno di solidarietà a favore dei cittadini italiani che all'estero vivono in situazioni disagiate. Senza dimenticare che ritengo che la normativa sui lavori usuranti dovrà applicarsi anche alle pensioni degli italiani residenti all'estero.
Quale il suo commento sul fatto che gli italiani residenti all'estero non godano dell'esenzione ICI?
E' una discriminazione vergognosa. Gli italiani residenti all'estero devono essere equiparati a chi vive nei confini della madrepatria. Anche perché non garantendo l'abolizione dell'ICI sulla prima casa a chi risiede all'estero, l'introito nelle casse dello Stato è pari a 10milioni di euro, nulla se paragonato al miliardo e 700milioni di euro, provenienti da chi in Italia, negli anni passati, ha sempre pagato l'ICI.
Lei è stato eletto nella circoscrizione estero per l'America settentrionale e centrale. Un'area molto vasta e con problematiche differenti. Come può dare voce a tutti?
L'impegno assunto è di portata notevole e richiede un grande sacrificio. Sono un italiano che ha avuto il privilegio di nascere e studiare nella madrepatria e di girare il mondo per motivi professionali e politici. Conosco molto bene l'area che rappresento, le varie difficoltà, la situazione in cui versano i nostri connazionali.
Quali sono i problemi che affiggono i nostri connazionali nella circoscrizione che Lei rappresenta?
In questi ultimi anni nel Centro America ho registrato un grande disagio economico. Certamente non siamo ai livelli allarmanti dell'America del Sud, come nel Venezuela o in Argentina, ma c'è da intervenire quanto prima onde evitare problematiche ancora maggiori. Per quanto riguarda il Messico, e gran parte dell'America Centrale, le difficoltà maggiori sono nell'ambito sanitario, motivo per cui da anni mi batto, dentro e fuori il Parlamento, affinché si parli e si trovi una strada per vedere riconosciuto l'assegnazione di un assegno di solidarietà ai nostri connazionali che vivono situazioni di indigenza. Anche l'aspetto sanitario mi interessa molto sia da medico quale sono, sia da politico scelto per rappresentare a Roma gli interessi degli italiani che vivono negli Stati Uniti. Senza dimenticare il Canada, dove le prestazioni sociali e di previdenza sono gli argomenti più scottanti per le comunità italiane. Va garantito il riconoscimento dell'invalidità per le malattia e va riconosciuto a livello pensionistico il cumulo di lavoro, sostenuto dai nostri connazionali in Italia prima di partire per l'estero.
Per garantire la sua presenza in Parlamento deve viaggiare molto. Come riesce a gestire famiglia, politica e lavoro?
Il lavoro è andato in pensione. La professione medica richiede impegno e attenzione, per cui ho dovuto lasciarla per dedicarmi al volontariato e alla politica. Da anni sono impegnato con delle associazioni per varie attività nei paesi in via di sviluppo: in questo caso la mia presenza è importante all'interno delle Istituzioni che contano e che possono intervenire. L'elezione in Parlamento ha comportato dei cambiamenti nella mia vita, dal momento che devo garantire la mia presenza a Roma, sono costretto a viaggiare molto spesso dal Canada. Non nascondo quanto sia faticoso.
Comites e CGIE. Cosa ne pensa?
Hanno senso e significato se ottengono risultati per i nostri connazionali.
Cosa pensa della politica estera di Berlusconi?
Mi auguro che sia tramontata definitivamente l'epoca delle corna o degli sberleffi, come accadde in occasione del G8, e che l'attuale Capo del Governo si impegni nella politica internazionale con serietà e correttezza. Circa l'impiego dei nostri soldati nelle zone calde del mondo, spero che ci sia finalmente un ridimensionamento: è chiaro il mio no al rafforzamento delle nostre truppe in Iraq. La politica estera di un paese deve poggiare le sue basi sulla solidarietà internazionale e sulla partecipazione attiva a programmi di cooperazione e di pace. Berlusconi viaggia al fianco degli Stati Uniti per la sua grande amicizia con l'attuale Presidente e ha buoni rapporti anche con la Russia, vista la sua amicizia con Putin. Spero che parli meno e agisca di più e con più serietà.
Gente d'Italia/Italia chiama Italia
