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Home / Italiani all' estero / Detenuti italiani all’estero. Giovanni Falcone alla Farnesina – di Valentina Dello Russo
Tue, 01 Jul 2008 07:45:00

Detenuti italiani all’estero. Giovanni Falcone alla Farnesina – di Valentina Dello Russo


Giovanni Falcone


Il papà di Angelo continua la sua battaglia: “Sto provando in tutti i modi ad interessare la politica, ma certi politici sembrano inavvicinabili. Dalla Zuppetti? E’ stato un incontro chiarificatore, ma ora spero che non resti un pro forma”




Nessuno può fermare la forza di un padre, soprattutto se si tratta di Giovanni Falcone: un uomo che sta spendendo la sua esistenza per riportare a casa il figlio Angelo, detenuto in una prigione indiana, e, con lui, tutti i carcerati italiani all’estero.

Lo scorso giovedì Falcone è stato convocato alla Farnesina, a colloquio con il Direttore Generale per gli Italiani all'Estero e le Politiche Migratorie, Carla Zuppetti: “E' stato un incontro importante – il commento di Falcone – anche se non penso servirà a molto.  La Zuppetti è stata molto disponibile, mi ha spiegato che si è insediata da poco. C’era anche la dottoressa Armellin. Hanno voluto ascoltarmi e sono soddisfatto di essere stato accolto anche alla Farnesina. So per certo che tante cose non dipendono da loro, ma altre sì e spero le facciano. Per esempio potrebbero andarli a trovare più spesso questi ragazzi. Mi hanno detto che non è possibile, ma so che in passato lo si è fatto: so anche di parlamentari mandati in missione a far visita ai carcerati italiani all’estero. Sto provando in tutti i modi ad interessare la politica, ma certi politici sembrano inavvicinabili. Da parte mia ho subito voluto far presente che allo stato non mi occupo solo del caso di Angelo ma anche degli oltre 3000 cittadini Italiani detenuti nel mondo. Il problema oramai è un problema sociale di cui la politica deve farsi carico”.

Suo figlio non è infatti l’unico bisognoso…

“Infatti. Sono venuto a conoscenza da poco di un altro caso raccapricciante. Per queste cose mi vergogno di essere italiano. C’è un signore di 54 anni, si chiama Ivano. Si trova anche lui in India, alloggiato in una stanza di albergo da oltre un anno e mezzo, e cioè da quando è stato rilasciato su cauzione. Ha una zia di 75 anni che si occupa di lui da lontano: suo padre ne ha 85 ed è assistito da una badante. Ho telefonato ad Ivano in India, abbiamo avuto un lungo colloquio, faceva fatica a parlare:  è sieropositivo, per colpa di una caduta è rimasto pure mezzo paralizzato in un letto. Ha bisogno di cure urgentissime. Ho fatto già avere a sua zia un contatto con un rappresentante in Italia di Amnesty International, ho chiamato anche un ex Ispettore Provinciale della Croce Rossa perché mandasse qualcuno a trovarlo. Se non ci muoviamo quel disperato muore là dentro. E la politica non fa nulla”.

Cosa potrebbe fare di concreto la politica?

“Delle leggi. Deve tentare di risolvere nei modi consentiti dalle Leggi locali e Internazionali questo problema. Alla Zuppetti ho fatto anche presente quali sono secondo me le azioni legislative che servono a tale scopo. Mi rendo conto che oltre certi limiti non possono andare ed ecco a cosa servono le azioni legislative da attuare, insomma è tutto nelle mani del Parlamento”.

Dunque il colloquio con la Zuppetti si è risolto con un nulla di fatto…

“E’ stato chiarificatore, ma ora spero facciano qualcosa, che non resti un pro forma. Mi ha anche un po’ irritato, alla fine dell’incontro, che mi sia stato detto che Angelo, anziché andare in casa di privati a due euro a notte poteva andare in un albergo più sicuro e magari non si sarebbe cacciato nei guai. Dico: ma stiamo scherzando? Dove finisce la libertà di una persona? Ho il diritto di andare dove voglio senza spendere i milioni? Viviamo o no in un mondo globalizzato?”.

Angelo come sta?

“Fortunatamente adesso è carico: aspetta l’udienza del 23 luglio e spera che ci siano novità positive. Certo, per lui è dura. Lui è sempre stato un ragazzo di famiglia, non è mai uscito da casa. La prima volta che l’ha fatto si è ritrovato in quest’incubo. L’altro giorno c’erano delle sue amiche a casa e gliele abbiamo passate al telefono… Ha pianto… Cerca di farsi forza, ma poi è un ragazzo. Si è trovato proiettato in una condizione del genere senza capirci nulla”.

Quale sarà la sua prossima iniziativa?

“Intanto chiedo a voi che così spesso parlate con i politici di interessarli alla causa di Angelo e dei tremila dimenticati: organizzate un incontro, qualcosa. Io non so più che fare. Ho scritto persino al Presidente della Repubblica. Neppure mi ha risposto. Ha risposto invece ad Enrico Langone, Presidente dell’Associazione Lucana Internazionale, che gli ha scritto a nome di mio figlio. Ebbene, la risposta è a firma del ministro plenipotenziario Armando Varricchio e dice che la Presidenza della Repubblica non può occuparsi dei casi dei singoli. Per quale motivo di mio figlio no e di don Sandro De Pretis sì? Questo sacerdote italiano è stato riportato a casa – giustamente – in men che non si dica, perché a chiedere la sua liberazione è stato un vescovo e Napolitano si è impegnato in tal senso. Perché per Angelo no? Perché se lo chiedo io nessuno mi ascolta? Ho riscritto al Presidente della Repubblica proprio oggi. Staremo a vedere. Per ora nessuno si è fatto vivo”.

Il silenzio più completo…

“Già. Un tempo aprivo la mail e trovavo lettere di tutti, persone interessate, che chiedevano, offrivano aiuto… Da un po’ di tempo a questa parte, più nulla. Solo il silenzio. Sono rimasto da solo a lottare. E io non ce la faccio più”.


  Valentina Dello Russo - Italia Chiama Italia

  vdellorusso@italiachiamaitalia.com


















































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